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Caserta e Provincia

Caserta, scoperti scarichi abusivi nel fiume Volturno

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Caserta, scoperti scarichi abusivi nel fiume Volturno

I carabinieri della Forestale di Pietramelara, assieme ai tecnici dell’Arpac – Dipartimento Provinciale di Caserta, hanno scoperto scarichi abusivi nel fiume Volturno. I militari dell’Arma, in un controllo a Dragoni (Caserta), hanno svolto un controllo ad un’impresa operante nel settore della logistica e dei trasporti su gomma, in località Ponte Margherita.

Nel corso della verifica è stata individuata una condotta che dall’interno dell’azienda scaricava i reflui provenienti dall’attività di autolavaggio dei propri mezzi di trasporto (circa 70 camion), senza alcun trattamento, direttamente sull’adiacente argine del Fiume Volturno e da questi confluivano nel corso d’acqua sottostante. In particolare l’accertamento documentale ha permesso di stabilire che la ditta in questione non era in possesso di alcun titolo autorizzatorio per lo scarico di acque reflue.

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Alla luce di quanto ravvisato, i militari hanno provveduto a sequestrare l’area dove veniva esercitata l’attività di autolavaggio dei mezzi dell’impresa con tutte le attrezzature e lo scarico abusivo di acque reflue industriali, per l’accertata violazione penale in materia ambientale a carico del legale rappresentante della società.


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Prosciugano il conto corrente a una pensionata al Nord: denunciata banda di casertani

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Prosciugano il conto corrente a una pensionata al Nord: denunciata banda di casertani.

Gli agenti del commissariato di Adria, nel Rodigino, hanno denunciato una banda di otto persone, tutte residenti nel Casertano, per “accesso abusivo al sistema informatico, frode informatica, sostituzione di persona, riciclaggio di denaro e concorso in reato”. I sette uomini e la donna sono accusati di aver derubato una pensionata polesana di 40mila euro che erano l’intero ammontare dei suoi risparmi. L’indagine della polizia adriese è scattata quando una pensionata ha denunciato il furto dal suo conto corrente.

La vittima aveva aggiunto che il suo telefono aveva smesso di funzionare e il suo gestore l’aveva informata che qualcuno, a suo nome, aveva denunciato lo smarrimento della sim, richiesto l’attivazione e la consegna di una nuova scheda. Gli investigatori hanno subito pensato che si trattasse di una ‘sim swap’, ossia una frode informatica iniziata mediante un attacco hacker finalizzato a carpire i dati bancari ed anagrafici della titolare del conto bancario e i codici dell’home banking.

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E’ scatta così la ricerca del negozio di telefonia coinvolto (involontariamente) nella frode e, una volta trovatolo, sono state passate al setaccio le immagini di video sorveglianza. Parallelamente sono stati individuati gli sportelli bancari dove i malviventi avevano effettuato i prelievi. Le immagini acquisite sono state comparate per dare un volto ai truffatori, che sono stati rintracciati anche nell’archivio fotosegnaletico della polizia.

Infine, su delega della procura distrettuale di Napoli, competente per materia e territorio, sono stati eseguiti otto decreti di perquisizione personale e domiciliare, con contestuale avviso di garanzia, ai danni di altrettanti indagati, tra cui una donna, quasi tutti con precedenti specifici. Durante le perquisizioni, sono stati trovati i computer utilizzati per la truffa e carte di debito e credito adoperate per compiere le frodi. La banda è stata quindi accusata di “accesso abusivo al sistema informatico, frode informatica, sostituzione di persona, riciclaggio di denaro e concorso in reato”.

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