Cronaca Napoli

Napoli, rapina al Vomero: condannati Febbraro e Fiorentino

Pubblicato da
Federica Annunziata

Napoli – La giustizia presenta il conto per l’audace rapina compiuta ai danni di un anziano commerciante al Vomero, derubato di un incasso di oltre 10.000 euro proprio mentre usciva di casa per recarsi in banca.

Per Diego Febbraro e Salvatore Fiorentino, già arrestati lo scorso gennaio, sono arrivate le condanne di primo grado, emesse dal GIP Bardi al termine del rito abbreviato.

Nonostante le richieste del Pubblico Ministero (PM) fossero state leggermente più miti per uno degli imputati, il giudice ha inflitto pene significative per entrambi i responsabili dell’azione criminosa, aggravata dall’uso di armi e dal travisamento dei volti.

Diego Febbraro, è riuscito a contenere parzialmente il danno: è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione, pur gravato da una specifica recidiva reiterata. Il PM aveva chiesto 5 anni e 6 mesi.

Il coimputato, Salvatore Fiorentino, assistito dall’avvocato Enrico Tucci, ha invece ricevuto una pena di 3 anni e 8 mesi, sorprendentemente due mesi in più rispetto alla richiesta della Procura.

L’agguato e la fuga: un piano fallito

L’episodio si è consumato nelle pertinenze dell’abitazione dell’anziana vittima, un uomo di 84 anni. I malviventi avevano atteso il momento in cui l’uomo si accingeva a uscire per depositare l’incasso della sua attività commerciale. Con la violenza e sotto la minaccia delle armi, erano riusciti a sottrargli l’ingente somma di denaro.

La fuga era avvenuta a bordo di un’automobile su cui era stata apposta una targa rubata nei giorni precedenti, un tentativo di depistaggio che, come dimostrato, non è bastato.

Il provvedimento cautelare eseguito nei mesi scorsi si è fondato su una complessa attività investigativa che ha sfruttato la tecnologia. L’analisi dei sistemi targhe e transiti e l’esame approfondito delle immagini di videosorveglianza del quartiere hanno permesso di ricostruire i movimenti dei rapinatori.

Durante il rito abbreviato, la difesa di Febbraro ha sostenuto che il proprio assistito non era mai stato inquadrato in volto dalle telecamere. Tuttavia, l’elemento che si è rivelato decisivo e “traditore” è stata proprio l’automobile utilizzata per la fuga: un veicolo intestato a un parente dell’imputato. Un dettaglio che, unito agli altri elementi raccolti, ha permesso agli inquirenti di chiudere il cerchio e portare i responsabili davanti al giudice.

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