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Coldiretti: 1 famiglia su 3 festeggerà la Pasqua con dolci fatti in casa

In Campania non è Pasqua senza la pastiera

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Fabio Testa
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Per la Coldiretti a Pasqua una famiglia su 3 (31%) prepara in casa i dolci tipici nel rispetto delle tradizioni locali.

E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’, presentata in occasione della sfilata dei dolci regionali di Pasqua dal mercato degli agricoltori di Campagna a Roma. La necessità di passare il tempo fra le mura domestiche ha spinto al ritorno della cucina casalinga fai da te con la riscoperta di ricette e i dolci della tradizione. La preparazione dei dolci e dei piatti tradizionali delle feste, osserva Coldiretti, è una attività tornata ad essere gratificante per uomini e donne all’interno delle mura domestiche anche come antidoto alle tensioni e allo stress provocate dalla pandemia. Non a caso, nel 2020, si è registrato un aumento del 38% degli acquisti della farina che hanno toccato livelli record che non venivano raggiunti da decenni, secondo analisi Coldiretti su dati Ismea.

Se in Abruzzo ci sono i ‘cavalli e pupe’, biscotti a base di pasta frolla arricchita con un uovo sodo, in Basilicata troviamo le ‘pannarelle’, preparazioni pasquali spesso a forma di treccia o cuore chiuse a cerchio con un uovo al centro per evocare l’idea di un cestino pieno di dolci per i bambini. In Calabria – spiega Coldiretti – ci sono i ‘cuculi’, tipici dolci pasquali fatti con una pasta di pane piuttosto zuccherata, aggiungendo qualche goccia di anice e di scorza di limone per dargli una caratteristica nota di sapore. In Campania non può mancare sulle tavole pasquali la pastiera e i quaresimali caratterizzati da una grande quantità di mandorle all’interno dell’impasto.

Dall’Emilia arriva il ‘bensone’, che è tra i più antichi dolci prodotti nel territorio di Modena dalla forma ovalizzata, con la farcitura di marmellata di prugne e amarene: il nome di questo dolce deriva da ‘pane di benedizione’, quando in occasione del sabato santo era tradizione far benedire il dolce in chiesa per poi essere gustato nella tradizionale colazione di Pasqua inzuppato nel latte. E, sempre dall’Emilia, ecco la colomba di Pavullo, borgo dell’Appennino emiliano, una golosa torta di origine contadina, formata da quattro sfoglie di pasta lievitata e farcita con il savor, una composta di mosto cotto d’uva e frutta, pinoli e uvetta passolina.

Il Friuli regala invece la ‘pinza’, un dolce di antica tradizione che si presenta come una pagnotta arrotondata sulla quale viene incisa una croce a simboleggiare il martirio di Cristo. La sue origini sono antichissime e la preparazione e’ tramandata da secoli tanto tanto che si narra che perfino i romani abbiano avuto modo di assaggiarla. Dalla pinza friulana alla pizza dolce del Lazio tipica di Roma, un dolce a forma di panettone molto profumato e molto gustoso, mentre la ‘Pigna di Pasqua’ è tipica della Ciociaria: dolce ricco di uvetta, canditi, vaniglia, cannella, anice, si distingue per una preparazione ed un gusto particolari, con gli aromi ed i profumi dei canditi all’arancia e al limone e un accenno di liquore.

In Liguria troviamo i canestrelli pasquali, cestini intrecciati di pasta frolla, con al centro o sui bordi delle uova talvolta colorate, dalla Lombardia – evidenzia Coldiretti – arriva la classica colomba di Pasqua a base di farina, burro, uova, zucchero e buccia d’arancia candita, con una glassatura alle mandorle e nelle Marche non si puo’ rinunciare alle ciambelle pasquali, squisiti biscotti preparati secondo una ricetta antica e perfezionata dalle cosiddette ‘vergare’ le donne di casa marchigiane che iniziano ad impastare le ciambelle il Venerdì Santo per farle riposare e poi cuocerle il giorno di Pasqua.

In Molise, tradizionalmente, per Pasqua, si prepara la pigna, che è una sorta di ciambella a base di farina e uova. In Piemonte, si prepara il ‘salame del Papa’, un goloso salame di cioccolato, e i ‘tirà’, minuscole pagnottelle che i bambini intingono nel latte ed i grandi in un vino dolce.

In Puglia immancabili sono le ‘scarcelle’, biscotti di frolla con zucchero, farina, uova, olio, scorza di limone, talvolta latte. In Sardegna troviamo le ‘pardulas’ a base di formaggio o ricotta e l”aranzada nugoresa’, finissimi fili di buccia d’arancia cotti lentamente nel miele e arricchiti da filetti di mandorle tostate. In Toscana, invece, abbiamo la schiacciata pisana, un pane dolce dall’inconfondibile aroma di anice che viene accompagnato dal vin santo, tipica della zona di Pisa e Livorno, ma diffusa in tutta la regione, dove è chiamata con nomi differenti.

In Trentino Alto Adige troviamo la corona pasquale, una treccia dolce lievitata, e anche il ‘fochaz-osterbrot’, un pane dolce piatto di farina di grano, generalmente a forma di coniglietto. In Umbria invece abbiamo la ‘ciaramicola’, un dolce tipico di Pasqua con alchermes, meringa e zuccherini colorati: il bianco e il rosso richiamano i colori di Perugia, città che ha dato i natali a questo dolce tipico pasquale. I rigonfiamenti e gli avvallamenti di questa torta richiamano i vari quartieri della citta’ di Perugia. In Val d’Aosta, in occasione della festività – prosegue Coldiretti – la tradizione prevedeva la preparazione della ‘flantse’ o ‘flantson’, pani di segale appiattiti, di solito a forma rotonda, a cui si aggiungevano un po’ di zucchero, magari un po’ di burro, uvetta, mandorle e canditi per rendere ancora più speciale il regalo.

In Veneto invece il dolce della tradizione contadina si chiama ‘fugassa’ e vanta origini molto antiche: la tradizione racconta che la focaccia veneta fu ideata da un fornaio trevigiano che in occasione della Pasqua aggiunse all’impasto del pane altri ingredienti, come uova, burro e zucchero, tutto in quantita’ moderata dati i costi, ottenendo cosi’ un pane soffice e dolce, da regalare ai suoi clienti.

In Sicilia troviamo la ‘cuddura cu l’ova’, che è un impasto dolce, simile ad una pasta frolla, che contiene uova sode intere, impasto che viene poi decorato con zuccherini colorati, cotto in forno e, a volte, completato successivamente con glassa bianca. Anticamente la ‘cuddura’ veniva considerato un dolce povero per la semplicita’ degli ingredienti usati, ma con il passare degli anni questa tradizione e’ andata diffondendosi un po’ su tutte le tavole.

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