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Abodi difende la Nazionale: “Speranza Mondiali viva, ma il calcio ha sacrificato il talento”

L'Italia vive un contrasto tra la gioia per la vittoria di Jannik Sinner e la sconfitta della Nazionale contro la Norvegia.
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ROMA – La notte in cui l’Italia ha incassato un altro pesante schiaffo, stavolta dalla Norvegia, si è portata dietro il contrasto tra l’euforia per il trionfo di Jannik Sinner e l’ennesima caduta della Nazionale. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, ha provato a tenere insieme i due mondi, parlando di “sentimenti differenti”, ma senza risparmiare una lettura amara delle fragilità del calcio italiano.

A ‘Radio Anch’io Sport’, Abodi ha definito “più che dignitoso” il primo tempo degli azzurri a Milano, ricordando che la qualificazione ai Mondiali resta possibile e va alimentata con fiducia e lucidità. Ma la delusione, amplificata da un 4-1 incassato in casa e dalle aspettative di un Paese che canta ancora “Un amore così grande”, ha lasciato un segno profondo. “Quando si perde così – ha detto – è chiaro che ci si senta traditi”.

Il ministro ha confermato la volontà di organizzare uno stage a febbraio, convinto che un accordo si troverà: “È interesse comune portare l’Italia ai Mondiali, ma spesso siamo noi i primi a metterci i bastoni tra le ruote”. Da qui lo sguardo più ampio, quello verso un sistema che negli ultimi vent’anni, secondo Abodi, ha fatto scelte sbagliate.

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“Nel calcio – ha affermato – è stato sacrificato il talento. Le altre discipline dimostrano che l’Italia produce ancora eccellenze, mentre il nostro sport più popolare fatica a valorizzare i giovani. In Serie A viene dato troppo poco spazio agli italiani, mentre altrove emergono ventenni come Nusa e Bobb, che con il pallone hanno un rapporto che noi fatichiamo a ricostruire”. Un problema strutturale, che per il ministro chiama un ripensamento del modello tecnico, oltre alla capacità di proteggere il presente senza rinunciare a progettare il futuro.


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