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Rubriche

Scena Teatro: doppio appuntamento con il format ‘Teatro casalingo’ anche per i non udenti

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Scena Teatro, martedì 24 e giovedì 26 alle ore 17 attraverso le piattaforme social e web, torna nelle vostre case con il doppio appuntamento del format “Teatro casalingo” condotto dal direttore artistico Antonello De Rosa e dal direttore organizzativo Pasquale Petrosino. Le novità sono rappresentate dall’accessibilità al pubblico non udente, a raccontare le puntate con la LIS (lingue dei segni italiana) l’interprete Franca Loffredo, e dalla rubrica “Chiedi ed Antonello risponde”, inviando domande-video alla pagina facebook o all’indirizzo di posta elettronica scenateatrosalerno@gmail.com. Non mancheranno brevi monologhi, interventi e riflessioni di artisti legati al mondo della cultura e del teatro. “E’ una sorpresa questo seguito così importante – dichiara Antonello De Rosa – visto che tutto è iniziato per una esigenza, una emergenza ed una sdrammatizzazione di tutto quello che sta accadendo.

Un gioco interessante per arrivare alle persone e viceversa, attraverso la cultura ed il teatro. Poi, quello che mi ha intrigato ancora di più è rappresentato dalla voglia di domandare e quindi comunicare delle persone”. Un modo semplice d’incontrarsi, durante l’emergenza sanitaria covid-19, in onda il martedì ed il giovedì alle ore 17 su facebook, youtube e www.scenateatro.com. “Ci siamo chiesti – afferma Pasquale Petrosino – in che modo possiamo essere più vicini a chi ci segue? La risposta è stata semplice, dedicare una rubrica a tanti appassionati del teatro e della cultura con qualsiasi tipo di quesito a cui Antonello De Rosa risponderà con dovizia di particolari”.

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Musica

‘Einstein said’ (Quarantine Session), il video dei Psychopathic Romantics

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psychopathicromantics

“Einstein said” è un altro brano estratto dal terzo album degli Psychopathic Romantics, intitolato “Bread & Circuses”, uscito nel 2015 per Freakhouse Records solo in formato digitale e che ora è disponibile finalmente su supporto fisico, in edizione limitata di 300 copie in vinile, ordinabile attraverso le pagine social della band.

La recente uscita del video di “Extra special needs guy” avrebbe dovuto aprire un ciclo di video con cui la band italo americana con base in Campania intendeva rivisitare alcuni brani del disco per offrirne una veste live completamente inedita, acustica e arricchita dalla registrazione in contesti non convenzionali, ma l’improvviso lockdown da pandemia ha costretto il gruppo a rivedere i piani per il secondo video del ciclo, optando quindi per “Einstein said”, in cui i musicisti suonano ognuno dalla propria casa, con strumenti di fortuna e riprendendosi con gli smartphone.

Una scelta ragionata, illuminante e quanto mai attuale durante il lockdown globale. Il brano, infatti, muove dall’attitudine di molte persone a sentirsi in dovere di esprimere sempre la propria opinione con saccenza e arroganza su qualsiasi argomento, troppo spesso senza alcuna cognizione o competenza, spesso giudicando e sparando a zero. Un tranello in cui è facile cadere, specie nell’era dei social. La band attinge ai pensieri di Einstein e a Freud, focalizzandosi su un grande quesito aperto che questa quarantena forzata ci lascia come pesante eredità: “che ci fai qui e qual è il tuo scopo?”, domanda ripetuta in loop alla fine della canzone.

La pandemia da Covid-19, secondo la band, ci ha dato una nuova consapevolezza della forza della natura, capace di reagire e rigenerarsi mentre l’uomo è costretto a farsi da parte. Ne consegue la speranza che forse siamo ancora in tempo per prenderci cura del nostro pianeta, rallentando i ritmi e riappropriandoci del nostro tempo.
Una quarantine session che rappresenta il modo della band di riconnettersi alla natura, di farle sapere che è con lei sempre, come dimostra anche il mood “agreste” del video, tra chi canta mentre rinvasa alcune piante di pomodoro e chi gioca con le percussioni usando cipolle appena raccolte.

[Foto in copertina di Eliano Imperato]

 

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Arte e Musei

Il Canto di Circe: il trittico di Nello Petrucci, omaggio a Giordano Bruno, per Maggio dei Monumenti

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Il canto di Circe

L’opera Il Canto di Circe sarà fruibile dal 23 maggio online sulla pagina Facebook dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli attraverso un video realizzato dall’artista e successivamente la Biblioteca sarà aperta al pubblico con date e orari che verranno resi noti sempre attraverso la pagina Facebook dell’Assessorato.

