Napoli, oggi i funerali di Antonio Pellino “Agostino ‘o pazzo”
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Il re delle notti napoletane che sfidava la legge in sella alla sua Gilera Morto a 73 anni Antonio Mellino, leggenda su due ruote degli anni '70 che fece impazzire Napoli con le sue acrobazie notturne e divenne icona di una generazione ribelle
Addio ad Agostino ‘o pazzo. Antonio Mellino, il motociclista spericolato che infiammò le notti napoletane degli anni ’70, è morto ieri a 73 anni dopo aver perso la battaglia contro i problemi di salute.
L’uomo che sfuggiva a qualsiasi inseguitore, che volava sui sampietrini del centro storico seminando poliziotti e carabinieri, si è arreso all’unico avversario impossibile da battere. I funerali si terranno oggi alle 15 nella chiesa di San Lorenzo Maggiore in piazza San Gaetano.
L’icona della libertà su due ruote
Nei mitici anni ’70 del secolo scorso a Napoli “Agostino ‘o pazzo” era un’icona e un simbolo della voglia di libertà, del desiderio di correre, sfidando regole e divieti. Il soprannome arrivò dalla passione smodata per Giacomo Agostini, il campione che dominò il motociclismo mondiale con 15 titoli.
Ma all’anagrafe era Antonio Mellino, ragazzino di strada che a 14 anni già sfrecciava sotto la galleria Vittoria in vespa, sognando velocità e adrenalina.
La sua fama esplose durante le leggendarie “quattro nottate di Napoli”, tra il 23 e il 26 agosto 1970. Migliaia di persone scesero a tarda sera in centro per assistere alle sue evoluzioni.
I ragazzini si arrampicavano ai pali della luce per segnalarne l’arrivo, le strade si paralizzavano in ingorghi a croce uncinata. Per correre truccava la moto e per evitare che finisse sequestrata dribblava agenti e posti di blocco saettando per vicoli e vicoletti, facendosi beffe di chi cercava di fermarlo e la città era con lui.
La notte degli scontri
Ma quella volta Antonio-Agostino non c’era più, si era rintanato perché in strada, ad attenderlo, c’erano più di settecento tra poliziotti e carabinieri: volevano arrestarlo per i motori truccati. Il popolo napoletano scese in sua difesa, gli agenti caricarono e scoppiò il pandemonio. Sassi contro manganelli, lacrimogeni contro sampietrini. Il bilancio fu pesante: 56 feriti, 59 arrestati, 232 fermati.
Fu invece arrestato il 18 settembre successivo – in auto con amici, in moto sarebbe stata un’impresa. La condanna fu lieve perché era incensurato, ma quel periodo al Filangieri gli fece capire che la vita è bella, come raccontò lui stesso. C’è chi giura di averlo visto volare dal primo piano di un palazzo in sella alla sua Gilera 125 dal motore un po’ truccato, saltare giù e restare illeso, prima di schizzare via come al solito.
Da Cinecittà al centro storico
Una capacità di guida che gli valse un pezzo di carriera nello spettacolo: Umberto Lenzi lo scritturò per “Stress” e “Un posto ideale per uccidere”, dove interpretava se stesso. Seguirono “Maccheroni” di Scola e “La pelle” di Liliana Cavani. Conobbe Ornella Muti e Irene Papas, con Agostina Belli, con cui pure appare in alcune sequenze motociclistiche, si dice ci sia stato un flirt.
Fu stuntman e cascatore nella Cinecittà degli anni ’70, girò per tre mesi “I guerrieri del mondo perduto”, produzione americana. Qualcuno sostiene che Carlo Verdone si ispirò a lui per il personaggio di “Troppo forte”. Fece anche il circo, con Heller Togni: «Saltavo in moto undici auto messe in fila, una volta la tavola per lo slancio era troppo morbida, rimbalzai in aria e cadendo mi bucai le ginocchia. Smisi» raccontò nel 2003.
L’antiquario di piazza Girolamini
Dopo aver dato alla luce 4 figlie, era diventato un onesto antiquario, con negozi nel centro storico, nella zona dove è cresciuto e dove se n’è andato, in piazza Girolamini. Proprio qui autorizzò Banksy a realizzare “La Madonna con pistola”, opera diventata meta di pellegrinaggio turistico. «Mi piace il mio mestiere, il popolo mi vuole bene e questa piazza è come se fosse mia», diceva con orgoglio.
Ma la passione lo ha accompagnato per tutta la vita e la sua mitica Gilera 125 è rimasta sempre sotto casa: «E chi l’ha lasciata mai, sta sotto il palazzo. Ho anche una Kawasaki e una Guzzi 350». Negli ultimi tempi si era trasformato in predicatore di sicurezza stradale: «In moto viene l’eccitazione e invece l’importante è la sicurezza. Lo dico ai giovani: rispettate il codice, mettetevi il casco perché può salvare la vita».
Emblema di una Napoli dove gli eroi stavano spesso dalla parte dei ribelli e dei ribaldi, la sua leggenda è cresciuta nei decenni fino all’antonomasia: chi è bravo in moto diventa subito “un nuovo Agostino ‘o pazzo”. Stavolta però il re delle notti napoletane ha smesso di correre per sempre.
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La vita de Agostino ‘o pazzo era veramente interessante, con tante avventure e problemi. È triste che sia morto, però ha lasciato un grande segno nella storia di Napoli. Le sue gesta resteranno nel ricordo di molti.
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