Sessa Aurunca, l’ultimo caffè prima del massacro: «Io non volevo quella vita criminale»

Condivid

Sessa Aurunca – Una colazione al bar, un cornetto mangiato insieme sotto l’occhio gelido delle telecamere di sorveglianza, poi il buio. Si è consumato tra la normalità di una mattina di marzo e l’orrore di un cortile abbandonato il destino di Vincenzo Iannitti, 20 anni, il cui corpo è stato restituito ieri dalla terra e dai detriti a San Castrese.

A ucciderlo, per sua stessa ammissione, è stato l’amico diciannovenne Victor Uratoriu. Una confessione arrivata al termine di un interrogatorio fiume, che però non ha ancora diradato tutte le ombre su un delitto che appare tanto efferato quanto pianificato nei suoi tentativi di depistaggio.

Il sangue, il silenzio e poi una versione dei fatti che ribalta, almeno nelle intenzioni di chi ha ucciso, il profilo della vittima. Il caso del brutale omicidio di Vincenzo Iannitti entra in una fase cruciale: quella della verifica delle parole di Victor Uratoriu, il diciannovenne che ha confessato di aver accoltellato e gettato dal balcone il coetaneo.

La confessione: «Voleva una vita criminale»

Davanti ai Carabinieri e al sostituto procuratore Gionata Fiore, il giovane di origini romene ha abbandonato la freddezza dei primi momenti per consegnare un verbale che pesa come un macigno sul prosieguo delle indagini. In un passaggio considerato fondamentale ai fini investigativi, Victor ha dichiarato:

«Lui voleva continuare questa vita criminale, aprirsi una piazza di spaccio, fare le estorsioni sessuali. E io non volevo».

Questa ricostruzione sposta l’asse del delitto da una banale discussione tra ragazzi a un presunto scontro di ideali o di affari sporchi. Tuttavia, la difesa di Uratoriu appare un terreno scivoloso. Prima di arrivare a questa deposizione, infatti, era emersa l’ipotesi di una «lite per una donna», una motivazione più passionale e immediata, tipica dei delitti d’impeto tra coetanei.

Gli investigatori di Santa Maria Capua Vetere si muovono ora con estrema cautela. Le accuse mosse da Victor alla vittima sono pesantissime e descrivono un Vincenzo Iannitti intenzionato a scalare le gerarchie del malaffare locale attraverso spaccio e ricatti. Ma è la verità o una strategia per infangare chi non può più difendersi?

Al momento, «gli inquirenti stanno verificando le versioni fornite dal 19enne», analizzando ogni singolo dettaglio del passato di Vincenzo, tornato dalla Germania con sogni di normalità, e quello di Victor, descritto da alcuni vicini come un ragazzo incline al bullismo. Ogni tassello deve tornare.

Una freddezza inquietante

A colpire chi indaga è stata soprattutto l’assenza di rimorso iniziale di Uratoriu. Quel post sui social, «Sono invincibile», pubblicato mentre il corpo dell’amico marciva sotto una coperta nel cortile accanto alla sua abitazione, racconta molto della personalità del diciannovenne. Se il movente sia stato il rifiuto di una vita criminale o la gelosia per una ragazza, saranno i riscontri tecnici e le testimonianze a stabilirlo. Per ora, restano le parole di un padre distrutto che chiede solo giustizia e le accuse di un assassino che tenta di trasformare la vittima nel vero carnefice.

Il rito del caffè e il volo nel vuoto

La ricostruzione dei Carabinieri parte dalla mattina del 18 marzo. Vincenzo e Victor vengono ripresi insieme a Sessa Aurunca: sembrano due amici come tanti. Ma poche ore dopo, la situazione precipita. Secondo quanto ammesso da Uratoriu davanti al sostituto procuratore Gionata Fiore, tra i due sarebbe scoppiata una lite furibonda nell’abitazione del diciannovenne.

Due i fendenti sferrati contro Iannitti, poi il gesto estremo: il corpo del ventenne è stato scagliato dal terrazzo della casa di Victor nel cortile attiguo, pertinenza di un immobile disabitato. Lì, il killer lo ha coperto con una vecchia coperta e pietre, sperando che il tempo e l’oblio facessero il resto.

Il giallo del selfie e i 25 punti di sutura

Mentre la famiglia di Vincenzo lanciava appelli disperati, il diciannovenne metteva in atto una strategia di distrazione. “È andato a Roma”, diceva al padre della vittima, arrivando a inviare messaggi per confermare quella pista fantasma. Ma c’è un dettaglio che ha subito attirato l’attenzione degli investigatori: il 18 marzo, giorno della scomparsa, Victor si presenta in ospedale con una profonda ferita da taglio.

Venticinque punti di sutura che il ragazzo esibisce sui social con una didascalia inquietante: «Sono invincibile». Resta da capire se quel taglio sia il segno di una difesa disperata di Vincenzo o un atto di autolesionismo per coprire le tracce di una colluttazione.

Il nuovo movente: «Voleva diventare un boss»
Se in un primo momento si era parlato di una lite per futili motivi o per una donna, l’ultima versione di Uratoriu apre scenari diversi e più cupi. «Lui voleva continuare questa vita criminale, aprirsi una piazza di spaccio, fare le estorsioni sessuali. E io non volevo», ha messo a verbale il diciannovenne. Una ricostruzione che gli inquirenti stanno vagliando con estrema cautela: potrebbe trattarsi di un tentativo dell’assassino di gettare fango sulla vittima per giustificare la propria ferocia o per accreditare una sorta di “legittima difesa” morale.

Il dolore del padre: «Volevo solo giustizia»

Vincenzo era tornato da poco dalla Germania, dove aveva lavorato come operaio meccanico insieme al padre Marco. Una vita di sacrifici interrotta in un cortile sporco di San Castrese. «Ho conosciuto il presunto assassino il giorno della scomparsa di mio figlio, mi disse che era andato a Roma», ha dichiarato il padre a Ore 14. «Ha depistato le indagini fin dall’inizio». Ora che il corpo è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione, spetterà all’autopsia stabilire con esattezza la dinamica della morte, mentre Victor Uratoriu attende in cella che i magistrati di Santa Maria Capua Vetere definiscano il perimetro di un’accusa che pesa come un macigno.

(nella foto ripresa dalle telecamere della videosorveglianza comunale i due ragazzi usciti dal bar la mattina del 18 marzo scorso e trasmesse in esclusiva dal Tg1 delle 20. E  nei riquadri la vittima Vincenzo Ianniti e l’assassino reo confesso Victor Uratoriu)

RIPRODUZIONE RISERVATA
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio