

Nell’immagine, un riferimento ai fatti narrati.
Nocera Inferiore – Marco (nome di fantasia) ha 11 anni, una diagnosi di autismo e una carriera scolastica che, fino a pochi mesi fa, procedeva con successo. Eppure, nel marzo 2026, si ritrova vittima di un paradosso burocratico e giudiziario che lo ha trasformato in un “pacco postale” tra diversi gradi di istruzione.
La vicenda ha inizio a settembre 2025, quando Marco approda in prima media in un istituto di Nocera Inferiore. L’inserimento è positivo, i voti sono buoni (una media del 7 nel primo quadrimestre), ma l’equilibrio si spezza a gennaio. A seguito di un ricorso presentato dal padre, il Tar decide per la “retrocessione” del bambino alla quinta elementare.
Nonostante Marco avesse concluso il ciclo primario presso una scuola paritaria, la sentenza lo ricolloca in una classe quinta dello stesso istituto comprensivo dove frequentava la media. Una decisione che ha scosso profondamente la routine del minore, elemento cardine per il benessere di un bambino autistico.
La madre del piccolo non si è arresa e ha impugnato la decisione davanti al Consiglio di Stato. I giudici di secondo grado hanno accolto le sue ragioni, sospendendo l’esecutività della sentenza del Tar. In teoria, Marco dovrebbe tornare immediatamente tra i banchi della prima media. Nella pratica, però, il bambino risulta ancora inserito nel ciclo elementare, in attesa che la scuola dia attuazione a quanto stabilito dai giudici.
“Si sta pregiudicando l’equilibrio psicofisico di mio figlio e il suo diritto allo studio”, denuncia la madre. “Marco aveva trovato la sua dimensione, era cresciuto cognitivamente. Sottrargli improvvisamente i suoi spazi e le sue abitudini è un atto ingiusto”.
L’aspetto più controverso della vicenda riguarda le modalità dell’esclusione. Secondo quanto riferito dalla donna, la “bocciatura” e il conseguente declassamento non sarebbero frutto di una valutazione del Consiglio di classe – che anzi aveva certificato il profitto positivo dell’alunno – ma esclusivamente di una dinamica legale esterna alle mura scolastiche.
“Mio figlio deve essere rimesso subito nella sua classe”, conclude la madre, lanciando un appello affinché l’istituto scolastico ottemperi con urgenza alla decisione del Consiglio di Stato, ponendo fine a un calvario che rischia di lasciare ferite profonde nel percorso di crescita del bambino,
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