Oltre 1200 aggressioni all’anno, 3 episodi al giorno, il 70% delle vittime è donna. Sono questi i numeri dell’emergenza violenza negli ospedali: aggressioni verbali e fisiche nei confronti di operatori della sanità, medici, infermieri, ostetriche, tecnici sanitari, operatori socio-sanitari e amministrativi. La Uil Fpl Napoli e Campania, nella sala convegni alla Stazione Marittima di Napoli, ha incontrato i protagonisti per trovare soluzioni.
Per il Segretario Generale Regionale Vincenzo Martone “i rimedi sono tre: c’è bisogno di un deterrente specifico per gli ospedali di trincea, dobbiamo inserire l’educazione sanitaria nei programmi scolastici per promuovere la cultura del rispetto e infine potenziare il personale, non esiste sanità senza adeguata assistenza”. Anche il Segretario Generale Nazionale Michelangelo Librandi ha sottolineato la carenza di lavoratori nei pronto soccorso: “Abbiamo 30mila infermieri in meno e dobbiamo colmare il vuoto che si crea tra l’arrivo dei pazienti e l’assistenza. La politica non deve fare solo spot”. Il direttore dell’Uoc Loreto Mare Alfredo Pietroluongo ha denunciato 12 aggressioni: “Urge la figura di un responsabile della sicurezza in ogni ospedale, un esperto che si occupi di tutelare pazienti e personale. La violenza nasce dalle prestazioni non necessarie”. Un concetto ribadito anche da Pierluigi Virginio dell’Asl Benevento 1: “Bisogna smaltire i codici verdi per non intasare i ps, ripristinare le cause di servizio per gli operatori vittime di violenza e riconoscere i disturbi post-traumatici da stress: lo stato deve proteggere i suoi servitori”. Ma il fenomeno è nazionale, come ricorda Raffaele Tortoriello, coordinatore dei medici: “La soluzione è formare il personale, affidarsi ai medici di famiglia e alla medicina territoriale per liberare gli ospedale, avere la certezza della pena per i violenti e introdurre un daspo per chi aggredisce i medici. La prevenzione è più economica ed efficace delle armi”. No alla militarizzazione degli ospedale anche per Ciro Verdoliva, direttore generale dell’Asl Napoli 1: “Uscire dal commissariamento è un imperativo. Rimedi utili sono i braccialetti per i pazienti, i monitor con le informazioni, sale d’attesa attrezzate, telecamere sulle ambulanze. Ma non basta: servono leggi”. “Recuperare un rapporto di fiducia con i pazienti – suggerisce Ciro Carbone, presidente Ordine infermieri – e introdurre la figura dell’infermiere di famiglia”. Una battaglia che la Uil Ftp condivide con il Segretario Generale Regionale Giovanni Sgambati: “Lotta al precariato, vigilanza, corsi di formazione del personale, guardie giurate: l’ospedale è lo Stato e noi ci impegneremo per ripristinare la legalità”.
Aggressioni in corsia, la Uil Fp: ‘Daspo contro i violenti’
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