Da Cesarini a Maradona, vite da campioni tra Italia e Argentina

Una moderna epopea sportiva per uno spaccato sull’Argentina nel ‘900. Federico Buffa narra la vita e le imprese di tre miti del pallone ne La Milonga del Fútbol. Sul palco del teatro romano di Nora – Pula (CA) per il 41/o festival La Notte dei Poeti e la sera prima ad Alghero, sempre per Cedac, il celebre cronista sportivo evoca le gesta di Renato Cesarini, Omar Sívori e Diego Armando Maradona.

“L’idea di raccontare un secolo di storia attraverso il calcio nasce dal mio amore per l’Argentina: parlo della Buenos Aires all’inizio del ‘900, capitale di un grande impero; poi il peronismo e Evita, con le aspirazioni e la rabbia dei gauchos e infine il riscatto della periferia, rappresentato da Maradona, tra talento e immaginazione”, dice all’ANSA Federico Buffa. La Milonga del Fútbol è incentrata su tre fuoriclasse della storia dello sport: “gli inglesi hanno dettato le regole, ma gli argentini hanno inventato l’amore per il fútbol”, ricorda il giornalista, protagonista sulle note del pianoforte di Alessandro Nidi con Mascia Foschi al canto.

“La fantasia sul campo è dote fondamentale – aggiunge – come la capacità di costruire un’azione, di sfidare e dribblare gli avversari e ammaliare le folle trasformando un gol in un’opera d’arte”. Federico Buffa traduce in parole la bravura di Renato Cesarini, un funambolo capace di rovesciare sul finale le sorti di una partita, ma anche un raffinato viveur. E le meraviglie sul campo e l’irruenza di Omar Sívori, “el gran zurdo”, pallone d’oro alla Juventus, dove forma il trio magico con Charles e Boniperti, poi al Napoli.

E infine Diego Armando Maradona, “el pibe de oro”, icona del Napoli dello scudetto: “il più grande di tutti, divenne un idolo degli anni ’80/’90 per un popolo che usciva dai problemi della recessione e della dittatura del Generale Videla”. Tre campioni, tutti di origine italiana, tre storie che legano l’Italia e l’Argentina: ne La Milonga del Fútbol si parla anche di migrazioni, miseria, rabbia e speranza, e il calcio “rappresenta una metafora della vita”. Nel finale l’incontro a distanza tra Messi e Maradona.

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Gustavo Gentile

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