Eduardo Scarpetta al Social World Film Festival 2026

Presente alle proiezioni del pomeriggio, chiude in bellezza in Arena Fellini per le premiazioni.
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La giornata di ieri, sabato 11 luglio, ha concluso le attività della 16ª edizione del Social World Film Festival di Vico Equense, definita con soddisfazione dall’ideatore e Direttore artistico, Dott. Giuseppe Alessio Nuzzo, una manifestazione “dai grandi numeri e dalle grandi emozioni”.

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In sala stampa, offrendo uno sguardo retrospettivo sull’intero festival, il Patron ha sintetizzato così la linea artistica che ha guidato la settimana di eventi, al di là della varietà degli ospiti: «Abbiamo lavorato sulla materialità delle immagini, ma essendo un festival trasversale, dedicato al cinema sociale, quest’anno abbiamo scelto di includere anche film che trattano temi differenti, permettendoci di affrontare varie questioni sociali attraverso i loro protagonisti».

Il cuore del pomeriggio conclusivo di questa intensa esperienza cinematografica è stato arricchito dalla presenza di Eduardo Scarpetta, attore dal magnetismo moderno  che, pur accompagnato dal prestigio di un cognome altisonante, ha saputo costruire un’identità autonoma e riconoscibile. La sua capacità di far dialogare la tradizione con una sensibilità contemporanea, senza che la prima diventi un ingombro, lo conferma infatti  come una delle voci più interessanti del nuovo cinema italiano.

Eduardo Scarpetta è stato ospite della sezione “Proiezioni e incontri” al Cinema Aequa, dove ha introdotto VAS di Gianmaria Fiorillo – film di cui è interprete – che esplora la fragilità emotiva nell’epoca delle relazioni digitali. Una narrazione immersiva che pone il focus sul conflitto interiore della protagonista, attraversato da emozioni, paure, desideri e ossessioni, restituendo la complessità dei processi mentali che si attivano quando la vita reale e quella virtuale finiscono per sovrapporsi.

Ospite ai nostri microfoni, Scarpetta – con il garbo e l’eleganza che lo contraddistinguono – ha condiviso alcune preziose considerazioni sul personaggio di Matteo, che nel film incrina il mondo parallelo della protagonista, Camilla, introducendo una tensione nuova e decisiva. «Ogni volta che lavoro c’è da costruire un personaggio. Io lo costruisco parlando tantissimo con il regista, che nella maggior parte dei casi — almeno nelle esperienze che ho avuto — è anche l’autore della storia. Gli ingredienti me li può dare soltanto il regista. Poi lavoro, e creo qualcosa che lui può comunque voler modificare, perché è sempre un processo soggetto a cambiamenti qua e là».

Scarpetta ha poi ampliato la riflessione soffermandosi sul modo in cui il film racconta una generazione che vive relazioni prevalentemente a distanza: «Penso che oggi abbiamo la possibilità di creare un avatar online che è diverso da noi: è un figo, visita posti bellissimi, frequenta persone bellissime, va nei ristoranti belli, non ha rughe né brufoli. Ma è un’immagine allo specchio che non riflette la nostra immagine reale. Perché noi siamo persone reali e ci muoviamo nella realtà. E si finisce per vivere una dimensione diversa. Matteo è l’estremo, l’estremo perché è un incontro-scontro con questa realtà».

Riguardo alla quasi totale sovrapposizione delle forme di presenza digitale su quelle reali, l’attore ha aggiunto ulteriori considerazioni, giungendo ad un interrogativo finale che apre a una riflessione più ampia sul futuro del lavoro: «In generale, oggi tutto ciò che è online è molto più facile: non dobbiamo uscire di casa per lavorare, per mangiare, per fare acquisti. Si guadagnano quasi più soldi rimanendo a casa che andando in ufficio. Pensando al mestiere dell’attore, ritengo che si salverà sicuramente in teatro. In teatro servono gli esseri umani, punto. Però adesso, con l’inserimento dell’intelligenza artificiale, non è più questione di “serve o non serve”: verranno sostituiti in quantità infinita. Come succedeva negli anni ’80 con la catena di montaggio: a un certo punto è arrivata una macchina che faceva il lavoro di un essere umano, e quell’essere umano doveva trovare un altro posto. Succederà lo stesso con l’intelligenza artificiale: farà ciò che prima facevano gli esseri umani. E dove andranno quelle persone?».

Le considerazioni di Eduardo Scarpetta appaiono perfettamente in linea con la capacità del cinema sociale di attraversare temi differenti attraverso i suoi protagonisti. L’attore ha infatti colto con precisione la trasversalità che la manifestazione ha scelto consapevolmente per leggere le tensioni più profonde del mondo contemporaneo.

Scarpetta ha concluso la sua esperienza al festival all’ArenaFellini, dove è stato ospite della cerimonia di premiazione che ha avuto luogo tra red carpet, incontri e dibattiti alla presenza di autori, registi e protagonisti delle opere in concorso al Social World Film Festival. Nella lunga notte della Kermesse cinematografica – appuntamento fisso dell’estate vicana –  l’aura viva e garbata del giovane Scarpetta ha brillato nel nome del cinema, della tradizione e di uno sguardo capace di rinnovare ogni volta la scena.

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Commenti (2)

Concordo in parte con il commento sopra , ma credo che Scarpetta abbia portato un messaggio valido sul conflitto realta-virtuale; però la recensione non aproffondisce i riferimenti alregista e al film VAS, e manca contesto storico, i passaggi son confusi e ripetuti.

Il articolo parla di Scarpetta e del festival, pare ben scritto ma molte cose non tornano , la descrizionne è piena di aggettivi e poche spiegazion concrete. Si parla di IA e teatro ma manca dati, e i esempi son troppogenerici, sembra un riassunto affrettato senza profondita

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