A Campania d’Autore si legge “Ci manda San Gennaro” di Francesco Pinto

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Per la rubrica “Campania d’Autore” questa settimana vi proponiamo un libro interessante quanto divertente, che alterna la commedia alla storia e che risponde al titolo di “Ci manda San Gennaro”, pubblicato nel dicembre 2021 da Francesco Pinto per HarperCollins.

Nato a Salerno nel 1952, a soli 3 anni l’autore si è trasferito con la famiglia a Sorrento, che ha eletto sua città di adozione.

Francesco Pinto è noto al pubblico per il suo importante e variegato ruolo nel mondo della televisione, in particolare della Rai per la quale ha profuso il suo impegno ed è divenuto l’uomo che ha inventato le fiction, colui che all’interno della stessa ha maturato sempre nuove avventure professionali.

Direttore di Rai 3 e poi del Centro di Produzione Rai di Napoli, sotto la sua guida sono nati programmi del calibro di: “Sfide”, “Blu notte”, “Novecento”, “Alle falde del Kilimangiaro”. Inoltre, per il settore riservato alla Tv dei ragazzi, è doveroso ricordare l’appartenenza di programmi di successo come “La Melevisione”, “IL GT ragazzi”, “Solletico”. Pinto è altresì uno dei papà della longeva fiction ”Un posto al sole”, nonché – come testimoniato dal libro di oggi – apprezzato scrittore.

La sua produzione letteraria vanta diversi titoli: “La strada dritta”, “Il lancio perfetto”, “I giorni dell’oro”, “L’ uomo che salvò la bellezza”.

Il romanzo “Ci manda San Gennaro è ambientato nella Napoli dell’immediato dopoguerra, quella del 1947 distrutta dall’orrore del recente periodo bellico, dove persino i palazzi della Riviera di Chiaia erano periti sotto i bombardamenti e l’Italia tutta versava in deprecabili condizioni, senza strade né ponti.

Situazione che rendeva un’impresa gli spostamenti e le comunicazioni, nonchè argomento che funge da necessaria premessa alla storia trattata nel libro: l’eroica impresa, che in uno scenario del genere, una coppia stranamente assortita – un finto Re ed un Principe vero – furono chiamati ad affrontare al fine di riportare a Napoli il famoso tesoro di San Gennaro, allora custodito la Chiesa di San Paolo fuori le mura di Roma.

TRAMA
Napoli, 1947. Un solo uomo si fa avanti per riportare nel capoluogo partenopeo il tesoro di san Gennaro che è stato nascosto a Roma durante l’ultimo conflitto bellico. Vale più di quello della regina d’Inghilterra. L’uomo si chiama Giuseppe Navarra e ha fatto i quattrini, e tanti, con la borsa nera e i traffici illegali.

Tutti lo conoscono come il re di Poggioreale. A fargli da scorta viene eletto Stefano Colonna di Paliano, un nobile vero, vicepresidente della Deputazione, l’antica istituzione che dal 1527 garantisce il rispetto del contratto tra Gennaro e il suo popolo.

È l’uomo giusto al momento giusto. C’è un solo problema. Ha più di ottant’anni. In missione per conto del santo, sulla Lancia che fu di Mussolini, con le casse del tesoro a bordo, il “re” e il “principe” affrontano un viaggio di ritorno che si rivelerà più lungo e contorto del previsto.

Incroceranno gente stramba e disperata che abita all’ombra dei campanili nei paesi devastati dai bombardamenti, in un’Italia dove la legge è scomparsa, la fame la fa da padrona e la gente non vuole arrendersi. Intanto a Napoli nessuno sa più niente di loro. Un ufficiale dei carabinieri, il capitano Fornero, inizia a sospettare che dietro la scomparsa dei due ci sia un piano criminale di Navarra per ammazzare Colonna e impadronirsi del tesoro.

