La sentenza

Sparatoria al Lido Azzurro, colpo di scena in Appello: crolla l’accusa di strage, sei anni a D’Acunzo

I magistrati di secondo grado ridimensionano la condanna per il trentenne legato al clan Gallo-Cavalieri. L'accusa aveva invocato ben 18 anni di reclusione per il tentato omicidio che scatenò il panico tra la folla
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Torre Annunziata – Un pomeriggio di sole, la spiaggia affollata di famiglie, poi il rumore sordo dei colpi di pistola e il fuggi fuggi generale tra i lettini e gli ombrelloni. A distanza di due anni da quel drammatico 19 luglio 2024, la giustizia mette un nuovo punto fermo sulla sparatoria del Lido Azzurro di Torre Annunziata, ma lo fa con un verdetto che ribalta clamorosamente le aspettative della vigilia e ridisegna i confini penali di quella giornata di sangue.

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La Corte d’Appello di Napoli ha infatti ridotto a soli 6 anni di reclusione la condanna nei confronti di Salvatore D’Acunzo, 30 anni, noto anche negli ambienti della musica neomelodica. Una decisione, quella dei giudici di secondo grado, che si discosta in modo netto e significativo dalla linea dura della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, il cui sostituto procuratore generale aveva invocato una condanna esemplare a 18 anni di carcere.

Quel pomeriggio di terrore sul bagnasciuga

Per capire la portata della sentenza, bisogna fare un passo indietro e tornare a quel venerdì di luglio di due anni fa. Il Lido Azzurro, storico stabilimento balneare di Torre Annunziata, è gremito di bagnanti. All’improvviso, stando alle ricostruzioni investigative dell’epoca, l’inferno.

Alla base del folle gesto, un banale scontro tra due gruppi di giovanissimi, entrambi legati a contesti criminali. Uno sguardo di troppo, una parola fuori posto, sono bastati a scatenare una reazione violenta. Armati di pistola e fucile a pompa, i ragazzi hanno fatto irruzione nel lido, seminando il panico tra i bagnanti.

Le immagini sono ancora vivide: le armi puntate, la fuga disperata delle vittime, lo sparo in aria a intimidazione. Un pomeriggio di terrore che ha riportato alla mente i fastidi del passato, quando il lido era frequentato da divi del cinema

D’Acunzo apre il fuoco insieme con un complice oggi 17enne e già condannato a 5 anni di carcere. L’obiettivo è chiaro, ma la dinamica è talmente ravvicinata e caotica da rischiare la carneficina. I proiettili fendono l’aria a pochi metri da bambini e famiglie, scatenando il panico. È il caos: gente che si barrica nelle cabine, madri che scappano con i figli in braccio, il terrore della camorra che torna a prendersi la scena pubblica alla luce del sole.

L’ombra dei Gallo-Cavalieri e la cattura

Le indagini scattano immediatamente, coordinate dalla Dda e affidate alle forze dell’ordine sul territorio. Gli inquirenti stringono subito il cerchio attorno a D’Acunzo. L’identikit dell’uomo è pesante: gli investigatori lo considerano da sempre un soggetto contiguo agli ambienti del feroce clan Gallo-Cavalieri, storica compagine malavitosa della città oplontina. C’è poi un legame di sangue che scotta: D’Acunzo è infatti imparentato con la famiglia di Raffaele Gallo, alias “Mezzapallina”, un nome che a Torre Annunziata evoca stagioni di faide e controllo criminale.

La latitanza del trentenne dura poco: braccato dagli uomini in divisa, D’Acunzo viene intercettato e arrestato. Le accuse formalizzate sul tavolo del magistrato sono pesantissime: tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose e, soprattutto, il reato di tentata strage, contestato proprio per aver aperto il fuoco in un luogo pubblico e affollato, accettando il rischio di uccidere innocenti.

Dal primo grado allo sconto in Appello

In primo grado, il Tribunale blindò l’impianto accusatorio, riconoscendo la gravità dei fatti e la pericolosità sociale del contesto in cui era maturato il raid. La Dda ha provato a chiedere la conferma di quella linea di massima fermezza anche nel secondo grado di giudizio, puntando a blindare una condanna a quasi vent’anni di cella.

 

Ieri, però, la sesta sezione della Corte d’Appello ha parzialmente smontato il teorema accusatorio. Le motivazioni verranno depositate nelle prossime settimane, ma appare evidente come i giudici abbiano riqualificato i reati, facendo probabilmente cadere l’aggravante della tentata strage o ridimensionando l’aggravante mafiosa. Una vittoria per il collegio difensivo, che vede il proprio assistito passare da una prospettiva di quasi due decenni dietro le sbarre a una condanna a sei anni, gran parte dei quali già scontati tra custodia cautelare e arresti. Una sentenza destinata a far discutere, in una città che cerca faticosamente di voltare pagina rispetto alla violenza dei clan.

Approfondimento

Giustizia in tilt a Torre Annunziata: la Corte d’Appello smonta l’accusa di strage e
riduce a 6 anni la pena per D’Acunzo.
Un colpo di scena che non solo sbriciola le attese, ma mina la fiducia di una città stanca di violenza e impunità.
Dopo sentenze pesanti contro clan e baby gang, questo verdetto rischia di mandare un

messaggio pericoloso sul valore delle pene.
Cronache della Campania resta vigile.

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