

Papa Leone
Città del Vaticano– “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. Si apre con questo potente interrogativo Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo imponente di oltre duecento pagine, articolato in cinque capitoli, che si configura come un vero e proprio manifesto antropologico ed etico per il XXI secolo.
Al cuore del documento vi è un appello tanto semplice quanto drammatico: “Rimaniamo umani”. Di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale, il Pontefice avverte il dovere urgente di impedire che la dignità della persona venga oscurata da nuove e sofisticate forme di alienazione.
Il Papa lancia un monito durissimo contro l’integrazione dell’IA nel settore bellico, invocando un “disarmo digitale” che sottragga la tecnologia alla competizione militare ed economica. Leone XIV punta il dito contro la proliferazione dell’industria delle armi, la corsa al nucleare e l’ascesa di nuovi attori armati, inclusi i gruppi jihadisti, che alimentano i conflitti per pura rendita di potere.
La condanna dell’uso di algoritmi sul campo di battaglia è totale: “Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”, scrive il Pontefice. La tecnologia applicata alle armi non umanizza i conflitti, ma rischia di renderli “più rapidi e impersonali”, abbassando pericolosamente la soglia del ricorso alla violenza. Le vittime, avverte il testo, non possono essere ridotte a semplici “dati da ottimizzare”. Da qui la richiesta stringente di vincoli etici internazionali, uniti al fermo no contro ogni progetto geopolitico volto a sottomettere o eliminare una nazione.
Un intero capitolo dell’enciclica è dedicato alle “nuove schiavitù” generate dalla catena produttiva dell’alta tecnologia. Il Papa traccia una linea di continuità morale con i drammi del passato e compie un gesto storico: “Non possiamo minimizzare il ritardo con cui la Chiesa e la società hanno condannato il flagello della schiavitù. Per questo, a nome della Chiesa, domando sinceramente perdono”.
Lo sguardo di Leone XIV si volge poi allo sfruttamento odierno: dal lavoro invisibile e sottopagato di milioni di giovani e donne impiegati nell’etichettatura dei dati e nella moderazione di contenuti web degradanti, fino al dramma brutale delle miniere di terre rare.
Il Pontefice denuncia i corpi “segnati, mutilati e consumati” di bambini e adolescenti costretti a frantumare i materiali necessari ai microprocessori, “affinché il flusso del calcolo non si interrompa”. Il Papa denuncia inoltre come le reti criminali utilizzino la profilazione e i pagamenti anonimi per il traffico di esseri umani, trasformando donne e minori in “pacchi da trasferire”.
L’analisi del Papa si sposta poi sulla macroeconomia globale, prendendo di mira lo strapotere delle Big Tech. “Quando la ricchezza delle nazioni dipende da conoscenze concentrate nelle mani di pochi, si crea un nuovo e profondo squilibrio”, si legge nel documento.
Per Leone XIV, la concentrazione monopolistica delle tecnologie digitali minaccia la democrazia e il bene comune. Il Pontefice lancia quindi un appello formale agli Stati e alle istituzioni sovranazionali affinché intervengano con “regole giuste e tutele efficaci”, impedendo che una ristretta oligarchia tecnologica orienti da sola i processi che decidono della vita e del futuro delle persone.
Ciò che colpisce di Magnifica Humanitas è anche la straordinaria ampiezza delle citazioni, che spaziano dalla teologia alla cultura pop. Sorprende, in particolare, un passaggio tratto da Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, in cui il personaggio di Gandalf esorta a fare il possibile per la salvezza degli anni in cui viviamo, sradicando il male dai campi conosciuti.
Accanto ai giganti del pensiero come Platone, Sant’Agostino e San Tommaso, e ai suoi predecessori (da Leone XIII con la sua Rerum Novarum fino a Papa Francesco), Leone XIV tesse un elogio della modernità citando figure laiche e spirituali che hanno cambiato la storia. Tra queste spiccano grandi donne come Marie Curie, Maria Montessori, Madre Teresa di Calcutta, Dorothy Day e Benazir Bhutto. Un mosaico di testimoni – che include anche i martiri Oscar Romero e Massimiliano Kolbe, e la filosofa Hannah Arendt – convocato dal Papa per ricordare al mondo l’unica via d’uscita possibile: restare profondamente umani.