Una lunga ovazione ha accolto la presentazione mondiale del documentario “Il Coach dei Due Mondi” al Giffoni Film Festival, trasformando la sala in un luogo di emozione e riflessione. Diretto da Adriano Pantaleo e basato sull’idea di Stefano Prestisimone, il film racconta la vicenda umana e professionale di Antonio Petillo, allenatore di basket impegnato da oltre vent’anni a utilizzare lo sport come strumento di educazione, inclusione e riscatto sociale.
Dalle palestre delle periferie napoletane fino alle esperienze internazionali in Kenya e Zambia, il documentario segue il percorso di Petillo attraverso storie di impegno quotidiano, relazioni costruite e opportunità offerte ai giovani, dimostrando il potere trasformativo di un pallone da basket. La regia asciutta di Pantaleo evita artifici narrativi per mettere in primo piano volti, luoghi e testimonianze autentiche, restituendo così il valore profondo di un lavoro fatto di dedizione e passione.
Al termine della proiezione, regista e protagonista hanno dialogato con i giovani giurati del festival, offrendo uno scambio vivace e partecipato che ha sottolineato l’importanza educativa dello sport. Pantaleo ha condiviso l’emozione di presentare il documentario proprio a Giffoni, luogo ideale che ha accolto con entusiasmo l’opera.
Realizzato in tre anni tra Napoli, Kenya e Zambia, “Il Coach dei Due Mondi” è anche un documento storico: è l’ultimo film girato nelle Vele di Scampia prima della loro demolizione, conservando immagini di una comunità in trasformazione. Il documentario supera i confini del cinema sportivo, raccontando un impegno civile e sociale fondato sulla solidarietà e sull’educazione.
Prodotto senza contributi pubblici da Terranera e Verteego, con la collaborazione di Giffoni Innovation Hub e il patrocinio di importanti istituzioni come la Federazione Italiana Pallacanestro e il Comune di Napoli, il film ha saputo conquistare l’interesse e l’entusiasmo di spettatori di ogni età, offrendo uno spunto di riflessione sul ruolo dello sport nella società contemporanea.




Il documentario mi è parso interesant ma anke un poco disorganizzat; mescola storie, luoghi e tempi e però talvòt pare andar a pezzi, altri momnti funziona. L’allenator Petillo mostrà passione ma i dialoghi non s’renn chiar e ci son tagli bruschi, l’insieme pero rimane 1 spunto per discuter.