Grand Hotel La Sonrisa, scattano i sigilli: stamani lo sgombero della struttura confiscata

Sant’Antonio Abate – È scattata questa mattina l’operazione di sequestro e sgombero coatto del Grand Hotel “La Sonrisa”, lo storico complesso immobiliare di Sant’Antonio Abate divento celebre anche in TV.

Il provvedimento, disposto dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica, giunge a valle dell’iter che ha visto la struttura confiscata per l’ipotesi di lottizzazione abusiva e acquisita al patrimonio dell’ente locale.

L’intervento vede sul campo gli agenti della Polizia Municipale di Sant’Antonio Abate, affiancati dal Commissariato di Pubblica Sicurezza e dai Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia.

Le forze dell’ordine hanno già apposto i sigilli agli uffici e ai locali commerciali, installando i cartelli di sequestro all’ingresso principale. Contestualmente si sta procedendo all’allontanamento delle persone presenti e, nelle fasi successive, al rimozione degli arredi e dei macchinari.

L’iter giudiziario e la revoca delle licenze

La decisione del GIP rappresenta l’atto finale di un lungo e articolato percorso amministrativo e giudiziario:
La confisca: Con sentenza della Corte di Appello di Napoli del 14 giugno 2022 (divenuta definitiva il 15 ottobre 2024), è stata ordinata la confisca del complesso e dei terreni per il reato di lottizzazione abusiva.
L’acquisizione comunale:

Tra la primavera e l’autunno del 2024 la Giunta comunale ha stabilito un’indennità per l’occupazione della struttura e avviato le pratiche per la trascrizione e acquisizione dell’immobile, formalizzata dalla Conservatoria di Napoli nell’aprile 2026.

Lo stop all’attività: A dicembre 2024 il SUAP ha revocato le licenze commerciali per la ristorazione e l’attività alberghiera. Il ricorso della proprietà è stato respinto dal TAR Campania nel maggio 2026, mentre il Consiglio di Stato, l’8 luglio successivo, ha negato la sospensione cautelare.

La scadenza dei termini e il reato di invasione

Nonostante l’ordinanza del Comune di Sant’Antonio Abate imponeva la liberazione dei locali entro 60 giorni (termine scaduto l’11 luglio 2026), gli immobili non sono stati consegnati spontaneamente.

A fronte dell’inottemperanza, la Procura e il GIP hanno contestato il reato di invasione di terreni o edifici (artt. 633 e 639-bis c.p.). In base agli orientamenti recenti della Corte di Cassazione, la fattispecie si configura infatti in qualsiasi caso di occupazione abusiva e senza titolo di un bene altrui, compresa l’ipotesi in cui il precedente proprietario continui a occupare l’immobile sottrattogli e passato all’ente pubblico.

Il sequestro coatto

Trattandosi di un reato permanente, il giudice ha ritenuto inderogabile l’esecuzione del sequestro preventivo per evitare l’aggravarsi delle conseguenze. L’impiego della forza pubblica era stato deliberato lo scorso 16 luglio in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Poiché gli indagati erano già pienamente a conoscenza dell’obbligo di rilasciare gli immobili, si è proceduto direttamente all’esecuzione senza ulteriori preavvisi.

L’Ufficio di Procura precisa che il provvedimento di sequestro resta impugnabile dinanzi al Tribunale del Riesame e che, trovandosi il procedimento nella fase delle indagini preliminari, per gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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