San Paolo– Il mondo della pallacanestro perde uno dei suoi figli più grandi e amati. Oscar Schmidt, leggenda assoluta del basket mondiale e idolo indiscusso in Italia, è morto all’età di 68 anni.
Da quindici anni lottava con straordinario coraggio contro un tumore al cervello. Nelle ultime ore era stato ricoverato d’urgenza all’Ospedale Municipale Santa Ana, a Santana de Parnaíba (nello stato di San Paolo), in seguito a un malore che gli è stato fatale.
L’ultima battaglia e il ricordo del figlio
La notizia, diffusa dai media locali, ha immediatamente fatto il giro del mondo. Le esequie si terranno in forma strettamente privata, riservate alla famiglia. Solo poche settimane fa, all’inizio di aprile, le sue condizioni gli avevano impedito di ritirare di persona un omaggio del Comitato Olimpico Brasiliano (Cob), ritirato in sua vece dal figlio Felipe.
Ed è stato proprio Felipe, attraverso i social media, a dedicare al padre il tributo più toccante: “Come figlio, ho solo da dire: papà, mi mancherai. Onorerò tutto ciò che mi hai insegnato su come essere un uomo e cercherò di essere almeno il 10% dell’essere umano che sei stato. Sei stato un esempio di vita per me e non ti dimenticherò mai, mai”.
La “Mão Santa” e il mito Olimpico
Alto 2,05 m per 110 kg, Oscar era conosciuto a livello globale come la Mão Santa (“mano santa”) per via di una precisione al tiro quasi sovrannaturale. I suoi numeri in maglia verdeoro sono irripetibili: ha vinto tre campionati sudamericani, un oro ai Giochi Panamericani e un bronzo ai Mondiali del 1978.
Tuttavia, è alle Olimpiadi che ha scritto la storia. Detentore del record brasiliano di partecipazioni (ben cinque edizioni consecutive), è tuttora l’unico atleta nella storia dei Giochi ad aver superato la soglia dei 1.000 punti segnati. La grandezza del suo impatto globale è certificata da un primato straordinario: oltre a essere inserito nella Hall of Fame della FIBA, è l’unico brasiliano – e uno dei rarissimi casi al mondo – a far parte della prestigiosa Hall of Fame dell’NBA, nonostante non abbia mai calcato i parquet del campionato nordamericano.
L’eterno legame con l’Italia e la “sua” Caserta
Per l’Italia, Oscar Schmidt non è mai stato solo un giocatore straniero. Stella assoluta e simbolo indiscusso della Juvecaserta, il brasiliano ha lasciato un’impronta indelebile nel nostro campionato. Con 13.957 punti realizzati, è a oggi il giocatore straniero che ha segnato di più in Italia, viaggiando a una media irreale di 34,6 punti a partita, con picchi che hanno superato quota 60 in una singola gara.
Le statistiche confermano la sua unicità: prendendo in esame i cestisti con almeno 100 presenze nel campionato italiano, Oscar è il giocatore che più volte ha superato i 50 punti in una singola partita. Ci è riuscito per 28 volte su 403 gare disputate (circa il 7%), staccando altre leggende come Dražen Dalipagić e Joe Bryant.
Un amore, quello con Caserta, che è andato ben oltre il campo da gioco. La società campana aveva da tempo ritirato la sua iconica maglia numero 18 e, nel 2016, l’intera città lo aveva abbracciato conferendogli la cittadinanza onoraria. Oggi, non piange solo il Brasile, ma anche quell’Italia del basket che lui stesso, con la sua Mão Santa, aveva fatto innamorare.






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