“Sono stato minacciato perché voleva farmi credere che fosse davvero depresso, ma fingeva”, è quello che ha detto lo psichiatra al processo che si sta celebrando con rito ordinario, dinanzi alla sesta sezione del tribunale di Milano, a carico del boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, detenuto al 41 bis nel carcere di Tolmezzo. L’ex capoclan è accusato di minacce che fa durante un colloquio ai medici ma che manda anche al direttore del carcere Giacinto Siciliano: “il direttore io lo paragono a una busta di immondizia e io l’immondizia la butto fuori”. Ai poliziotti della penitenziaria lo stesso in modo sibillino Zagaria dice, come le stesse hanno confermato in aula nel corso del processo, “se quel rapporto esce dalla sezione io prendo 15 giorni di isolamento…dovete cancellare dal rapporto la parte dove io le dico di avvicinarsi di più al cancello della cella per aggredirla, oppure deve strappare il foglio”. Tra le contestazioni anche “l’aver dato due schiaffi ad un agente penitenziario, l’aver rotto la telecamera che lo monitorava con un bastone e la finestra della sua cella”. Il prossimo 7 dicembre sono esattamente otto anni che il boss è detenuto a 41 bis e lo scorso anno dal 5 al 19 maggio furono giorni di follia. Oltre all’immediato trasferimento in un altro carcere a Zagaria quei 12 giorni gli costarono undici denunce gli vengono contestati, infatti, 11 reati aggravati dal metodo mafioso in questo nuovo procedimento che si sta celebrando a Milano. Avrebbe inscenato persino un tentativo di suicidio. “Vogliono farmi pentire ma non mi pentirò mai” lo ha dichiarato quando venne bloccato dagli uomini della penitenziaria e lo continua a ripetere in ogni videoconferenza nelle aule dei tribunali, Zagaria lo ha ribadito, l’altro giorno, dinanzi al presidente della sesta sezione a Milano. Il prossimo 15 gennaio è stata fissata la requisitoria del pubblico ministero e la discussione del suo avvocato Paolo Di Furia.
Pischiatra in aula: ‘Sono stato minacciato dal boss Zagaria. Non era depresso, fingeva’
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