Arzano, centro massaggi a luci rosse, nuova irruzione dei carabinieri: sequestri e denunce

Arzano – Centro messaggi: case hot gestite da cinesi finite sotto sequestro dopo il blitz dei carabinieri. I militari della locale tenenza agli ordini del comandante Raimondo Semprevivo, a seguito di attività investigative mirate hanno sgominato una vera e propria organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione.

L’operazione si è svolta sotto gli occhi increduli dei residenti che mai avrebbero immaginato che in anonimi appartamenti, con l’insegna “centro massaggi”, si svolgesse tale attività con lo sfruttamento di giovani donne orientali. Denunciate anche quattro persone sempre di origini cinesi per sfruttamento in comcorso.

I precedenti sequestri e gli annunci online

Gli appartamenti e l’attività erano già stati sequestrati già a marzo scorso dove anche in quell’occasione furono accertate le attività di prostituzione. Il sistema per approcciare le donne, durante i precedenti accertamenti investigativi di marzo, era quello di mettere in rete annunci di vendite on line.

I “gestori” avevano organizzato tutto nei minimi dettagli per trasformare, con tanto di luci soffuse, un centro di consulenza informatico a luogo di prostituzione.

L’annuncio era virale sul web e seguiva poi le voci in strada. I Carabinieri seguendo entrambe le piste fecero irruzione nell’appartamento in via Enrico Medi ubicato in un grosso palazzo residenziale ad angolo con Via Atellana dove insiste una grossa attività commerciale.

Le indagini nell’appartamento di via Enrico Medi

Gli investigatori, almeno sulla carta, sapevano che in un’abitazione di via Enrico Medi c’era uno studio di consulenza informatica, o almeno così compariva sul database camerale attivo. Fatto sta che la realtà sembra diversa e da quelle unità abitative, così come appuravano gli uomini della Benemerita, entravano e uscivano troppe persone in cerca di consigli e consulenze.

“Ottimo posto, andateci”, recitava il messaggio che compariva sulle diverse chat e sui social dove l’argomento era lontano dall’essere l’informatica. La voce “delle ragazze cinesi” rimbalzava anche tra gli avventori.

L’irruzione e le denunce

E’ prima mattina e i carabinieri irrompono nell’appartamento. Il servizio ad hoc prevedeva militari in borghese con quelli in divisa pronti ad intervenire. In casa un 51enne di origine cinese residente ad Arezzo titolare dell’azienda in questione e un’altra donna, anche lei asiatica, di 41 anni.

I due furono sorpresi e non ebbero alcuna reazione, credendo che le due persone appena entrate fossero clienti.

Tutto viene cristallizzato, nessuno deve muoversi mentre i carabinieri in divisa salgono le scale per il sopralluogo. L’appartamento (uno dei due è finito di nuovo sotto chiave): dopo l’ingresso con tanto di piccola scrivania e sul lato una piccola cucina c’era il corridoio che presentava 4 stanze con tende colorate e semi trasparenti messe al posto delle porte.

Al loro interno altre 4 donne cinesi in abiti succinti. Diverso il materiale trovato che provava l’attività di prostituzione. I computer c’erano, servivano però per altri tipi di consulenze.

Nuovo sequestro e materiale investigativo

Il 51enne e la 41enne sono stati denunciati per sfruttamento della prostituzione. L’appartamento e il sistema di videosorveglianza furono sequestrati, mentre i militari perquisivano i locali dove avveniva l’illecita attività rinvenendo materiale ritenuto di interesse investigativo. Anche nel nuovo blitz, i carabinieri avrebbero appurato la presenza di materia inequivocabilmente legato all’attività di sesso a pagamento.

P.B.

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