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Cronaca

Morte di Maria Paola, don Patricello: ‘La causa è l’assenza di cultura’

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morte maria paola don patriciello


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“La storia di Maria Paola e’ molto triste, non ci ho dormito. Ho battezzato lei e il fratello Michele Antonio, quest’ultimo l’ho anche sposato qualche anno fa.

 

Non credo volesse davvero uccidere la sorella, forse voleva darle una lezione, saranno le indagini a stabilirlo; di certo non era preparato culturalmente a vivere la relazione della sorella con un’altra donna”. Don Maurizio Patriciello, parroco al Parco Verde di Caivano , conosceva sia la famiglia Gaglione che quella della compagna di Maria Paola, Cira, che pero’ ha scelto di farsi chiamare Ciro; entrambe le famiglie risiedono al Parco Verde di Caivano, complesso residenziale tra i piu’ degradati dell’hinterland napoletano, divenuto noto qualche anno fa per le vicende di pedofilia che coinvolsero la piccola Fortuna Loffredo, tanto da meritarsi l’appellativo di “Parco degli Orrori”.

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Maria Paola, 20 anni, e’ morta ad Acerra mentre era in scooter dopo essere stata speronata dalla motocicletta del fratello, che non accettava la relazione omosessuale della ragazza; con Maria Paola c’era la compagna 22enne, che e’ rimasta ferita. “Non sapevo della relazione tra le due ragazze – prosegue don Patriciello – ma sapevo della scelta di Ciro, che rispetto; per loro non sara’ stato facile. Ancora oggi queste persone fanno fatica a farsi accettare”.

Il sacerdote teme che la situazione possa degenerare, specie sui social, dove la madre del ragazzo ha scritto un post di difesa del figlio. “Sui social ho letto brutti commenti, attacchi tra le famiglie, ma e’ necessario stare calmi e attendere che le indagini facciano il proprio corso”. Nei prossimi giorni don Maurizio officera’ i funerali della ragazza.

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Caserta e Provincia

Poliziotti e carabiniere napoletani arrestati: sono stati denunciati da un imprenditore a cui facevano la scorta

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Croazia poliziotti carabiniere arrestati

I sei italiani fermati in Croazia per furto, tra i quali anche due poliziotti in servizio a Napoli e un carabiniere, avrebbero derubato un imprenditore italiano, A.A. di 31 anni.

Secondo fonti ben informate, gli italiani si sono recati in Istria, in una banca nelle vicinanze di Pola, per ritirare una grande quantita’ di denaro in contante, dal conto di uno di loro, un imprenditore. Subito dopo il prelievo, gli uomini della “scorta”, inclusi i tre agenti, si sarebbero impossessati dei soldi di A.A., sembra con minacce di morte. L’imprenditore rimasto vittima del furto avrebbe pero’ subito allertato la polizia croata che li ha fermati al confine con la Slovenia, nelle vicinanze di Buie, nell’Istria nordoccidentale, mentre tentavano di rientrare in Italia. Il furto ammonterebbe a centocinquanta mila euro. L’imprenditore invece dovra’ giustificare alle autorita’ croate la provenienza dei soldi.

E’ una vicenda che presenta ancora molti lati da chiarire quella che ha portato al fermo in Slovenia di sei italiani, tra cui due poliziotti e un carabiniere, di ritorno dalla Croazia e sospettati di aver fatto sparire 500 mila euro in contanti. Secondo quanto trapela da fonti investigative, mercoledi’ sera al confine con l’Italia, la polizia slovena di Buie ha fermato quattro auto su cui viaggiavano 9 persone: tra di loro un imprenditore italiano che ha raccontato di aver prelevato la somma in Croazia, da un conto corrente a lui intestato. Il problema e’ che i soldi non sono stati trovati: e l’imprenditore ha denunciato per furto sei dei suoi ‘compagni’ di viaggio (tutti tranne i suoi due fratelli). Le incongruenze della strana spedizione appaiono pero’ evidenti: dato che le auto sono state fermate in momenti successivi, una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti e’ che i primi ad essere bloccati dalla polizia abbiano avvertito gli altri che potrebbero aver fatto sparire il denaro. Il giallo potrebbe assumere contorni meno oscuri nelle prossime ore, una volta completate le procedure di identificazione.

Gli italiani fermati in Croazia sono partiti da Napoli, perche’ un imprenditore campano aveva chiesto una scorta ‘privata’ per rientrare in Italia con un ingente importo. Tra gli arrestati, oltre ai due poliziotti del Napoletano e al carabiniere, anche l’imprenditore del Casertano. Devono rispondere di furto, e sono stati denunciati da un altro imprenditore, secondo quanto si e’ appreso croato, socio dell’imprenditore campano che, per il denunciante, avrebbe tentato di sottrarre soldi alla societa’ che avevano in comune.

Inoltre, l’imprenditore presunta vittima del furto ha anche denunciato di essere stato minacciato. L’arresto e’ avvenuto nei pressi di Buje, tra la Slovenia e la Croazia, proprio al confine, e tutti sono in attesa dell’interrogatorio per la convalida del fermo. Secondo quanto accertato, il contatto dei due poliziotti per questo incarico privato era un carabiniere che poi sarebbe risultato positivo al Covid e avrebbe chiesto a un altro militare di sostituirlo nel servizio di scorta. Nessuno, cosi’ come ricostruito dalle prime fasi dell’indagine, sarebbe stato a conoscenza della diatriba in corso dei due soci.

Tutto nascerebbe infatti  da una diatriba tra i soci di questa ditta che, di recente, era riuscita a ottenere il rilascio di importanti crediti, fino a poco tempo fa rimasti bloccati per motivi legali. Secondo quanto rende noto la polizia croata l’arresto dei sei italiani e’ avvenuto ieri sera, al confine con la Slovenia, precisamente nei pressi di Buje, nell’Istria nordoccidentale. Dalle autorita’ di Zagabria pero’ nessun riferimento alla presenza dei tre rappresentanti delle forze dell’ordine italiane. Al momento gli indagati sono in carcere, sempre a Buje, in attesa dell’udienza di convalida che si dovrebbe tenere tra domani e dopodomani. I due poliziotti risultano entrambi in servizio a Napoli, precisamente nel reparto prevenzione crimine, mentre il militare sarebbe di stanza nel Casertano.

Secondo il racconto fornito da alcune fonti, i due poliziotti, difesi dall’avvocato Maurizio Capozzo, tempo fa sarebbero stati contattati da un loro comune amico, un carabiniere, che ha proposto a entrambi di accompagnarlo in Croazia per ‘scortare’, verosimilmente dietro compenso, un imprenditore il quale si doveva recare nel paese balcanico per ritirare una ingente somma di denaro ricavata dallo scioglimento di una societa’. Di tutto cio’, in realta’, si sarebbe dovuto occupare un altro carabiniere che pero’, nel frattempo si e’ ammalato a causa del Covid-19. E’ stato cosi’ che il carabiniere malato ha chiesto a un collega, quello che e’ stato arrestato, di portare a termine la scorta per suo conto. Prima di partire il militare subentrante ha proposto il servizio di scorta anche ai suoi due amici poliziotti i quali hanno accettato.

Gli stessi parenti hanno anche sottolineato che gli agenti non avevano mai avuto contatti con persone in Croazia e neppure c’erano andati in precedenza. In sostanza non erano a conoscenza della diatriba sorta nella societa’. L’avvocato dei due agenti si e’ messo subito in contatto con la polizia croata e con il servizio consolare italiano ed ora sta seguendo la vicenda anche grazie a un collega locale.

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