Cronaca Napoli

Non chiudete il reparto di Terapia del Dolore del Cardarelli

Il reparto è nato grazie alla legga 30/2010 ed è stato il primo centro per le cure palliative dell’Italia Centro-Meridionale.

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Non chiudete il reparto di Terapia del Dolore del Cardarelli.
Il reparto è nato grazie alla legga 30/2010 ed è stato il primo centro per le cure palliative dell’Italia Centro-Meridionale.

Petizione online per evitare la chiusura del reparto che aiuta molte famiglie della Campania
Ad fine ottobre 2022 Chiude la Terapia del dolore del Cardarelli. Questa è un’umiliazione per i pazienti terminali.

Il reparto è nato grazie alla legga 30/2010 ed è stato il primo centro per le cure palliative dell’Italia Centro-Meridionale.

Un reparto che ha offerto nel corso di tanti anni un servizio di qualità ad una domanda di assistenza fortemente carente nella nostra regione soddisfacendo quindi un bisogno reale.

Da Ottobre, chi si occuperà dei malati terminali?

Ad oggi i posti sono già diventati esigui in quanto si è data disponibilità di spazi e personale al Covid e non tutti i malati terminali possono essere assistiti a domicilio. La legge 38/2010 prevede che il familiare possa richiedere al medico di base l’attivazione della procedura per il ricovero del paziente in uno degli hospice dedicati del distretto sanitario di appartenenza (in Campania non tutti i distretti hanno attivato questo tipo di assistenza), oppure l’attivazione delle Unità di cure palliative domiciliari.
Riguardo quest’ultimo punto: possono tutti i malati terminali attivare la procedura per le cure domiciliari?

Il protocollo per l’assistenza domiciliare prevede la presenza di 1 infermiere che fa visita al paziente una volta ogni due giorni, mentre il medico una volta ogni 10 – 15 giorni ma questo tipo di assistenza è inefficiente per un paziente terminale che deve essere assistito h24.

E quando si tratta di persone sole o che hanno abitazioni non idonee all’espletamento di tale servizio? È un servizio difficile da attivare da casa e quindi le famiglie devono affidarsi a servizi di caregiver o anche se c’è un parente ipotizzare l’aspettativa dal lavoro per assisterlo e quindi anche con gravi costi economici a carico della famiglia.

Con la chiusura di questo reparto, cosa sarebbe di loro? Resterebbero ricoverati nei reparti medicine togliendo posti a persone suscettibili di cure?

Il più grande ospedale del Mezzogiorno non può ignorare il problema “del fine vita”, è una problematica che va ampiamente divulgata, i malati terminali non sono malati di serie B e meritano di essere assistiti fino alla fine nel modo migliore per loro e quindi cercando di alleviare il più possibile le loro sofferenze e non meno importante è anche il supporto economico e psicologico che bisogna dare ai familiari di questi malati per andare avanti.

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