Arzano, il pentito parla degli omicidi

Le dichiarazioni scottanti del collaboratore Pietro Cristiano in merito agli omicidi di camorra ad Arzano: in particolare del boss Ciro Casone e della vittima innocente Vincenzo Ferrante

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Arzano. Omicidio Casone – Ferrante e l’ascesa di Renato Napoleone. Le dichiarazioni scottanti del collaboratore Pietro Cristiano, padre di Pasquale che potrebbe scoperchiare le dinamiche di omicidi eccellenti.

“Sono stato detenuto dal marzo 2018 fino al 20.5.2020 per il reato di estorsione, per il quale sono stato assolto perché non l’ho commessa. Voglio specificare che ho sempre fatto parte del clan della 167 di Arzano fin dalle sua nascita e fino al mio arresto. L’ho fatto per proteggere mio figlio, ma poi progressivamente ne sono entrato a far parte.

Ho una lista di tutte le estorsioni commesse (sia mensili che in occasione delle festività). Per un periodo di assenza di mio figlio, appena scarcerato, ho di fatto retto il clan come persona di fiducia. Lui era fidanzato con una ragazza di Frattamaggiore e non dormiva più nelle palazzine era il 2014-2015 “Non ho commesso omicidi.

Posso riferire in merito alla preparazione e consumazione dei seguenti omicidi …OMISSIS….  Nel 2013 frequentando il Rione c’era una baracca dove il padre dei Monfregolo vendeva le sigarette di contrabbando. Nel dicembre 2013 ci avvicinò una 600 grigia con a bordo il gemello (Elpidio Patricelli ndr), genero di Ernestino di Casavatore, e Casone Ciro. Casone minacciò me e il padre di Monfregolo dicendo “a te t schiatt a capa”.

Ebbi una discussione con Casone, si affacciarono i familiari di Monfregolo. Quando Casone, dopo mezz’ora, andò via scese da casa Monfregolo Giuseppe che si fece raccontare la storia. Il giorno dopo iniziò a frequentare gente di Melito, Napoleone e Russo, che incontrava fuori alla caffetteria Colombo.

Quando gli chiedevo di quelle frequentazioni, preoccupato perché era un compagno di mio figlio, lui mi diceva di non preoccuparmi. All’epoca mio figlio non credo che volesse avere rapporti con il Napoleone perché aveva approfittato di un momento di debolezza della sorella Anna, da poco vedova, per intrecciare una relazione”.

“dal 2014 hanno comandato mio figlio Cristiano Pasquale e Monfregolo Giuseppe. Noi della famiglia Cristiano e Monfregolo eravamo arrabbiati con Casone per varie ragioni. Anche perché venivano a fare le stese nel Rione”.

“Quindici giorni dopo l’omicidio Casone-Ferrante è arrivata una lettera scritta da Napoleone a mio figlio Pasquale e a Monfregolo Giuseppe, dicendogli che dovevano farsi vedere in giro perché le cose erano cambiate e da quel giorno abbiamo cominciato a fare le estorsioni ad Arzano: lo, Monfgegolo Giuseppe, Cristiano Pasquale, Russo Gennaro, Russo Francesco Paolo, Gambino Angelo Antonio e Napoleone Renato, iniziammo ad incontrarci in una casa di mio cognato, Onorato Ludovico, al secondo piano. Le estorsioni le facevamo noi.

Russo Gennaro girava per fare le estorsioni, con un’altra persona della quale non ricordo il nome. Una volta al mese ci vedevamo per tenere la contabilità che curavo io. Monfregolo Giuseppe, col fratello Mariano, gestiva le piazze di spaccio. Dopo l’arresto di Napoleone, Gambino e Russo, io sono entrato in quota con mio figlio Pasquale e Monfregolo Giuseppe. È stata una loro decisione, tenuta nascosta ai capi.

lo sono stato designato come responsabile. Abbiamo continuato a fare le estorsioni. Mio figlio si occupava di Frattamaggiore, Frattaminore e Caivano. Intendo dire che frequentava altre persone, tra i quali il cognato Mormile Vincenzo e Giordano Michele, ed era poco presente ad Arzano. Mio figlio si occupava dello spaccio di droga con loro , droga che prendeva da Caivano. OMISSIS….”.

“Del gruppo di Arzano facevano parte: Liguori quello che è stato sparato ed è attualmente detenuto, che si occupava di estorsioni; tale genny di Casoria dei quale non ricordo il nome ma che saprei riconoscere; i fratelli Alterio, Gennaro e Raffaele, dal 2016 se non sbaglio; Russo Domenico, o. Mussut; Raiano Carlo; delle estorsioni si occupavano: Monfregola Raffaele, francuccio o’pierino (che appartiene ai Casciaro), Totore Capastorta, il figlio di Monfregola Raffaele, Baruffo Giosuè, Piscopo Luigi, o sicc, che ha gestito le cose in mia assenza; Peretill che abita dietro a Bartolini, sulla strada che va a Casandrino, alcune di queste persone rubavano nelle fabbriche con Monfregola Raffaele e quindi Monfregolo Giuseppe pensò di chiedere loro una mano per avanzare le richieste estorsive per conto del clan.

Mio figlio Cristiano Pasquale partecipava proprio alle riunioni nelle quali si prendevano decisioni per le estorsioni e per la suddivisione delle quote destinate ai carcerati. A queste riunioni, dopo gli arresti dei capi storici, partecipavamo io, mio figlio e Peppe Monfregolo. A volte le abbiamo fatte a casa di Monfregola Raffaele. Lui sicuramente ascoltava quando era presente. A volte le riunioni le abbiamo fatte a casa di Errichiello Pasqualina dalia quale era possibile osservare il Rione e controllare l’eventuale arrivo dei carabinieri. Monfregolo Mariano si occupava principalmente di droga. Della droga si occupavano, oltre a lui, tale Marettiello.

La responsabilità era di Giuseppe Monfregolo e di mio figlio Pasquale. OMISSIS….”. “Monfregolo Mariano portava anche la droga: 1-1,5 KG. al mese a Totore o’Tumore che aveva una pizza in una traversa prima di Piazza Cimmino; 100-200 di cocaina al mese ,OMISSIS…”. Nel mezzo dei racconti vi sarebbero anche assunzioni ad opera di un politico arzanese poi divenuto inviso al clan.

Carmine Longhi

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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