Cronaca Napoli

Maria Rosaria Boccia a processo a Pisa per truffa: 30mila euro per un finto locale di lusso a Napoli

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Federica Annunziata

L’imprenditrice di Pompei, Maria Rosaria Boccia finisce davanti al giudice con la pesante accusa di truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante entità. La prima udienza del processo, che avrebbe dovuto tenersi ieri mattina presso il Tribunale di Pisa, è slittata a fine giugno a causa di un legittimo impedimento presentato dalla difesa.

L’inchiesta, emersa lo scorso ottobre con la notifica di un invito a comparire e contestuale avviso di garanzia, porta alla luce una presunta frode ordita ai danni di un vecchio amico della donna, oggi costituitosi parte civile.

Il progetto fantasma sul golfo

I fatti contestati dalla procura toscana risalgono al dicembre del 2021, periodo in cui la 43enne di Pompei non era ancora diventata un personaggio pubblico. Secondo l’impianto accusatorio che ha portato al rinvio a giudizio, Boccia avrebbe convinto la vittima – un coetaneo originario della provincia di Napoli ma trasferitosi nel Pisano per lavoro – a investire in un’ambiziosa e redditizia operazione commerciale.

L’esca era l’apertura di un esclusivo locale di lusso: una suggestiva terrazza bar affacciata sul golfo di Napoli, comprensiva di altre attività collaterali ai piani inferiori. I 30.000 euro richiesti con estrema urgenza sarebbero serviti proprio a “bloccare” l’immobile prima che l’affare sfumasse.

L’amicizia tradita

Per convincere l’uomo ad aprire il portafogli, l’imprenditrice avrebbe fatto leva non solo sul consolidato rapporto di fiducia reciproca, ma anche su precise e false garanzie. La procura ritiene che Boccia abbia millantato il coinvolgimento di soggetti noti e facoltosi, presentandoli come partner già attivi nell’operazione.

Rassicurato da queste false prospettive e spinto dalla necessità di agire in tempi stretti, l’amico ha così effettuato un bonifico istantaneo sul conto corrente intestato alla donna. Di quel progetto, tuttavia, non si è mai vista l’ombra e i presunti soci eccellenti erano del tutto ignari dell’iniziativa.

Il decreto ingiuntivo ignorato

Col passare dei mesi, l’investitore non ha riscontrato alcuno sviluppo, ricevendo dalla 43enne soltanto nuove proposte per altri investimenti fasulli. Accortosi dell’inganno, l’uomo ha preteso la restituzione immediata del capitale. Il rifiuto lo ha spinto a rivolgersi con il proprio legale al giudice civile di Pisa, ottenendo un decreto ingiuntivo che obbliga Boccia a restituire i 30.000 euro maggiorati degli interessi.

Il provvedimento è rimasto però lettera morta: dalle visure camerali effettuate, l’imprenditrice risulterebbe infatti “nullatenente”. Questa presa d’atto ha convinto la vittima a presentare un esposto in procura nel 2024, innescando le indagini penali che a inizio estate porteranno la donna alla sbarra.

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Federica Annunziata

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