Camorra, Belforte confessa: ‘Carbone e lo zio uccisi per fermare i Casalesi’

“Ho fondato il clan Belforte, intorno al 1985, con mio fratello Mimì perché dopo l’arresto di Raffaele Cutolo e di altri cutoliani, noi di Marcianise che eravamo stati sempre fedeli a quel gruppo, si temeva che il controllo criminale dei territori di Marcianise, Caserta, Portico, Macerata passasse nelle mani dei Casalesi, quindi, organizzammo il nostro clan. Un gruppo di fuoco che si consolidò dopo la strage di San Martino 11 novembre 1986 con la morte di Paolo Cutillo”. E’ il racconto fatto dall’ex boss Salvatore Belforte, ex collaboratore di giustizia di Marcianise, che ha ricostruito nel fascicolo del delitto di Orlando Carbone, ucciso 33 anni fa dai Belforte la storia del clan dei Mazzacane. L’ex capoclan è stato presente, questa mattina, per l’udienza preliminare in tribunale a Santa Maria C.V., dinanzi al gup Ivana Salvatori, proprio per questo omicidio ma per l’ultima volta per questo procedimento, infatti, dalla la prossima udienza, sarà processato  in videoconferenza così come richiesto dalla difesa, avvocato Salvatore Piccolo. Inoltre, è stata accettata dal gup la richiesta fatta di rito abbreviato. Quindi il procedimento per Belforte, precedente agli anni 1992, seguirà il vecchio rito. Rito alternativo, con sconto di un terzo della pena non consentito, invece, con la recente legge proprio per i delitto di mafia. Soprattutto è stata accordata la videoconferenza che si celebrerà a novembre non perché Salvatore Belforte è un ex collaboratore di giustizia ma perché lo prevede la legge per chi è stato condannato in passato con l’art.7 per reati mafiosi. Carbone, secondo l’accusa, fu ucciso dal clan dei Mazzacane insieme allo zio, Giuseppe Tammariello, 33 anni fa, perché entrambi testimoni scomodi e inaffidabili. Dopo la strage di S. Martino con 4 morti e 4 feriti, (avvenuta nel novembre del 1986 proprio il giorno di San Martino e proprio in via S. Martino a Marcianise) in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine nella stessa giornata fu ucciso Paolo Cutillo alias ‘Jack la belva’ il perno principale a Marcianise dei cutoliani e Orlando Carbone insieme allo zio Giuseppe Tammariello (originari di Marcianise ma trasferiti all’epoca Roma dove erano stati assoldati dai Belforte) che avevano partecipato alla strage erano stati fermati ad un posto di blocco e subito rilasciati dai carabinieri. Episodio che destò troppo sospetto ai fratelli Belforte che ne decretarono la morte per inaffidabilità Il cadavere di Carbone è stato fatto ritrovare proprio da Salvatore Belforte, nel periodo della sua collaborazione, quello dello zio Tammariello non è mai stato trovato perché forse sciolto nell’acido. Fino al ritrovamento del cadavere di Orlando Carbone, unico delitto di cui si è accusato Salvatore Belforte, era ancora possibile reperire a Roma il certificato di residenza del giovane dichiarato morto solo nel 2015 quando in un pozzo sono stati rinvenuti i resti delle ossa.

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