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Il momento choc del Napoli: squadra scarica e senza idee. E’ già tutti contro Garcia?

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Saltare a conclusioni affrettate è sempre sbagliato, ma al nuovo Napoli di Rudi Garcia, chiamato ad approcciare la stagione da campione d’Italia quale è, qualche domanda va posta. Gli azzurri sono entrati ieri in una mini crisi, non tanto di risultati (un ko contro la Lazio in casa e un pari a Genova non sono catastrofici), quanto di gioco, che ha mostrato lacune evidenti e sotto gli occhi di tutti.

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Il campo è ancora un miraggio per Natan. Alla ripresa dopo la sosta i tifosi si aspettavano l’inserimento del neo acquisto, arrivato quest’estate con il peso sulle spalle dell’eredità del partente Kim. L’indisposizione di Rrahmani, rivelata dallo stesso Garcia nel post-partita, era un’ulteriore opportunità per schierare il brasiliano. Invece, in campo ci è andata una coppia inedita e che si è trovata in difficoltà concrete: Ostigard e Juan Jesus. E la frittata è fatta: dormita sul gol di Bani, difesa in bambola anche sull’uscita non brillante di Meret e la successiva girata di Retegui in area per il bis.

Il centrocampo è un enigma. Perché è chiaro che ormai Lobotka è stato “spogliato” dei compiti di metronomo e perno della mediana, come lo era con Spalletti, ma Anguissa non sta di certo dando le risposte sperate per eseguire questo tipo di gioco. Il camerunense pare svogliato, costantemente sottotono e in affanno su tutti i palloni. Manca di cattiveria e di intensità e la differenza si è vista immediatamente con l’inserimento di Cajuste, che ha fornito verticalità all’azione entrando con il piede giusto in campo. Sta di fatto che l’equilibrio in quella zona di campo è assente e Zielinski predica nel deserto in quella che è una posizione di campo per lui più vicina alla punta.

La squadra si è persa e l’attacco ne paga le conseguenze. Garcia punta su Elmas, dopo 45′ se ne pente e cambia con Politano, che almeno manda qualche segnale. Troppo poco Kvaratskhelia, ancora indietro di condizione: qualche fiammata e nulla più. Osimhen è isolato e riceve pochissimi palloni giocabili. Raspadori sta crescendo. Resta da capire il perché il tecnico non abbia puntato, nell’assalto finale, su uno tra Lindstrom e Simeone, preferendo invece Zerbin.

A proposito di quel cambio: fuori Kvara e il segnale del georgiano è eloquente, sotto gli occhi di tutti: gesto con la mano come a dire ‘ma che fa questo?’. Viene da porsi una domanda: è già tutti contro Garcia? L’intesa dello scorso anno non c’è più, lo ha ammesso anche Politano, c’è meno comunicazione e meno armonia in campo. Colpa del tecnico, che non è riuscito a dare le motivazioni giuste al gruppo? Mercoledì in Champions servirà una risposta di carattere per evitare di complicare anche quel passaggio.


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