Pozzuoli – Un quadro indiziario completamente ribaltato e un’ipotesi accusatoria sgonfiata dall’analisi minuziosa dei messaggi telefonici. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli Nord, il dottor Vincenzo Saladino, ha disposto l’immediata scarcerazione di Y.V.D.G., 32enne di Pozzuoli arrestato in flagranza differita con le pesanti accuse di stalking e lesioni personali ai danni dell’ex compagna.
Il Gip, accogliendo gran parte delle argomentazioni difensive presentate dai legali dell’indagato, gli avvocati Marco Bernardo (del Foro di Napoli) e Diego Di Bonito (del Foro di Napoli Nord), ha ritenuto del tutto insussistente il reato di atti persecutori riconsiderando la vicenda come un episodio isolato di lite familiare degenerate in lesioni.
La versione della querelante e il blitz dei Carabinieri
I fatti risalgono al 7 settembre scorso. La persona offesa, la signora R.M., si era rivolta ai Carabinieri denunciando una presunta condotta persecutoria reiterata nel tempo dall’ex convivente, mossa – a suo dire – da una gelosia ossessiva esplosa a seguito della scoperta di una sua nuova relazione sentimentale.
La donna aveva raccontato di minacce telefoniche continue, appostamenti e, infine, di un’aggressione fisica avvenuta nell’androne di casa alla presenza del figlio minore della coppia. Un racconto che aveva spinto la Procura a chiedere e ottenere l’arresto in carcere dell’uomo.
La svolta nell’analisi dello smartphone
Tuttavia, la ricostruzione fornita dalla presunta vittima non ha retto all’esame critico degli atti e, soprattutto, alla produzione fotografica delle chat di WhatsApp estratte dal telefono dell’indagato e presentate in aula dalla difesa.
Dalla lettura integrale e cronologica dei messaggi è emersa una realtà ben diversa rispetto agli estratti parziali allegati inizialmente al verbale d’arresto. La conversazione non era affatto un monologo minatorio dell’uomo, bensì uno scambio continuo e bidirezionale.
A sorpresa, è emerso che proprio la donna, pochi minuti prima che l’uomo si recasse sotto la sua abitazione, gli aveva inviato messaggi dal tono inequivocabilmente minatorio e intimidatorio: «Vieni pure tu, ma non portare D… perché ti sfondo» e «Ti sistemo davanti a tuo figlio».
I nodi del messaggio sui «denti» e la dinamica dei fatti
Nel capo d’imputazione provvisorio, il Pubblico Ministero aveva inserito come prova regina dello stalking anche un messaggio inviato dall’indagato alle ore 17:22: «Prepara 4 mila per i denti». Nella narrazione dell’accusa, la frase rappresentava un’ulteriore minaccia di violenza.
Il Gip Saladino ha invece accolto la ricostruzione dei legali Bernardo e Di Bonito: il messaggio non conteneva alcuna minaccia futura, ma costituiva una diretta conseguenza dell’aggressione fisica subita dall’indagato stesso. Durante il diverbio, infatti, la donna lo aveva colpito al volto provocandogli la lesione di un dente (mostrata dal vivo dallo stesso indagato durante l’interrogatorio).
Il messaggio era dunque una richiesta di risarcimento per le spese odontoiatriche che l’uomo avrebbe dovuto sostenere e non una condotta persecutoria.
Inoltre, il giudice ha evidenziato come, nelle ore immediatamente successive al fatto, i due abbiano ripreso a interagire via chat in toni del tutto ordinari e civili per la gestione del figlio, elemento del tutto incompatibile con uno stato di ansia, timore o terrore tipico delle vittime di stalking.
Niente carcere: resta solo il divieto di avvicinamento
Caduta la gravità indiziaria per il reato di atti persecutori, al 32enne resta contestato il solo reato di lesioni personali. La frattura alla costola riportata dalla donna (con prognosi di 30 giorni) è stata infatti ritenuta riconducibile alla violenta spinta data dall’uomo al portone del condominio per entrare, che ha fatto cadere la donna all’indietro sulle scale.
Valutando la sproporzione della custodia cautelare in carcere a fronte della sola ipotesi di lesioni e dell’assenza di precedenti a carico dell’indagato, il Gip ne ha ordinato l’immediata scarcerazione dalla Casa Circondariale di Poggioreale, disponendo nei suoi confronti la misura meno afflittiva del divieto di avvicinamento alla persona offesa con applicazione del braccialetto elettronico.