 

La Sala delle Biblioteca del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, ospita l’installazione site specific, dell’artista Nello Petrucci dal titolo “Il Canto di Circe” a cura di Marina Guida. Il progetto installativo pensato appositamente per questa occasione – e reso fruibile in streaming sui canali social dell’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli – è promosso dall’ Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con Contemply nell’ambito della manifestazione Maggio dei Monumenti 2020 e presenta tre opere di grande formano, un trittico su tavola, omaggio al pensiero del filosofo nolano Giordano Bruno.
Non a caso è stata scelta dall’artista proprio la Sala della Biblioteca del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, luogo in cui il giovane filosofo ebbe modo di formare il suo pensiero critico ed indipendente, anche attraverso la lettura di testi proibiti di cui questa biblioteca era fornita.
E non è casuale nemmeno il giorno scelto per l’inaugurazione, quel 23 maggio in cui Giordano Bruno nel 1592 fu arrestato a Venezia e trasferito nelle carceri del Sant’Uffizio di San Domenico di Castello (Venezia). Le opere del trittico raccontano infatti proprio quell’avvenimento in tre momenti: il giorno della mancata abiura, la censura e l’arresto.
Nelle tre tavole di Petrucci – realizzate in tecnica mista fondendo decollage/collage, pittura, grafica computerizzata, fotografia e stampa in quadricromia – la potente icona del filosofo emerge sui frammenti di manifesti strappati che rappresentano simbolicamente le false credenze, i proclami e le finte certezze dell’era globalizzata e massificata. L’ispirazione per quest’opera è stata tratta dal libro il “Canto di Circe” che il filosofo Giordano Bruno pubblicò a Parigi 1582. Nella quarta, quinta e sesta “questione” del “Dialogo Primo” del libro, il filosofo descrive la vera natura di taluni esseri, umani in apparenza ma ferini nella sostanza e, riferendosi alla specie degli uomini ridiventati scimmie fa dichiarare a Circe: ”Questi animali – privi di qualsiasi utilità nelle faccende serie – si rendevano graditi ai magnati adulandoli, facendo gli istrioni e recitando la parte dei parassiti: anche adesso, giacché non possono portare pesi insieme agli asini, marciare in terra insieme ai cavalli, arare insieme ai buoi, pascersi di cadaveri insieme ai porci, non servono ad altro che a far ridere.” Circe descrive gli uomini scimmia, cortigiani del potere, oppositori del libero pensiero. L’artista Nello Petrucci riprende l’immagine della scimmia – in questo caso è la personificazione della censura, che blocca la libertà di pensiero e di espressione – e costruisce la scena con due figure antitetiche: la libertà di pensiero personificata da Giordano Bruno e la censura che tutti i poteri costituiti, dalla notte dei tempi, esercitano sulla prima, cercando di limitarla e sopprimerla in ogni sua forma.
Nello Petrucci dopo il 2018 – anno della sua residenza artistica presso il 3World Trade Centre, dove ha realizzato la monumentale The Essence of Lightness – ha iniziato a formulare un pensiero visivo che fonde gli stilemi ed i codici iconografici desunti dalla storia dell’arte dei secoli scorsi, con le soluzioni formali tipiche della street-art, in cui una complessa commistione di persistenze e citazioni, rimandi e parallelismi, formano un universo visivo che dà vita a immagini a cavallo tra l’antico ed il contemporaneo, offrendo molteplici livelli semantici. Il Canto di Circe può essere considerata un’opera di street art allestita in un luogo pubblico e rappresenta un omaggio al pensiero libero ed un invito ad andare simbolicamente oltre i doxa di tutte le forme dittatoriali di potere, manifeste o occulte e perseguire sempre la veritas, come il filosofo Giordano Bruno ci ha insegnato, con ostinazione e coraggio.

Nello Petrucci (Castellammare di Stabia, 1981) vive a Pompei ed è un artista e filmmaker italiano, laureato all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Una curiosità onnivora, e un talento poliedrico, hanno generato l’inconfondibile stile dei suoi “Decollage”; tanto che i critici hanno coniato un nuovo termine, “Pop Cinetica”, per definire la sua arte. Una sua opera, The essence of lightness è esposta permanentemente al 45° piano del 3° World Trade Center di New York; unico italiano invitato ad esporre, insieme ai migliori street artist del mondo. Sempre a New York ha esposto due volte all’Agorà Gallery, e poi a Roma all’Ambasciata Americana di Roma con Over the Sky, una serie di tele dedicate all’11 settembre. Sul versante cinematografico, oltre a interpretare diversi ruoli in veste di attore, tra cui anche una piccola parte in Gangs of New York di Martin Scorsese, gira un cortometraggio Lost Love (2019) sul tema del razzismo e firma la regia del videoclip Remove the frame sul tema dell’omosessualità all’interno del Parco Archeologico di Pompei. Nel 2019 fonda la casa di produzione cinematografica Satyr M.B. production.

Scheda della mostra
Promosso da Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli
Titolo Il Canto di Circe
Autore Nello Petrucci
A cura di Marina Guida
Sede Complesso Monumentale S. Domenico Maggiore – Napoli
Date 23 maggio 2020 – 28 giugno 2020

 

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Coronavirus

Vita d’artista e pandemia. Intervista a Stefania e Pasquale: la musica in coppia e in famiglia

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Dal teatro alla musica l’arte fa gli artisti e gli artisti vivono d’arte.
Come il teatro così anche la musica ha fortemente risentito di questa porzione di tempo che, seppure delimitata, sembra durare da così tanto. Tre mesi di fiato sospeso per molti ma anche di bellezza, e vi spiego perché.

