Avvistato in Messico il pesce remo, definito pesce dell’Apocalisse: ecco cos’è

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Federica Annunziata
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Un raro esemplare di pesce remo è stato trovato arenato su una spiaggia in Messico. Sebbene non sia un evento inedito, la presenza di questa creatura suscita timori legati a credenze popolari che la associano a presagi di sventura. Il pesce remo, noto per la sua impressionante lunghezza, può arrivare fino a tre metri e oltre.

Il pesce remo

Il pesce remo, scientificamente identificato come Regalecus glesne, viene comunemente chiamato re di aringhe. Questa creatura abissale appartiene all’ordine dei lampridiformi e vive a profondità che variano tra 200 e 1000 metri. Si distingue per il suo corpo allungato e nastriforme, privo di squame, di colore argenteo, con una pinna dorsale rossa e una cresta sopra la testa. Le pinne pelviche, simili a remi, contribuiscono alla sua peculiarità. Sebbene la lunghezza media sia di circa tre metri, ci sono segnalazioni di esemplari che raggiungono i 11 metri, con un peso massimo documentato di 200 kg.

Le sue abitudini

Nonostante le scarse informazioni sulla sua biologia, si sa che il pesce remo si nutre di plancton, piccoli crostacei e molluschi, senza rappresentare una minaccia per animali più grandi e per gli esseri umani. Questa specie è presente in tutti i mari e oceani, nuotando con un movimento caratteristico definito nuoto amiiforme, in cui la lunga pinna dorsale viene utilizzata per avanzare. La spiaggia è talvolta testimone di arrivi di pesce remo, causati da tempeste o da condizioni fisiche compromesse che li portano a riva.

La leggenda

Nella tradizione popolare, il pesce remo è spesso considerato un presagio di disgrazie. La leggenda giapponese, ad esempio, narra che questi pesci si spiaggiano in previsione di catastrofi imminenti. La credenza vuole che un aumento di avvistamenti di pesce remo vicino alla costa possa anticipare terremoti e tsunami. Tuttavia, la comunità scientifica ha ribadito l’assenza di prove che colleghino l’emersione di queste creature a eventi catastrofici. Un’analisi del 2019 ha sottolineato questa mancanza di evidenze, mentre alcuni ricercatori suggeriscono che le risalite in superficie potrebbero essere correlate ai cambiamenti climatici.

Il professor Hiroyuki Motomura, esperto di ittiologia all’Università di Kagoshima, ha commentato: “Il collegamento alle segnalazioni di attività sismica risale a molti, molti anni fa, ma non esiste alcuna prova scientifica di un collegamento, quindi non credo che le persone debbano preoccuparsi. Questi pesci tendono a risalire in superficie quando le loro condizioni fisiche sono scarse, risalendo grazie alle correnti d’acqua, motivo per cui sono spesso morti quando vengono trovati.”

 

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