Napoli, sala scommesse chiusa per violazione della distanza minima da chiesa

– Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha confermato l’annullamento della licenza per attività di raccolta scommesse emessa dalla Questura di Napoli nei confronti di un esercizio del capoluogo. La decisione consolida l’applicazione della normativa regionale che fissa soglie di sicurezza territoriale per questa categoria di attività commerciali.

L’esercizio commerciale, ubicato in via Consalvo, è risultato situato a 123 metri dalla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. La legge regionale della Campania del 2020 prescrive una distanza minima di 250 metri tra centri scommesse e luoghi di culto, classificati tra i siti sensibili meritevoli di tutela. La licenza,  come  segnalato da Agipronews, inizialmente rilasciata a maggio 2023, è stata revocata a ottobre dello stesso anno a seguito di controlli della Polizia Locale.

Fondamenti legali e verifiche tecniche

Il Tar ha ritenuto corretta l’applicazione della disciplina secondo una lettura “sostanziale” delle norme, basandosi sul percorso pedonale più breve e non su interpretazioni formalistiche. Determinante è stata la verificazione tecnica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha confermato l’insufficienza della distanza legale.

La società ricorrente aveva sostenuto di operare in continuità con precedenti utilizzi dello stesso locale. Il tribunale ha tuttavia escluso la continuità aziendale tra l’operatore precedente e il nuovo gestore, classificando l’operazione come “nuova apertura” soggetta alla normativa vigente.

Principi costituzionali e proporzionalità

I giudici amministrativi hanno richiamato i principi della Corte Costituzionale, confermando che le misure di localizzazione delle sale giochi e scommesse perseguono finalità legittime: proteggere categorie vulnerabili della popolazione e prevenire forme di gioco patologico. Il Tar ha inoltre validato l’azione di autotutela della pubblica amministrazione, esercitata entro i termini normativi e accompagnata da un equilibrato bilanciamento tra interesse pubblico e privato.

Il Tribunale ha sottolineato che l’intervallo tra rilascio e revoca della licenza è stato “contenuto” e che parte degli investimenti era antecedente al titolo autorizzativo, elementi che hanno ridotto il rilievo dell’affidamento della società.

La sentenza conferma l’orientamento della giurisprudenza amministrativa nel ritenere le disposizioni regionali sulle distanze come strumento essenziale di programmazione territoriale e tutela sociale, escludendo deroghe per attività commerciali di nuova apertura.

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Pubblicato da
Gustavo Gentile

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