Strage di Crans Montana, sicurezza del locale sotto accusa

Crans-Montana – Quella che doveva essere una notte di festa si è trasformata in una trappola di fuoco senza via di scampo. Restano le macerie fumanti e una lunga scia di dolore al bar Le Constellation, teatro della strage di Capodanno che ha sconvolto la Svizzera e l’Italia.

Mentre la Procura vallesana apre ufficialmente un fascicolo per omicidio colposo, incendio colposo e lesioni, si accende il dibattito sulla sicurezza del locale, incenerito da quello che gli esperti definiscono un “innesco generalizzato”.

Il bilancio e il dolore italiano

I numeri della tragedia restano ancora incerti e drammatici. Se le autorità elvetiche fermano il contatore a 40 vittime, la Farnesina restituisce un quadro ancora più cupo: 47 morti, tra cui molti giovanissimi.

Coinvolti anche i nostri connazionali: si contano 13 feriti e sei dispersi. Un dramma che ha portato sul posto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha incontrato i familiari delle vittime: «Ho visto il dramma negli occhi di queste persone – ha dichiarato il vicepremier – soffro come padre e come nonno».

L’inferno in pochi secondi: il “flashover”

Perché le fiamme hanno divorato tutto così velocemente? La risposta tecnica risiede in un fenomeno terrificante noto come flashover. Olivier Burnier, direttore della Fire Safety & Engineering, spiega la dinamica dell’orrore: «In uno spazio chiuso, le temperature possono schizzare tra i 500 e i 700 gradi in pochi minuti.

A quel punto avviene la conflagrazione generalizzata: tutti i materiali combustibili bruciano simultaneamente, creando una vera palla di fuoco». Una dinamica già vista in altre tragedie recenti, da Goa alla Macedonia del Nord, che non lascia tempo di reazione.

La “trappola” e le accuse sulla sicurezza

È qui che l’inchiesta dovrà fare chiarezza sulle responsabilità. Toni Smorgon, direttore operation della Signorotto Fire Service, solleva dubbi inquietanti sulla struttura del locale. Dalle prime ricostruzioni emerge l’ipotesi di una sola uscita di sicurezza, un collo di bottiglia letale per un locale che ospitava fino a quattrocento persone.

«Un ambiente del genere deve avere vie di fuga libere verso spazi aperti – sottolinea l’esperto –. Inoltre, sembra che i materiali non fossero trattati adeguatamente».

Il riferimento è alla resistenza al fuoco (REI): materiali ignifughi certificati possono resistere dai 30 ai 120 minuti, offrendo tempo prezioso per la salvezza. A Crans-Montana, invece, l’ossigeno entrato dall’unica via di fuga potrebbe aver alimentato il fumo tossico – spesso più letale delle fiamme – e accelerato il rogo.

L’inchiesta: tra difesa e accuse

Mentre i proprietari del Le Constellation si difendono affermando che «era tutto nella norma» e citando «tre controlli in dieci anni», gli inquirenti coordinati dalla procuratrice Béatrice Pilloud scavano a fondo.

Sotto la lente d’ingrandimento ci sono i lavori di ristrutturazione, la conformità dei materiali, il numero reale delle persone presenti rispetto alla capienza autorizzata e, soprattutto, l’efficacia di quel piano di evacuazione che, nella notte di Capodanno, ha tragicamente fallito.

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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