MATTARELLA: E’ TEMPO DI UNA NUOVA NORMALITA’
“È tempo di guardare al futuro e a una nuova normalità”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sceglie Brescia per lanciare un messaggio di fiducia per la ripartenza post-pandemia alla luce dei dati sempre più confortanti sul contagio. Il capo dello Stato ha partecipato alla cerimonia di apertura dell’anno accademico nella città che più ha pagato in termini di vittime durante la prima ondata Covid. “La vicinanza di tutto il Paese a Brescia e’ stata grande- sottolinea Mattarella- E grande è stata la capacita’ di resistenza della città. Questo e’ il tempo del rilancio comune”. Intanto entrano in vigore le nuove misure disposte dal decreto Draghi: nelle zone gialle, il coprifuoco sarà ritardato di un’ora già da domani 19 maggio, dal 7 giugno scatterà a mezzanotte e il 21 giugno sarà abolito. Dal 1° giugno si potrà prendere il caffé al bancone del bar e cenare al ristorante anche al coperto. La riapertura delle palestre è stata anticipata di una settimana.

GIOVEDI’ IL DL SOSTEGNI, VALE 40 MILIARDI
Un fondo ad hoc per le attività che continuano a restare chiuse e non fatturano da mesi e l’apertura delle discoteche possibile solo con il green pass. Sono le proposte lanciate dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, nel corso della presentazione del rapporto Fipe-Confcommercio. Il settore dei pubblici esercizi nell’anno della pandemia ha bruciato 514mila posti di lavoro e 22mila aziende sono state costrette a chiudere. Bar e ristoranti devono fare i conti anche con un crollo della spesa di 31 miliardi di euro. Intanto il governo fissa la data per il nuovo decreto sostegni. Conterra’ aiuti e sgravi per 40 miliardi. Giovedi’ il via libera in Consiglio dei ministri.

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BRACCIANTI IN SCIOPERO, PROTESTA A MONTECITORIO
Armati di asparagi e carciofi, cinquecento braccianti hanno marciato oggi per le strade di Roma, fino al Parlamento. È lo sciopero degli invisibili. Tutti migranti, clandestini per la legge, che raccolgono i frutti delle campagne del Sud Italia. “Non siamo schiavi- gridavano- vogliamo diritti e libertà”. A guardarli il sindacalista Aboubakar Soumahoro, fondatore della Lega Braccianti. Alla testa del corteo uno striscione: “Perché fioriscano i diritti e non l’indifferenza”.

ADDIO BATTIATO, CANTÒ LA NOSTRA POVERA PATRIA
Un Paese schiacciato dagli “abusi del potere”, cantava Franco Battiato, scomparso oggi all’età di 76 anni dopo una lunga malattia. ‘Povera Patria’, il brano scritto nel 1991 descriveva l’Italia prima di Mani Pulite, alle prese con la lotta alla mafia e agli ultras della domenica. Battiato evocava l’indignazione per quella classe dirigente che assisteva indifferente ai corpi in terra senza più calore, e condannava le iene negli stadi. ‘Vincerà lo spirito, la bellezza, la cultura. E l’Italia rinascerà’, disse in una delle sue ultime interviste. Oggi tutto il mondo politico lo ricorda con commozione. ‘Grazie maestro, hai saputo parlare a tutti’, scrive il presidente della Camera Roberto Fico. ‘Ci lascia un’eredità perenne’, dice il ministro della Cultura, Dario Franceschini.



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