

Nell’immagine a sinistra Maurizio De Giovanni, al centro la Presidente Annarita Borelli e a destra il Direttore Enrico Vanzina
Una giornata dedicata alla forza delle storie, al passaggio delicato dalla pagina allo schermo e alla responsabilità di chi decide cosa raccontare e come raccontarlo. Il 3 giugno, al Festival Internazionale del Cinema di Pompei, il protagonista è stato Maurizio de Giovanni, ospite insieme al direttore artistico Enrico Vanzina e alla presidente Annarita Borelli.
Il panel ha avuto come tema centrale una domanda solo apparentemente semplice: in che modo un romanzo può diventare un film o una serie tv di successo? Una riflessione che ha portato il pubblico dentro il laboratorio creativo di scrittori, sceneggiatori, produttori e registi, mostrando quanto sia complesso trasformare un libro in un prodotto audiovisivo capace di conservare l’anima dell’opera originale.
Durante l’incontro, Enrico Vanzina e Maurizio de Giovanni hanno raccontato come nasce una storia destinata a vivere anche oltre la pagina scritta. Non si tratta semplicemente di prendere un romanzo e “portarlo” al cinema o in televisione. Il passaggio richiede studio, sensibilità, conoscenza dei linguaggi e soprattutto consapevolezza.
Un libro e un film, infatti, non sono la stessa cosa. Sono due strumenti di comunicazione diversi, con tempi, regole e necessità differenti. La parola scritta può entrare nei pensieri dei personaggi, indugiare sulle atmosfere, costruire lentamente una tensione. Il cinema e la televisione devono invece lavorare con immagini, ritmo, dialoghi, silenzi, volti e montaggio.
È proprio da questa differenza che nasce la vera sfida: tradurre senza tradire. Riuscire a cambiare linguaggio senza perdere il senso profondo della storia.
Uno dei passaggi più interessanti dell’incontro è stato il racconto di Maurizio de Giovanni legato a Mina Settembre. Lo scrittore ha spiegato come, in alcuni casi, l’adattamento televisivo possa arrivare a modificare in modo significativo l’opera originale, fino a trasformarla in qualcosa di molto diverso rispetto al libro da cui nasce.
De Giovanni ha ricordato la scelta della Rai di intervenire su alcuni passaggi della storia, cambiandone la natura e la direzione. Una trasformazione che lo scrittore non ha voluto avallare, arrivando anche a rinunciare a un compenso importante pur di non legittimare un prodotto che, a suo giudizio, non rappresentava più davvero il suo libro. Un racconto che mostrato il lato meno visibile del rapporto tra letteratura e audiovisivo: quello delle scelte, dei compromessi, dei limiti che un autore decide di non superare.
Dal confronto è emersa con forza una considerazione: scrivere un libro o realizzare un film non è un processo approssimativo. Non basta avere un’idea. Non basta una trama. Serve sapere cosa si vuole dire, a chi lo si vuole dire e con quale linguaggio.
La creazione di un’opera narrativa, che sia letteraria o cinematografica, è fatta di riflessioni, competenze, scelte e anche rinunce. È un processo che richiede rispetto per la storia, per i personaggi e per il pubblico.
In questo senso, il panel ha avuto anche un valore formativo importante. Ha aiutato a comprendere che dietro un film, una serie tv o un romanzo di successo non c’è mai soltanto l’ispirazione, ma un lavoro profondo, spesso invisibile, fatto di scrittura, riscrittura, mediazione e visione : come ha scherzato Maurizio De Giovanni “un lavoro fatto di tanti caffè e pigiama”
Da segnalare anche la presenza in sala di tanti ragazzi, non tutti motivati nello stesso modo, ma presenti. Un elemento non secondario, perché questa seconda edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei sta puntando molto sul coinvolgimento delle nuove generazioni.
Particolarmente significativa è la possibilità data ad alcune scuole di produrre cortometraggi che vengono poi proiettati durante il Festival. Un modo concreto per avvicinare gli studenti al cinema non solo come spettatori, ma come giovani autori, osservatori e narratori del proprio tempo.
È una scelta che dà valore al Festival e ne rafforza la missione culturale: non limitarsi a celebrare il cinema, ma usarlo come strumento di educazione, partecipazione e crescita.
La giornata con Maurizio de Giovanni, Enrico Vanzina e Annarita Borelli ha confermato la vocazione del Festival: portare a Pompei non soltanto volti noti e grandi nomi, ma anche contenuti, idee e occasioni di confronto vero.
Il cinema, quando incontra la letteratura, diventa un ponte. Ma perché quel ponte regga, serve conoscere bene entrambe le sponde. Serve capire che un romanzo non può essere semplicemente “copiato” sullo schermo, così come un film non può limitarsi a riassumere una pagina.
Serve, soprattutto, rispetto per la storia.
Ed è proprio questo il messaggio più forte emerso dal panel: raccontare è un mestiere serio. Che si scriva un libro, si giri un film o si costruisca una serie tv, ogni scelta ha un peso. E il successo non nasce mai per caso, ma dalla capacità di trasformare un’idea in un linguaggio capace di arrivare davvero al pubblico.
Oggi il Festival prosegue con un nuovo appuntamento insieme a Enrico Vanzina e con il panel dedicato al cinema con “Le finte bionde”, altro momento atteso di questa edizione che sta confermando Pompei come luogo di incontro tra cultura, spettacolo e nuove generazioni.