La narrazione, che è stata definita da Maurizio De Giovanni: “la commedia più divertente che abbia letto da anni” – incentivante affermazione per il lettore che pensi di immergersi tra le pagine di questo libro nel corso del relax vacanziero – è ispirata a fatti veri e personaggi realmente esistiti, che l’autore ha arricchito e sfumato con la sua preziosa immaginazione.

E’ vera infatti la protesta del popolo napoletano dell’epoca, che infuriato reclamava il rientro in città del tesoro di San Gennaro. Perché questo, dal comprovato inestimabile valore, di gran lunga superiore a quello del tesoro in dotazione alla regina d’Inghilterra, vanta un unico proprietario: il Popolo partenopeo.

Esiste infatti un contratto, datato 1527 – che l’autore ha inserito in un’appendice al libro e che testimonia l’amore e la fedeltà di questa comunità nei confronti di San Gennaro – da cui si evince un singolare patto, l’unico esistente al mondo, stretto tra un popolo ed un Santo.

All’epoca Napoli era imperversata dalla peste ed il Vesuvio tremava tutti i giorni, i napoletani – con la loro proverbiale creatività e fantasia – pensarono di affidarsi alla protezione dell’attuale Patrono di Napoli impegnandosi, in cambio, ad elargirgli doni nel corso degli anni.

A questo accordo aderirono tutti, dai popolani ai sovrani, devolvendo quanto avessero di più caro. A guerra finita i napoletani non volevano procurare offesa al Santo lasciando il tesoro in territorio estraneo, furono perciò protagonisti di quella inferocita contestazione nei confronti del Sindaco (sopra accennata), anche Presidente della Deputazione, Organo di Governo della Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Il viaggio dei due antitetici protagonisti è altresì realtà, come le loro rispettive identità. Ed ecco che Pinto, intorno alla figura di questi due personaggi, costretti a condurre l’impresa insieme ed a condividere un rocambolesco itinerario in macchina, costruisce una serie di spassosi dialoghi, intese, giochi di sguardi che rendono vane le parole, riuscendo a rendere i due molto più simili di quanto all’apparenza mostravano di essere all’esordio del loro gravoso impegno.

Giuseppe Navarro, detto “’ o Rre ‘e Puceriale” – il Re di Poggioreale, era un famoso fuorilegge, capo della borsa nera del tempo e gestore del contrabbando, arricchitosi talmente tanto durante la guerra da essere considerato un vero Sovrano. Uomo che dietro la corteccia di duro e senza scrupoli rivela una significativa umanità, nonchè la sostanza di persona rispettosa del prossimo e del suo composto ed elegante compagno di avventura.

Contrapposto al fuorilegge il Principe Colonna di Paliano, discendente della potente famiglia che ospitò Machiavelli e prima protesse Petrarca, ma anche Vice Presidente della Deputazione posta a tutela del Tesoro di San Gennaro. Persona elegante e di cultura, che nel romanzo, con il suo nobile aplomb, toglie più volte dall’imbarazzo il suo rude compagno di viaggio ed intesse con lui dei divertenti siparietti dettati dal suo sconfinato sapere, che s’infrange contro la disarmante “semplicità” dell’altro.

La narrazione è dunque commedia, è storia, ma si rivela anche il racconto di uno strano viaggio di formazione del compassato e serio Principe, che alla veneranda età di 83 anni, accetta senza riserve – e sprezzante dell’ipotetico rischio – di viaggiare insieme ad un noto fuorilegge con l’intento di concludere la sua vita in maniera avventurosa.

“Ci manda San Gennaro”, un libro, una storia profonda e scanzonata insieme, che associa popolo e aristocrazia per la realizzazione di una grande missione, testimone di un’Italia del ’47 in cui la voglia di rinascere, di costruire e svilupparsi, è forte. Un bell’esempio che oltre ad una semplice lettura, offre importanti spunti di riflessione anche per i nostri difficili tempi.

Annamaria Cafaro

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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