Cronaca Nera

Gli «Invisibili»: chi sono i tre super-latitanti che sfidano ancora lo Stato

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Giuseppe Del Gaudio

Roma – La lista si accorcia, ma il nucleo duro degli “irriducibili” resiste. Con l’uscita di scena di Roberto Mazzarella, arrestato recentemente dalle forze dell’ordine, il Programma speciale di ricerca del Viminale conta oggi solo tre nomi.

Tre uomini che, da decenni, sembrano svaniti nel nulla, protetti da reti di fiancheggiatori, territori impervi o identità fittizie oltreoceano. Sulle loro tracce lavora senza sosta il Giirl (Gruppo Interforze Integrato Ricerca Latitanti), che incrocia intelligence tradizionale e tecnologie di ultima generazione.

Giovanni Motisi: il killer di fiducia di Riina e il nuovo volto “digitale”

Il primo nome sulla lista è quello di Giovanni Motisi, detto “U Pacchiuni” (il grasso). Palermitano, classe 1959, è l’ultimo grande latitante della stagione stragista di Cosa Nostra. Considerato il sicario prediletto di Totò Riina, Motisi è ricercato dal 1998 per omicidi efferati, tra cui quello del vice questore Ninni Cassarà.

Le ultime novità: Recentemente, nel corso del 2024, la Polizia di Stato ha diffuso un nuovo identikit realizzato con la tecnica dell’Age Progression. Sfruttando le foto degli anni ’80 e ’90, gli esperti della Scientifica hanno ricostruito come potrebbe apparire oggi il boss, invecchiato e con i lineamenti segnati dal tempo.

Sebbene circolino voci su una sua possibile morte in Colombia (a Cali), gli inquirenti continuano a cercarlo, convinti che possa essere ancora il custode di importanti segreti della mafia siciliana.

Attilio Cubeddu: la “Primula Rossa” e la caccia alle tracce biologiche

Sardo di Arzana, Attilio Cubeddu (classe 1947) è il volto storico dell’Anonima Sequestri. La sua fuga inizia nel 1997, quando non rientra in carcere dopo un permesso premio. Il suo nome è legato al drammatico sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini, mutilato di un orecchio durante la prigionia.

Le ultime novità: Negli ultimi mesi, le indagini si sono concentrate sull’Ogliastra con un maxi-blitz dei Carabinieri volto a smantellare la sua rete di protezione. La novità scientifica riguarda la ricerca di tracce biologiche: gli investigatori stanno tentando di isolare il suo profilo genetico completo (DNA) da vecchi reperti o dai familiari, per poterlo identificare con certezza ovunque si trovi, vivo o morto.

In un forte segnale simbolico, lo Stato ha recentemente deciso di trasformare una sua abitazione confiscata ad Arzana nella sede di una nuova stazione dell’Arma.

Renato Cinquegranella: il ponte tra Camorra e terrorismo

Il terzo uomo è il napoletano Renato Cinquegranella, 76 anni, figura di spicco della Nuova Famiglia negli anni ’80. Ricercato dal 2002, è condannato per l’omicidio di Giacomo Frattini, un delitto di una ferocia inaudita in cui la vittima fu mutilata e decapitata.

Il legame con gli Anni di Piombo: Oltre alla carriera criminale nei clan, Cinquegranella è sospettato di aver fornito supporto logistico al commando delle Brigate Rosse responsabile dell’omicidio del vicequestore Antonio Ammaturo nel 1982.

Questa doppia anima — criminalità organizzata e contatti con l’eversione politica — lo rende un latitante di altissimo profilo. Le indagini internazionali, estese dal 2018 anche all’estero, mirano a scovare rifugi che l’uomo potrebbe aver trovato grazie a vecchie alleanze mai del tutto recise.

Una sfida contro il tempo

Per il Ministero dell’Interno e la Direzione Centrale della Polizia Criminale, la cattura di questi tre soggetti non è solo una questione di giustizia, ma un atto necessario per chiudere definitivamente le ferite aperte dalle stagioni più buie della storia italiana. La tecnologia stringe il cerchio, ma il silenzio che circonda questi uomini resta, per ora, il loro miglior alleato.

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