Castellammare

Tragedia funivia Monte Faito, la Procura: «Incuria umana, presto il processo per 26 indagati»

La Procura fa il punto sull'indagine: presto sarà pronta la perizia per l'incidente probatorio per la morte di 4 persone. Oggi commemorazione delle vittime
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Tragedia funivia Monte Faito: indagini complicate e difficili ma prima dell’estate si concluderà l’incidente probatorio che darà il via al processo.

Secondo le prime indagini la cabina della funivia non sarebbe precipitata per il forte vento ma per ‘incuria umana’. E’ quanto ipotizza la procura di Torre Annunziata che sta coordinando l’inchiesta.

Ad un anno esatto dalla caduta della cabina della funivia per il monte Faito che provocò la morte di 4 persone e il grave ferimento di una quinta, il procuratore della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, fa il punto sull’inchiesta e il processo.

La tragedia, che era evitabile, “dovrebbe insegnare molto”, ha detto Fragliasso, facendo riferimento all’attività di prevenzione: “i controlli devono essere effettivi, periodici e fatti con oculatezza”.

Il procuratore, alla presenza anche dei rappresentanti del comando provinciale dei vigili del fuoco, della squadra mobile della Questura di Napoli e del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia, ha evidenziato come “le indagini, avviate subito dopo il verificarsi dell’evento, il giorno stesso dei fatti sia presso la stazione della funivia a valle sia sul luogo in cui era precipitata la cabina, si sono rivelate sin da subito particolarmente complicate e difficili, a causa della natura estremamente impervia dei luoghi, vista la difficoltà di recuperare la cabina precipitata, che era rimasta sospesa lungo il fianco della montagna, trattenuta solo da alcuni alberi su di una parete quasi verticale a circa 40 metri dalla strada”.

Sono ventisei gli indagati, 24 persone offese e 29 avvocati difensori coinvolti nel complicato processo che si è aperto dopo l’incidente e le indagini. Nel lungo comunicato stampa diramato la procura elenca le indagini espletate, complesse e laboriose, per il recupero della cabina e dei reperti in una zona impervia del Monte Faito. Fragliasso nell’illustrare le fasi delle indagini ha sostenuto che i numeri elencati nel comunicato “danno un’idea, peraltro solo parziale, della difficoltà e della complessità sia delle indagini che delle attività peritali sin qui espletate”.

Le complesse indagini della procura per stabilire le responsabilità: coinvolte 25 persone e l’Eav

Sono 26 gli indagati (25 persone fisiche e l’Eav, la holding del trasporto pubblico della Regione Campania) mentre 24 sono persone offese (vittima sopravvissuta e familiari delle vittime decedute).

Sono 29 avvocati difensori (24 degli indagati e cinque delle persone offese); due periti del tribunale; due consulenti tecnici del pubblico ministero; 23 consulenti tecnici delle parti private, dieci ettari per l’estensione dell’area interessata dalle indagini (ai fini della ricerca e del recupero dei reperti); 158 accessi effettuati dai vigili del fuoco con impiego complessivamente di 1.370 uomini per il recupero della cabina precipitata e di altre parti (carrello e traliccio) e la ricerca dei reperti (boccole delle teste fuse), nonché per la realizzazione di vie di accesso in sicurezza per l’accesso ai luoghi da parte di tecnici, magistrati, personale di polizia giudiziaria; oltre cento sopralluoghi effettuati dalla polizia del commissariato di Castellammare di Stabia, in autonomia e a supporto di vigili del fuoco e polizia scientifica, circa ottanta sopralluoghi effettuati dalla polizia scientifica, per un totale di quasi 150 giorni lavorativi, impegnando complessivamente circa 600 unità del personale per il recupero con la catalogazione di 44 reperti; tre mesi effettivi per il recupero della cabina precipitata, del carrello e del traliccio di collegamento (da agosto a dicembre 2025).

Tutto questo rende evidente quanto sia stato fino ad ora complesso mettere insieme tutti gli elementi che serviranno a chiarire le responsabilità dei 26 imputati.

La commemorazione delle quattro vittime con la deposizione di corone di fiori: il quinto sopravvissuto è tornato in Israele

Nel giorno del primo anniversario a Castellammare di Stabia si è tenuta una giornata commemorativa per ricordare le 4 vittime: il macchinista, di Castellammare di Stabia, Carmine Parlato, di 59 anni; la palestinese-israeliana Janan Suliman, di 25 anni; la britannica Margaret Elaine Winn, di 58 anni e suo marito Derek Winn, 65 anni. Superstite, ma gravemente ferito, il fratello di Janan, che ora è in patria per proseguire le cure. 

Nel Santuario del Monte Faito, dedicato a San Michele Arcangelo, l’arcivescovo di Sorrento- Castellammare, Francesco Alfano, insieme con il rettore don Catello Malafronte, ha celebrato una messa in suffragio per le vittime della tragedia del 17 aprile 2025. Poi, con i sindaci dei Comuni di Pimonte e Vico Equense è stata deposta una corona di fiori in ricordo delle vittime, presente solo la sorella del macchinista Carmine Parlato. A valle, nella stazione Eav da cui era partita la funivia, due ore dopo, un’altra corona di fiori, anturium rossi, è stata collocata sotto la cabina verde che da un anno è ferma nella posizione in cui si trovava alle ore 14,47, momento del disastro. Un giovane trombettista ha suonato “il silenzio fuori ordinanza”.

«Siamo riuniti per commemorare un momento di sofferenza e di morte – sono state le parole dell’arcivescovo Alfano – ma anche per assumerci la responsabilità di evitare che momenti simili si ripetano e per ricordare che la vita va valorizzata, ringraziando Dio che ce l’ha donata, per costruire momenti di serenità e di pace». Il sindaco Luigi Vicinanza, ha parlato anche a nome dei sindaci di Vico Equense e di Pimonte, ringraziando della presenza di Alison Kerr, vice capomissione ambasciata britannica e per la collaborazione ricevuta sin dai primi stanti della tragedia dalle autorità inglesi, «per il riconoscimento delle vittime e per l’assistenza ai familiari». Il presidente di Eav, Umberto De Gregorio non ha voluto aggiungere commenti, se non «tre parole – ha detto – dolore, tristezza e silenzio. A ciò voglio ancora ribadire la nostra piena collaborazione a tutti i livelli per la ricerca della verità».


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