Napoli – Il Napoli Pride 2026 si era confermato, fino a quel momento, «un vitale spazio di libertà e partecipazione democratica». Poi, all’imbocco di piazza Dante, la giornata è precipitata in un’escalation di violenza che gli organizzatori non esitano a definire «di una gravità inaudita».
Un gruppo composto da una ventina di persone ha bloccato fisicamente il corteo e si è scagliato contro la manifestazione per un unico motivo: la presenza pacifica di quattro ragazze e ragazzi dell’associazione ebraica Lgbt+ Keshet.
La sigla aveva aderito alla piattaforma politica del Pride, sottoscrivendo – tra gli altri punti – la condanna dell’«azione genocidaria del governo di Netanyahu ai danni del popolo palestinese». Una presa di posizione che non è bastata a fermare l’odio. «Il corteo è stato bloccato, sono iniziati spintoni e insulti contro di noi», raccontano gli organizzatori.
La situazione è degenerata rapidamente: sputi, lancio di palloncini pieni d’acqua e di una sostanza urticante. Durante l’assalto, è stata strappata la kippah dalla testa dei giovani ebrei presenti, accompagnando il gesto con offese di stampo antisemita.
Assalto al palco e fuga nel backstage
L’aggressione non si è fermata alla testa del corteo. Lo stesso gruppo di facinorosi ha raggiunto il retro del palco e ha tentato di sfondare le transenne prendendo di mira il Napoli Pride con altri palloni d’acqua e ulteriore liquido urticante. A quel punto si è reso indispensabile l’intervento tempestivo della Polizia di Stato. Su indicazione della Digos, gli organizzatori e i militanti di Keshet sono stati costretti a rifugiarsi all’interno del backstage, dove sono rimasti bloccati mentre decine di persone ostruivano l’ingresso e cercavano di forzare le recinzioni per proseguire le aggressioni.
La denuncia dal palco e il silenzio delle settimane precedenti
A fine evento, dal palco del Napoli Pride, Antonello Sannino – insieme ai rappresentanti del Torino Pride, del Beirut Pride, dell’Odessa Pride, a Vanni Piccolo e all’associazione Keshet – ha denunciato pubblicamente l’accaduto. Gli organizzatori hanno ricordato di aver subito, nelle settimane precedenti, «violenze verbali sui social» senza mai alimentare polemiche, e di non aver contestato l’evento dell’Arruvutamma Pride svoltosi pochi giorni prima con la partecipazione di alcune centinaia di persone. «L’odio e l’antisemitismo esplosi ieri sono una vergogna assoluta che non lasceremo impunita», hanno dichiarato.
Richiesta di tutela alle istituzioni
Il Napoli Pride annuncia ora una linea durissima sul piano legale e istituzionale. «Denunceremo formalmente tutto quanto accaduto, fornendo alle autorità competenti nomi e cognomi dei responsabili», fanno sapere. Parallelamente, verrà chiesto un incontro urgente al Prefetto, al Questore, al Sindaco e al Presidente Fico.
L’obiettivo è ottenere dalle istituzioni «un intervento deciso su questa gravissima vicenda». La preoccupazione degli organizzatori è netta: «Temiamo che questa deriva possa riversare ulteriore odio e violenza sulle nostre associazioni, che continueranno a battersi per i diritti di tutti e di tutte, ma che oggi necessitano di tutela e di risposte chiare».





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