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Camorra, il pizzo sulle aste immobiliari: “Devi rispettare la famiglia”

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Una estorsione da 14mila euro per essersi aggiudicato una casa all’asta: è quanto avrebbero dovuto pagare un imprenditore e il figlio a tre esponenti del clan Amato Pagano di Melito.

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Ma i due, pur avendo pagato una prima somma di 500 euro, come acconto, non si sono arresi e si sono rivolti alla magistratura facendo arrestare i tre.

In carcere sono finiti Enrico Bocchetti, 27 anni, Pasquale Furiano, di anni 28, e del 50enne Salvatore Silvestri. Il primo è anche parente acquisito del boss Cesare Pagano. L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, è stata condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e dagli agenti della polizia di Stato.

I tre devono rispondere delle accuse, a vario titolo, di estorsione consumata e tentate, aggravate dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan egemone (Amato-Pagano) nei territori di Melito, Mugnano, Casavatore e Arzano.

I tentativi di estorsione si sarebbero verificati nel febbraio scorso. L’imprenditore sarebbe stato avvicinato in primo luogo da Silvestri, che avrebbe invitato l’uomo ad incontrare gli altri due complici. Gli incontri sarebbero avvenuti in due bar, uno a Melito e l’altro a Sant’Antimo.

“Ma non rispetti la famiglia? L’asta te la sei aggiudicata e domani mattina mi devi portare 14mila euro”. Questa la prima richiesta poi ridotta a due rate da 5mila e 3mila euro.Carabinieri e agenti della polizia hanno ricostruito gli episodi, confermati dalle vittime, anche grazie all’utilizzo delle immagini delle telecamere di sorveglianza in uso nei due locali.

(nella foto Pasquale Furiano e Luciano De Luca)


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