Depredavano le case di tutta la Campania: quasi 50 anni di carcere al gang italo-rumena di ‘zio’ Mario Falanga

Boscoreale. Terminato il processo che vedeva sul banco degli imputati la banda dei topi di appartamento composta da italiani e rumeni, che la scorsa estate aveva messo a segno furti tra le province di Napoli, Caserta, Salerno e Avellino, che fu sgominata dalla compagnia dei carabinieri di Torre Annunziata. La loro specializzazione erano i furti degli attrezzi agricoli che rubavano e rivendevano a caro prezzo.
Le indagini evidenziarono che i «topi di appartamento» eseguivano dei sopralluoghi prima di entrare in azione, per studiare la «pericolosità» delle case da svaligiare e per organizzarsi. Poi, in batterie composte da 4 o 5 elementi, partivano su macchine con targa straniera per fare razzia di gioielli, denaro, televisori o attrezzature agricole. I carabinieri scoprirono addirittura che i malviventi rivendevano il materiale di cui facevano razzia ai mercatini domenicali dell’usato. In una occasione i militari bloccarono la Fusco Giovanna mentre rivendeva il materiale rubato al mercato di Boscotrecase. Ma la donna era riuscita a provare che aveva le autorizzazioni per vendere quella merce e gli fu restituita.
In soli quattro mesi, tra maggio e agosto dello scorso anno, i componenti della banda di ladri specializzati in furti negli appartamenti hanno messo a segno trenta colpi. Furti avvenuti sia di giorno sia di notte e anche alla presenza negli appartamenti presi di mira dei legittimi proprietari.
Durante le indagini condotte dai militari dell’Arma era stato inoltre possibile procedere all’arresto in flagranza di due autori di furto in un’abitazione in provincia di Salerno e alla successiva individuazione di tre complici, che inizialmente erano riusciti a darsi alla fuga. Stangata per Falanga Mario e la nipote Giovanna Fusco. Per loro una condanna, rispettivamente, ad anni 10 per quello che è stato individuato come il promotore del gruppo. Per il capo dei topi di appartamento la condanna è stata identica a quella richiesta dal PM. Unico caso di conferma. Per la nipote, Fusco Giovanna l’ufficio di procura aveva chiesto una condanna di 8 anni, ritenendola il braccio operativo dello zio Mario ed organizzatrice del sodalizio. La sentenza ha visto per lei una condanna di sei anni. È andata meglio per Mutuliga Nicolae Ilie (avvocato Antonio De Donato) per il quale la richiesta era stata di 10 anni ma ha riportato una condanna di 4 anni e sei mesi con una forte riduzione rispetto a quello richiesta dal PM. La più importante riduzione di pena. Per gli esecutori materiali dei furti, Panariello Aniello ( difeso dall’avvocato Gennaro De Gennaro) e Cervero Giuseppe ( difeso dall’avvocato Gennaro Toscano) il PM aveva chiesto una condanna di 6 anni. Condanna più leggere rispetto alle richieste. Il Panariello ha riportato una condanna di 3 anni e 2 mesi per 6 furti. Il Cervero ha riportato una condanna di 5 anni e 4 mesi per 4 furti. Per l’altro esecutore dei furti Carbone Carmine (difeso dall’avvocato Antonio Iorio) la richiesta del PM era stata leggermente più bassa ovvero di 5 anni e 6 mesi ma la sentenza ha ridotto ulteriormente la condanna a 2 anni e 4 mesi per due furti.È andata meglio alla sorella del Falanga Mario, Maddalena (difesa dall’avvocato Donato De Paola), per la quale il PM aveva chiesto una condanna di 3 anni e 6 mesi ed è stata condannata ad 1 anno e 4 mesi. Ottimo risultato è stata l’assoluzione di Paduano Ferdinando (anche egli difeso dell’avvocato Gennaro De Gennaro) per il quale la richiesta di condanna dell’ufficio di procura era stata di 4 anni ma è stato assolto con conseguente scarcerazione. Stessa condanna era stata richiesta per Trifan Gabriel, rumeno, difeso dall’avvocato Vincenzo Salomone che ha riportato una condanna di 2 anni e sei. Altra assoluzione è stata quella di Giuseppe Chierchia, assolto dal reato associativo. Per Falanga Bruno difeso dall’avvocato Giuseppe Petrosino la condanna è stata di 1 anno e 4 e pena sospesa.
Gli avvocati hanno già preannunciato battaglia in appello per ridurre ulteriormente le condanne che sono state esagerate ed in alcuni casi una vera e propria stangata.

La Redazione
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