Dopo un attore e una illustratrice, due attori, è la volta di due musicisti: una coppia, anche se ‘coppia’ nel loro caso diventa una parola stretta, un po’ riduttiva, e se azzardassi a definirli un collettivo familiare di musici non penso di inciampare sulla sintassi.

Sono Steania Aprea e Pasquale Sorrentino, lei cantante e lui cantante e chitarrista ma poi scrivono, compongono… sono, insieme ad atri musicisti, I Pennelli di Vermeer con un primo figlio batterista in erba sulle orme dello zio, e una seconda figlia arrivata nel mentre si completava questa sorta di “indagine/intervista” ai suoi genitori. Nata quindi tra le parole ma ci tocca aspettare che cresca, almeno un po’.

“Siamo una coppia del vesuviano con uno splendido figlio di quattro anni e una bimba in arrivo”, scrivevano poco prima che la bimba (3 kg di materia artistica) nascesse.
“Ci accomuna, in particolare, la passione per la musica ed è proprio grazie ad essa che ci siamo conosciuti e innamorati nel 2008, portando avanti insieme l’avventura artistico-musicale con il gruppo Pennelli di Vermeer”.

Come e quanto è cambiata la vostra ‘giornata tipo’ rispetto al pre pandemia?
“A dire il vero già un mesetto prima dello scoppio della pandemia ci eravamo un po’ isolati, per portare avanti la seconda gravidanza di Stefania in tranquillità e senza stress. Avevamo, per questo motivo, ridotto drasticamente il numero di concerti live. Poi è arrivato il lockdown che ci ha trovati, quindi, già in modalità “vivere lento”. Per noi è cambiato poco e nulla: abbiamo intensificato quello che già facevamo e quindi crescere un figlio, fare giardinaggio, fare l’amore, leggere, cucinare, impastare pizze, panuozzi, dolci e solo alla fine… suonare qualche canzone”.

Quale l’aspetto che più vi è mancato, o che vi manca ancora, del vostro lavoro?
“Ci mancano soprattutto la musica live e il resto della band. E poi i sorrisi, gli abbracci e i baci degli amici e del pubblico. Ci mancano i palchi sui quali ci esibivamo, quelli dei locali o festival in cui c’è considerazione e rispetto per il nostro lavoro; ci mancano le luci soffuse e l’affetto dei gestori e dei barman che ci coccolano con i loro drink fatti apposta per noi”.

Cosa vi resterà per sempre di questa inedita ‘esperienza’?
“Il lockdown ci ha segnati profondamente e non per le cose che non ci è stato possibile fare, ma perché abbiamo preso consapevolezza del fatto che la nostra “normalità” (quella di tutti noi) è stato il vero problema. Abbiamo capito come vivere di cose essenziali togliendo il superfluo e davanti al dramma che ha accomunato troppe persone, come gli affetti mancati, il lavoro perduto e la difficoltà di arrivare a fine mese, per un attimo abbiamo messo in discussione anche la musica e la sua importanza nelle nostre vite e nella società. Riflessioni che lasciano il segno”.

Cosa ne pensate di questa trasposizione web di tutto, o quasi tutto, il settore artistico – culturale?
“Una canzone non esisterebbe se fosse rinchiusa solo nella testa del suo autore. Qualsiasi forma artistica diventa tale quando è fruibile da terzi. Gli artisti hanno l’esigenza di comunicare col loro pubblico. È istintivo e naturale e il lockdown ci ha messi tutti nelle condizioni di poter arrivare alla gente solo tramite i social. Questo spiega l’esplosione e al contempo l’implosione dell’arte e della cultura sul web al tempo del covid.”

Relativamente alle vostre attività musicale, avete idee e proposte per il futuro? Cosa vi aspettate? Quale il vostro augurio per la ripresa di tutto il settore artistico culturale?
“In un futuro prossimo pubblicheremo il videoclip della canzone “Bruco di gomma” in cui cantiamo una sessualità più libera da stereotipi e tabù. Non abbiamo in cantiere un disco nuovo, ma ci piacerebbe organizzare comunque un calendario di concerti, pur se sottoposti alle norme restrittive del distanziamento sociale. Certo non è un’idea allettante, ma potrebbe essere un ritorno ai tempi in cui ai live si andava perché si era interessati alla musica e non solo al contesto… chissà! In ogni caso speriamo fortemente che il settore artistico/culturale si rianimi al più presto e approdi ad una “nuova normalitá”, quella in cui a tutti gli artisti e gli addetti ai lavori sia dato il giusto riconoscimento – soprattutto in termini salariali e previdenziali – e il rispetto, la dignità e l’attenzione che meritano”.

‘La cultura non si ferma’ se… continuate la frase.”
La cultura non si ferma… ostinati continuiamo a lottare e a cercare ciò che ancora ci manca… la Libertà!”

[Foto in copertina di Paolo Terlizzi]

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