BigMama si laurea al Politecnico di Milano: «Ora chiamatemi dottoressa»

Milano – C’è chi taglia il traguardo universitario e si limita a ritirare una pergamena. E c’è chi, in quel foglio di carta, riesce a racchiudere un intero pezzo della propria vita e della propria terra. È il caso di BigMama, al secolo Marianna Mammone. La ventiseienne cantante originaria di San Michele di Serino, in provincia di Avellino, ha proclamato la fine del suo percorso di studi al Politecnico di Milano, conseguendo la laurea in Urbanistica: Città, Ambiente e Paesaggio.

Un traguardo tutt’altro che formale, a partire dal titolo della tesi: “Metastasi della città. Salute, ambiente e pianificazione urbana. Una ricerca che parte dall’Irpinia”, discussa con la relatrice, la professoressa Elena Granata.

Dalle aule ai social: una dedica profonda

Non si tratta di una semplice formalità accademica, ma di una scelta intima che l’artista ha voluto condividere a modo suo, mostrando sui canali social la copertina della tesi. Le parole a corredo dello scatto pesano molto più della pur prestigiosa corona d’alloro.

L’artista ha infatti scelto di dedicare il lavoro «a tutte le vittime del cancro, a chi ne custodisce la memoria tra le pagine già scritte, a chi continua a scriverle, riga dopo riga e a chi ha dovuto affidare l’ultimo capitolo al silenzio». Un legame profondo, quello tra la pianificazione del territorio, l’impatto sulla salute pubblica e il vissuto personale della cantante, da sempre in prima linea nella sensibilizzazione su questi temi.

Il ringraziamento al medico e il ritorno alle radici

Tra le righe cariche di emozione emerge anche una figura chiave nella vita della neo-dottoressa: un uomo chiamato semplicemente Michele. «Il mio angelo, il mio dottore, il mio secondo papà», lo definisce BigMama, ringraziandolo pubblicamente «per aver curato il capitolo più delicato della mia vita, permettendomi di scriverne ancora», con un chiaro riferimento alla sua personale battaglia contro la malattia, affrontata e superata negli anni scorsi.

Subito dopo, il pensiero vola alle radici, a quella provincia irpina mai dimenticata e alla famiglia che l’ha sostenuta. Una dedica sincera, priva di retorica e conclusa con l’ironia tagliente e solare che la contraddistingue: «Ora chiamatemi dottoressa». Un sorriso meritato per chi ha saputo trasformare il dolore in arte, e oggi anche in ricerca scientifica.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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