Lavitola, la ex chiude ogni porta: «Niente domiciliari da me, pronta a parlare con i pm»

Roma – ‘Meu amor’, l’estetista brasiliana, è un prezzo che Valter Lavitola non aveva messo in conto di pagare così a caro prezzo. C’è la relazione amorosa con la donna dietro la decisione di scegliere come eventuale destinazione per gli arresti domiciliari la Basilicata.

Una scelta obbligata dopo che, il 26 agosto scorso, la compagna storica del faccendiere, Natàlia Potenza, gli ha messo le valigie –  metaforicamente parlando – fuori alla porta di casa e fuori dal ristorante Cefalù Bistrot di Monteverde, dove intratteneva amici, giornalisti, politici e vip con fare da Pigmalione.

Sembra uno strano scherzo del destino e invece la compagna storica, dopo aver scoperto la tresca con la donna brasiliana titolare di un centro estetico a Roma, dalle intercettazioni e dalle carte dell’inchiesta per l’attentato all’amico Sigfrido Ranucci ha deciso di estrometterlo dalla propria vita mettendo nero su bianco i ‘divieti’ al faccendiere e annunciando di essere a disposizione degli inquirenti per raccontare tutti i particolari della vita e degli affari di ‘Valterino’.

Al momento, gli inquirenti non hanno ancora ricevuto alcuna richiesta di audizione da parte della ormai ex compagna di Lavitola. Ma viste le premesse, messe in un verbale redatto presso la stazione dei carabinieri Gianicolense, Potenza è pronta a parlare.

La relazione sentimentale tra Lavitola e la compagna tramonta dopo la scoperta del tradimento dalle intercettazioni

Ovviamente senza fare riferimento alla donna, la ex compagna mette a verbale che ‘a seguito dell’interruzione della relazione sentimentale’ revoca la disponibilità ad accogliere Lavitola nella sua abitazione romana. Una separazione non solo sentimentale ma anche economica quella imposta dalla donna che ha ritirato anche la disponibilità a farlo lavorare per la società Baires, al ristorante Cefalù, nell’ambito di un eventuale affidamento in prova. E, perché non ci siano dubbi, precisa che il no vale anche per «ogni eventuale futura misura di detenzione domiciliare».

Le quote della società che gestisce il locale romano sono infatti intestate proprio alla ex compagna. Una decisione che Lavitola aveva preso negli anni scorsi proprio in seguito alle vicende legate ai suoi trascorsi giudiziari.

La difesa comunica al Riesame un nuovo domicilio in Basilicata se dovesse ottenere i domiciliari

E, dunque, dallo sfacelo sentimentale e anche economico sarebbe nata la decisione di individuare un’altra soluzione per gli arresti domiciliari, qualora i giudici del Tribunale del Riesame dovessero accogliere la richiesta dei difensori di Lavitola.

La disponibilità dell’abitazione, cercata dal figlio dell’indagato, è stata comunicata oggi nell’ambito dell’udienza.

Ma le conseguenze sentimentali di Lavitola potrebbero intrecciarsi a doppio filo anche con la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto. La ‘disponibilità’ di Natàlia Potenza a parlare con gli inquirenti potrebbe far emergere particolari sui rapporti con Sigfrido Ranucci e sull’attentato che potrebbero contrastare con la versione offerta ai magistrati anche oggi durante l’udienza del Riesame.

Il nodo nevralgico è il movente dichiarato da Valter Lavitola per l’attentato. Il faccendiere anche oggi ha ribadito che non c’è un movente politico, bensì ha sostenuto di aver affidato a Gomes Clesio Tavares un mandato in ‘bianco’ per un attentato dimostrativo ai danni del giornalista per proteggerlo e fargli rafforzare la scorta.

La Procura non è soddisfatta di queste ammissioni e ritiene che l’ex editore de L’Avanti nasconda il vero motivo dell’attentato e continua ad indagare e a scavare nella vita dell’indagato.

L’audizione di Natàlia Potenza potrebbe servire a chiarire anche questi aspetti della vicenda, a confermare o a dare il colpo di grazia a Valterino e ai suoi affari, non solo quelli legati all’attentato. E chissà se la fine di una relazione amorosa e una tresca con ‘meu amor’ possano contribuire a chiarire i rapporti di ‘amicizia interessata’ tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci.

Anche questo è un capitolo dell’intricata indagine sull’attentato al giornalista avvenuto il 16 ottobre dello scorso anno.

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Rosaria Federico

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