Napoli – Per capire come funziona la criminalità organizzata a Pianura, nella periferia ovest di Napoli, bisogna guardare oltre la droga, il denaro e le stese. Bisogna entrare dentro una Fiat 500X grigia parcheggiata in via Torricelli, a metà pomeriggio di un venerdì di fine ottobre. È lì che il volume della radio si alza all’improvviso per coprire le voci, i telefoni squillano in vivavoce con il tono metallico di chi ha paura e il ticchettio di un rilevatore di frequenze interrompe il rumore di fondo della strada.
Nelle oltre 750 pagine della maxi-ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli con la firma del gip Luca Della Ragione contro il gruppo guidato da Salvatore D’Anna, detto ’o Visionario, e dai suoi complici, c’è un capitolo che racconta l’ossessione preventiva dei clan meglio di qualsiasi manuale di criminologia. Non parla soltanto di cessioni seriali di dosi — il classico flusso continuo di micro-incassi che garantisce la rendita quotidiana della piazza di spaccio —, ma della capacità di un gruppo di riorganizzarsi di fronte alla costante pressione dello Stato.
Il sospetto del boss e la chiamata all’”esecutore”
È il 25 ottobre 2024. Salvatore D’Anna è nervoso. Ha appena avuto una violenta lite con la famiglia di un consigliere municipale dopo una lite per un banale incidente styradale e teme che le forze dell’ordine stiano raccogliendo dichiarazioni compromettenti. Intercettato dalle microspie degli investigatori della DDA, sbotta con un vicino:
«Ma che razza di merda… ma quanto sono infami… e che infami… li ucciderei! E si sa, quello vicino alle guardie: “vendo la droga, non vendo la droga”… hai visto adesso cosa sta dicendo sopra da…omissis..?»
La paranoia montante per i controlli imminenti e per le accuse di aver impugnato un’arma lo spinge all’azione. Bisogna mettere al sicuro l’auto su cui viaggia ogni giorno. Il “Visionario” si rivolge a G. M. (che risulta indagato in questo procedimento), affidandogli le chiavi della Fiat 500X con un ordine perentorio: portarla subito da chi sa dove mettere le mani per una “bonifica”.
L’uomo sale a bordo del veicolo senza nascondere la propria insofferenza. Sa che maneggiare le auto del boss significa esporsi in prima persona:
«Ho passato il guaio, devo portare la macchina da “Daniele”!»
La mappa, il «beep» e la scoperta della microspia
Alle 14:33 la 500X si ferma lungo via Provinciale Napoli, al civico 42. Il segnale GPS della polizia giudiziaria la traccia in tempo reale. Giorgio Mele compone un numero in vivavoce. All’altro capo c’è “Daniele”:
«Daniè, ma dove stai? Dove stai? E non hai capito, questo mi ha fatto un b…, mi è venuto a chiamare fino a casa… e guarda qua Daniè! Sto con la macchina di questo… mi è venuto a chiamare fino a casa… ha dato la macchina in mano a me, ha detto “gliela vuoi controllare un attimo?”… sennò lo devo picchiare soltanto a questo… sto fuori casa tua! Vieni qua, ja!»
Pochi minuti dopo entra in scena l’uomo della tecnologia. È lo zio materno dello stesso G.M., un nome notissimo alle cronache giudiziarie di Pianura e del Rione Traiano: nel suo curriculum c’è un arresto del 2017 per essere stato il responsabile dell’installazione dei sofisticati impianti di videosorveglianza posti a protezione dei “bunker” di spaccio del clan.
Alle 14:41 la microspia registra un rumore sinistro per gli investigatori: un beep intermittente e costante. È l’indicatore di segnale di un rilevatore di frequenze (RF detector). Poi, il suono metallico di chiavi e cacciaviti che lavorano vicino alla plancia.
Il tecnico stacca la spina:
«Ah, non era il telefono allora…»
G.M. capisce che la cimice è vera, viva, e sta registrando tutto in quell’istante. Viene preso dal panico e gira la fotocamera per fare un filmato di prova da mostrare al boss: «La posso fare una fotografia? Sennò quello non ci crede! Poi la cancello… E glielo posso fare un video?»
In parte agitato e in parte consapevole delle conseguenze, parte la videochiamata diretta a D’Anna. Dall’altoparlante della vettura si sente la voce impaurita del “Visionario”:
«Mamma mia… Mamma mia, oh “Lino”, che mi hanno messo…»
L’uomo interviene subito per zittire tutti e tagliare i ponti prima che le frequenze trasmettano l’esatto luogo del ritrovamento:«Statti zitto oh! Statti zitto! Sull’anima di mio padre!»
Dalla telecamera al volo in mare a Pozzuoli
Ottenuta la prova fotografica dell’esistenza del dispositivo, la marcia della 500X diventa vertiginosa. Mele riporta l’auto a via Torricelli alle 14:56. D’Anna, avvisato del pericolo imminente, sale a bordo della vettura e affianca un altro sodale,: «A Eddy! Chiama a Eddy! Eddy!»
Il piano per disfarsi della cimice è già pronto. Niente spazzatura, niente cassonetti dove le forze dell’ordine potrebbero recuperarla. D’Anna mette in moto e punta verso la costa:
«A mare la dobbiamo buttare… a mare!»
Pochi minuti dopo, come ricostruito dai rilievi cartografici della Polizia di Stato, l’automobile raggiunge il lungomare di via Di Pozzuoli. Il dispositivo captatore viene lanciato nelle acque del Golfo. Alle 15:00 circa, il segnale audio e la traccia GPS della DDA si spengono per sempre.
Punti chiave sulla scoperta della piazza di spaccio a Pianura
Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'articolo riguardante la criminalità organizzata a Pianura.
- Luogo della scoperta: La piazza di spaccio è stata monitorata attraverso una Fiat 500X parcheggiata in via Torricelli.
- Intercettazioni: Le microspie hanno rivelato la paranoia del boss Salvatore D’Anna riguardo ai controlli delle forze dell'ordine.
- Rilevazione della cimice: Un rilevatore di frequenze ha confermato la presenza di una microspia nell'auto del boss.
- Reazione del boss: D’Anna ha ordinato di disfarsi della cimice gettandola in mare per evitare che fosse recuperata.
- Implicazioni legali: La maxi-ordinanza di custodia cautelare ha portato a indagini approfondite sul gruppo criminale.






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