Ischia, abbattuta la casa dei Buono: il dolore della famiglia e la solidarietà

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A Ischia, l’abbattimento della casa di Mariagrazia e Mario Buono ha segnato un momento di profondo dolore e riflessione. Dopo trent’anni di vita condivisa sotto quel tetto, la famiglia si è trovata improvvisamente privata del proprio rifugio, ridotto a un cumulo di macerie. Davanti ai resti, una croce e un mazzettino di fiori accompagnano una scritta toccante: “Qui giacciono ricordi, sacrifici, rinunce, conquiste, nascite e perdite. Vive invece il cuore. Quello che chi ne è complice non ha”.

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Mariagrazia Buono, visibilmente provata, confessa di non avere più lacrime da versare: “La mia casa non c’è più, è solo un cumulo di macerie, mi sento male”. La famiglia, composta da lavoratori umili, ha visto distrutti anni di sacrifici e rinunce, lottando per costruire un semplice tetto sopra la propria testa.

Il caso solleva interrogativi sull’operato delle autorità: da quindici anni, infatti, le demolizioni colpiscono quasi esclusivamente le abitazioni della gente comune, mentre restano intatti gli immobili legati alla grande speculazione edilizia che ha deturpato coste e colline della regione. Un silenzio inquietante avvolge la politica, che sembra incapace o poco interessata a trovare soluzioni legislative efficaci per fermare questa situazione.

Nel frattempo, i figli Luca e Graziana hanno avviato una raccolta fondi su GoFundMe per sostenere i genitori nel pagamento dell’affitto e nelle necessità immediate. Luca spiega: “Abbiamo fatto tutto a loro insaputa, perché sono persone con valori che non avrebbero mai chiesto aiuto. L’iniziativa ha già ricevuto molte donazioni, ma chiediamo di continuare a supportarli.”

Questa tragedia familiare mette in luce una realtà spesso ignorata: sull’isola di Ischia, da più di un decennio, le demolizioni non colpiscono gli immobili legati alla criminalità organizzata o alla speculazione, ma le case dei meno fortunati. La famiglia Buono, con dignità e umanità, ha trasformato la distruzione della propria casa in un simbolo di resistenza e speranza per tutti.

Un messaggio che lo Stato italiano e la politica dovrebbero ascoltare attentamente, riconoscendo il fallimento di una gestione che ha lasciato indifese le persone oneste e laboriose. A Mariagrazia, Mario, Luca e Graziana va tutta la nostra solidarietà per la perdita subita e l’esempio di coraggio che hanno offerto a tutta la comunità.

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Commenti (3)

Non ci posso proprio credere!! Ditemi che non è vero!! Questo è un altro degli infiniti esempi emblematici di come va questo Paese!… Ma perché continuiamo a parlare di Paese civile, di potenza europea e mondiale dell’industria e dell’economia, promotrice dell’Unione Europea e dell’europeismo se, ancora nel 2026, come in pieno Medioevo, continuiamo a vedere queste orribili ingiustizie e questo vergognoso criterio dei due pesi e due misure, con i poveracci che continuano a pagare per tutti, perché le istituzioni sono forti con i deboli e deboli con i forti? In un Paese appena normale, non solo questo non sarebbe mai accaduto, ma se, per assurdo si fosse verificato anche un solo caso del genere, sarebbero andati tutti davanti al comune finché non si fosse posto rimedio al sopruso e fino a ottenere le dimissioni immediate dei responsabili. Non ci sono davvero parole!…

E vero, la situazione e ingiusta e confusa; da anni demolizion colpiscono quasile tutte le case dei poveri mentre palazzoni restano intatta. La politica non risponda e i cittadini hanno provare a aiuta con raccolte ma non basteràsenza nuove leggi e controllo

Mi pare una storia triste e complicata, la famigla non sono preparata per queste cose, la casa non ci è più e i ricordi resta in macerie. I burocrati parlan tanto ma poii non fare niente e la gente rimane sola e sfollata

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