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Scafati, chiesti 6 anni e 8 mesi per il sindaco Pasquale Aliberti: scambio politico mafioso

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Scafati. Quattordicimila e venti giorni, 38 anni e 5 mesi di carcere per aver promosso un patto politico-elettorale con la camorra per le amministrative del 2013 e le regionali del 2015: è questa la richiesta di condanna complessiva per il sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti e per i suoi sei coimputati, tra i quali la moglie Monica Paolino, ex consigliera regionale, e il fratello Aniello Maurizio.

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Il pubblico ministero della Dda, Rocco Alfano, nel corso della lunga e articolata requisitoria, tenuta ieri dinanzi ai giudici del tribunale di Nocera Inferiore (presidente Apicella), ha delineato le responsabilità e le fonti di prova a carico dei sette imputati eccellenti accusati di scambio elettorale politico mafioso nelle due tornate elettorali che decretarono l’elezione dell’attuale sindaco di Scafati Aliberti nel 2013 e quella della moglie Monica Paolino, alle Regionali del 2015, con il partito di Forza Italia.

A sette anni dall’arresto di Angelo Pasqualino Aliberti, avvenuto il 24 gennaio del 2018, arriva la requisitoria del processo scaturito dall’operazione Sarastra.

A conclusione della requisitoria il pubblico ministero della Direzione distrettuale di Salerno ha chiesto la condanna per tutti gli imputati.

 Chieste condanne anche per la moglie e il fratello

La richiesta di pena più alta è quella riservata ad Angelo Pasqualino Aliberti, sei anni e otto mesi di reclusione. Il politico, ritornato dopo lo scioglimento del Comune di Scafati del 2017 e l’arresto nel 2018, alla guida del Comune nelle amministrative dello scorso anno, avrebbe – secondo l’accusa – promosso uno scambio elettorale, voti in cambio di favori e appalti, con esponenti del clan Loreto-Ridosso.

Sei anni e tre mesi la pesante richiesta di condanna, Aniello Maurizio Aliberti, fratello e ‘longa manus’ del sindaco accusato anche di minacce nei confronti di una giornalista. Cinque anni e 4 mesi, invece, per la moglie del primo cittadino Monica Paolino, ex consigliere regionale di Forza Italia, che avrebbe beneficiato dei voti della cosca.

Colpevoli per l’accusa anche gli altri imputati. Il Pm ha chiesto cinque anni e nove mesi per l’ex consigliere comunale Roberto Barchiesi, eletto nel 2013 e zio dell’allora moglie di Alfonso Loreto, esponente del clan già condannato con rito abbreviato. Tre anni e quattro mesi la condanna chiesta per Andrea Ridosso, nipote del boss Romolo Ridosso, che beneficiò di alcuni incarichi professionali nel Piano di zona, di cui Scafati era capofila, dopo la vittoria elettorale del 2013.

Pesante la richiesta di condanna anche per l’ex componente dello staff e factotum di Aliberti, Giovanni Cozzolino, che secondo l’accusa dovrebbe scontare cinque anni e quattro mesi. Mentre 5 anni e nove mesi sono stati chiesti per Ciro Petrucci, ex vicepresidente dell’Acse, la società in house del Comune di Scafati che si occupa di servizi per il territorio.

Secondo l’accusa, gli esponenti del Loreto-Ridosso avrebbero fatto campagna elettorale per l’allora candidato Pasquale Aliberti e per la moglie, Monica Paolino, nelle amministrative del 2013 e nelle Regionali del 2015, in cambio di appalti e posti di lavoro a persone vicine alla cosca scafatese.

Durante la requisitoria il pubblico ministero ha sottolineato il ‘peso processuale’ della sentenza di condanna, per i medesimi reati, emessa nei confronti degli esponenti della cosca Loreto-Ridosso con rito abbreviato, passata poi in giudicato: Alfonso Loreto (sei anni), figlio dell’ex pentito e capo clan Pasquale, e i fratelli Gennaro (5 anni e 4 mesi), Luigi Ridosso (5 anni e 2 mesi, figli di Romolo Ridosso condannato a 3 anni e sette mesi.

Dal processo scaturito dall’operazione Sarastra che si concluderà presumibilmente a settembre, dipende il destino non solo degli attuali sette imputati, ma anche quello politico amministrativo della città di Scafati che in caso di condanna del primo cittadino dovrebbe tornare al voto.

Diversi gli episodi di cui sono accusati a vario titolo Aliberti e i suoi familiari e fedelissimi, oltre ai favori e agli appalti a persone vicine al clan, vi sono le minacce alla giornalista Valeria Cozzolino, all’epoca corrispondente del quotidiano Metropolis, addebitate in particolare ad Aniello Maurizio Aliberti, fratello del sindaco, per le quali è stato già condannato Gennaro Ridosso.

Nel corso del processo sono stati ascoltati numerosissimi testimoni, in particolare collaboratori di giustizia e esponenti della Direzione investigativa antimafia che si occuparono delle indagini sfociate negli arresti del 2018 nell’operazione Sarastra. Un’inchiesta dirompente quella che scardinò la cosca familiare dei Loreto-Ridosso, di cui facevano parte i rampolli dei ‘vecchi’, camorristi poi pentiti Pasquale e Romolo del clan Alfieri-Galasso.

L’indagine decretò anche la fine, solo temporanea a giudicare dal recente ritorno in politica alla guida del Comune, dell’era politico-amministrativa dell’esponente di Forza Italia Angelo Pasqualino Aliberti, eletto per la prima volta nel 2008 e riconfermato nel 2013 e della moglie Monica Paolino, parvenu della politica attiva, diventata consigliere Regionale nel 2015 per il partito di Berlusconi.

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