

“Ridurre al minimo i colloqui esterni, anzi bloccarli e consentire ai detenuti incontri via Skype con i familiari per evitare la diffusione del coronavirus in carcere”. E’ quanto chiede Aldo Di Giacomo, segretario generale di Spp, Sindacato di Polizia penitenziaria, oggi davanti al carcere di Poggioreale, a NAPOLI. “Ho assistito in diretta all’ingresso dei parenti – dice – tutti ammassati all’esterno, senza alcuna precauzione e prima di entrare a nessuno e’ stata misurata la temperatura. Eppure in carcere il virus circolerebbe senza problemi”. “Parliamo di norme di buon senso – sottolinea – A Poggioreale il sovraffollamento arriva alle stesse. Cosa succede se un solo detenuto risulta positivo? Si evacua il carcere? No, non e’ possibile. Ma sarebbe una tragedia, quel posto e’ una polveriera. Ci sono detenuti che hanno chiesto ai loro familiari di non andarli a trovare di persona in questo momento. Hanno mostrato di avere buon senso”. “Chiediamo la misurazione della febbre anche per gli agenti di polizia penitenziaria – prosegue – E’ una misura di precauzione per chi entra in carcere”. “La direzione del carcere di San Vittore ha gia’ chiuso l’istituto penitenziario alle visite esterne – aggiunge – Sarebbe opportuno farlo dappertutto”. La richiesta di intervenire per evitare che il coronavirus possa entrare nelle carceri “e’ stata presentata al Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”. “Non abbiamo avuto risposte – conclude – eppure, come e’ accaduto per le Regioni con il decreto del Governo, sarebbe stato meglio avere una linea unica per tutti, un coordinamento nazionale”.
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