Sean Connery, novant’anni di bellezza oggi ed è ancora un sex symbol

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Regina Ada Scarico

Sean Connery compie oggi 25 agosto novant’anni. Il famoso Highlander (film del 1986) è un’icona senza tempo

 

 

Sean Connery, novant’anni oggi. Nominato baronetto nel 2002 nonostante le sue dichiarate simpatie indipendentiste per l’amata Scozia, Thoma Sean Connery lo abbiamo visto per l’ultima volta in Italia nel 2007, quando venne alla Festa del Cinema di Roma per ritirare un premio alla carriera (il Marco Aurelio d’oro) che fa bella mostra di se in una bacheca spoglia di riconoscimenti pari al suo successo: un Oscar come miglior attore non protagonista (per “Gli intoccabili” di Brian De Palma), tre Golden Globes, un po’ di ovvi riconoscimenti in patria e una trentina di premi alla carriera (tra cui perfino un Telegatto). Ma Sean Connery, nato a Edimburgo da un camionista e una cameriera, non ne ha mai fatto un dramma: “scambierei perfino l’Oscar – ha detto – per una vittoria al Masters di golf. Ma non sono abbastanza bravo, purtroppo”. Va molto fiero invece delle sue lauree honoris causa alle università di Edimburgo e St. Andrews e dell’omaggio speciale riservatogli da Harward dopo la parte dell’ispido scrittore di “Finding Forrester”, diretto da Gus Van Sant nel 2000. Ancora pochi mesi fa Sean Connery è stato confermato per acclamazione come il miglior James Bond della saga di 007. Difficile dire quanto soffra questa associazione obbligata: in gioventu’ non le diede molto peso (“Mi volevano fare un provino per avere il parere di Ian Fleming. Io mandai al diavolo i produttori e per poco non persi l’occasione della vita”); poi ne fu ossessionato tanto da interrompere bruscamente una storia iniziata nel 1962 con “Licenza di uccidere” dopo cinque successi planetari fino a “Si vive solo due volte” (1967). In seguito, tentato dal compenso e ormai sicuro dei suoi mezzi, riprese pistola e smoking d’ordinanza ancora due volte (“Una cascata di diamanti” e “Mai dire mai”); sopporto’ perfino che suo fratello minore, il botanico Neil, si lasciasse coinvolgere in una improbabile spy story italiana intitolata “Ok Connery”. Sean Connery arriva al cinema per caso, dopo che un’ulcera gastrica gli impedisce nel 1950 di confermare la “ferma” nella Royal Navy dove si era arruolato a 16 anni, rinunciando a un contratto da calciatore. In cerca di lavoro fa il bagnino, il muratore, lava piatti e vernicia bare, si fa perfino fotografare nudo per un calendario e arriva terzo alle selezioni di Mister Universo grazie all’alta statura, al sex appeal naturale.

Da ragazzo ha frequentato un corso di danza e grazie a quest’esperienza si prova sui palcoscenici off di Londra. “Guadagnavo appena di che vivere – ha raccontato – ma a me sembravano vacanze ben pagate rispetto al lavoro vero”. Nel 1957 debutta nel cinema con l’avventuroso “Il bandito dell’Epiro” di Terence Young, il regista che gli darà la fama dirigendolo nel primo James Bond Film.

Connery si cimenta in tutti i generi tra cinema e tv finendo anche nel cast all-star de “Il giorno più lungo”. Ma resterebbe un comprimario, per di più afflitto da precoce calvizie, se il caso non lo guidasse verso l’agente segreto creato da Ian Fleming.

Per sfuggire al clichè di 007, il famoso attore ottenne di alternare il ruolo-principe con altri film: non fu fortunata la sua collaborazione con Hitchcock (per “Marnie” il regista ammise di aver preso un abbaglio credendolo un nuovo Cary Grant), ma andò meglio con Sidney Lumet (“La collina del disonore”, 1965). Cominciò così a costruirsi un nuovo personaggio – coraggioso, macho, ironico, romantico -, interpreta così in “I cospiratori” di Martin Ritt, “Riflessi in un occhio scuro” ancora con Lumet, “Zardoz” di John Boorman, fino a tre capolavori del cinema d’avventura come “Il vento e il leone” (John Milius), “L’uomo che volle farsi re” (John Huston), “Robin e Marian” (Richard Lester) alla metà degli ’70. A quel punto la sua carriera è ormai benedetta da Hollywood. Con l’età Sean Connery diventa un divo e un attore sicuro di se. Lo dimostra in combutta con Terry Gilliam ne “I banditi del tempo”, con Fred Zinnemann nel bellissimo “Cinque giorni, un’estate”, fino al trionfo planetario de “Il nome della rosa” nel ruolo dell’inquisitore detective Guglielmo da Baskerville dalla penna di Umberto Eco.

Con 94 film alle spalle, 10 avventure produttive e una regia all’attivo (il documentario “The bowler and the bunnet” del ’67) per tutti gli anni ’80 e ’90 ha potuto scegliere i ruoli preferiti e se qualche volta si e’ pentito (“The avengers”), ha spesso dichiarato di aver molto amato “Gli intoccabili”, “The Rock”, “Entrapment”, “Indiana Jones e l’ultima crociata” (come padre di Harrison Ford), “La casa Russia”. Forse non lo ammetterà mai, ma certamente ha mancato due occasioni storiche come il ruolo di Gandalf nel “Signore degli anelli” e quello di Silente in “Harry Potter” (per cui era stato molto corteggiato), mentre si vanta di aver indossato ben quattro volte i panni di un re, da Artù a Riccardo Cuor di Leone. Padre affettuoso di Jason e nonno del giovane e Dashiell, non ama stare a Hollywood, ha avuto pochi amici tra i colleghi (in particolare Richard Harris e Michael Caine), ha sposato in prime nozze Diane Cilento e nel 1975 la pittrice Micheline Roquebrune. Benché dopo il suo ritiro dalle scene nel 2006 si sia spesso ipotizzato che fosse affetto dal morbo di Alzheimer, Sean Connery è riapparso in pubblico (al torneo di tennis di Flushing Meadows) nel 2017. Nel ritirare un premio alla carriera ha detto “I miei piedi stasera sono stanchi, ma il mio cuore e il mio cervello proprio no!”.

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Regina Ada Scarico

Ho lavorato per oltre 15 anni nel mondo del teatro e dello spettacolo in generale e ho avuto esperienze molto lunghe in qualità di amministratrice e coordinatrice di compagnia in spettacoli complessi, con numerosi attori e personale. Ho curato, sempre nell’ambito delle compagnie teatrali e anche nell’ambito più generale dell’organizzazione di eventi, sia i rapporti con Enti e soggetti terzi sia quelli con la stampa e il mondo dei mass media, avendo gestito più volte in piena autonomia l’ufficio stampa in occasione di spettacoli, rassegne, mostre ed eventi

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