Rider sfruttati, scatta il controllo giudiziario su Foodinho-Glovo

Milano – Paghe fino al 76% sotto la soglia di povertà e compensi ben al di sotto dei minimi previsti dalla contrattazione collettiva. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura di Milano che ha portato, nella giornata di oggi, al controllo giudiziario per caporalato nei confronti di Foodinho srl, società di delivery del gruppo spagnolo Glovo.

Il provvedimento d’urgenza è stato disposto dal pubblico ministero Paolo Storari. Ora la misura dovrà essere valutata da un giudice per le indagini preliminari.

L’inchiesta della Procura

Secondo gli accertamenti condotti dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ai rider impiegati dalla piattaforma – circa 2.000 a Milano e 40.000 in tutta Italia – sarebbero state riconosciute retribuzioni tali da configurare una condizione di sfruttamento lavorativo.

Nel registro degli indagati è finito Pierre Miquel Oscar, cittadino spagnolo e amministratore di Foodinho, accusato di caporalato insieme alla società. In qualità di amministratore unico, scrive il pm, avrebbe “impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori”.

Retribuzioni sotto i minimi

Nel decreto di controllo giudiziario si legge che ai rider sarebbero state corrisposte, in alcuni casi, retribuzioni inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e fino all’81,62% rispetto ai parametri fissati dalla contrattazione collettiva.

Compensi che, secondo la Procura, non garantirebbero una “esistenza libera e dignitosa” e risulterebbero “difformi” rispetto ai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali.

Amministratore giudiziario nominato

Con il provvedimento d’urgenza è stato nominato Andrea Adriano Romanò, commercialista, nel ruolo di amministratore giudiziario di Foodinho srl. A lui la Procura ha affidato il compito di regolarizzare la posizione di tutti i rider che, all’avvio dell’inchiesta, prestavano attività lavorativa per la società.

L’amministratore dovrà inoltre verificare il rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro e adottare nuovi assetti organizzativi, anche in difformità rispetto a quelli indicati dall’imprenditore.

Prevenire nuovi abusi

Obiettivo della misura, spiegano gli inquirenti, è impedire il ripetersi dei fenomeni di caporalato descritti nel provvedimento, lungo 54 pagine. L’indagine si inserisce nel solco di altre inchieste condotte negli ultimi anni dalla Procura di Milano su grandi gruppi della logistica e del lavoro su piattaforma, accusati di sfruttamento sistematico della manodopera.

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A. Carlino

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