La terza Pompei e l’identità nascente

Da cronista non sono solito raccontare episodi della mia vita privata, quando  essi non rappresentano una utile notizia per tutti i lettori. Stavolta faccio volentieri uno strappo alla regola per raccontare episodi di vita privata con decise ricadute “pubbliche”.Uno è recentissimo. Di qualche giorno fa. Non di più. Ho acquistato un cellulare nuovo di una marca molto diffusa, forse la più diffusa. Mi sono quindi messo subito a “inizializzarlo”, come si dice con un neologismo tutto informatico per indicare la fase di avvio di un nuovo apparecchio. Dunque, mentre smanettavo con alterno successo per rendere funzionante il nuovo mio telefonino, seguivo con attenzione tutto quanto esso faceva da solo, fortunatamente, risparmiandomi fatica. Ad un certo punto il cellulare ha individuato il posto in cui ero, cioè proprio alla scrivania da cui scrivo questo articolo, nel pieno centro urbano di Pompei, a poca distanza dal Santuario.

Però, il cellulare ha riportato sul proprio schermo in bella evidenza: Pompei Antica. E così esso fa ogni volta che io lo riaccendo, in automatico e  indipendentemente dal mio uso di Google Maps. Ho tentato di smanettare, ma poi mi son dovuto rassegnare. Secondo il mio cellulare sono un abitante di Pompei Antica. Il fatto, in verità, più che lusingarmi, mi indigna anzichenno’ !!! Penso che Pompei antica non ha bisogno di essere conosciuta. E’ da due tre secoli all’onore della cronaca. Di quella colta e di quella turistica. Il che mi fa piacere e mi riempie d’orgoglio, sia chiaro. E questo credo che valga per tutti i Pompeiani. Però, mi fa abbastanza incazzare il fatto che ai famosi costruttori stranieri del mio cellulare sfugga la notizia della esistenza di una cittadina di nome Pompei, abitata da comuni mortali affaccendati a vivere. Non solo da calchi gessosi e turisti frettolosi.

E poi per me il fatto fa il paio in maniera preoccupante con quanto mi è capitato un paio di decenni orsono qui in Italia, ad Arezzo, cioè nel cuore del Bel paese, in un albergo ai margini del centro storico aretino. In quell’albergo l’addetto alla cassa, quando gli consegnai il mio documento di identità, dopo avergli dato una occhiata perplessa, mi domandò: Scusi signore, ma lei è proprio di Pompei? Alla mia immediata risposta affermativa, replicò: ma allora esiste Pompei, non esistono solo gli Scavi. E poi, sorridendo esclamò:  Pensi che io credevo che ci fossero solo ‘uattro case!  Lo disse d’un fiato, aspirandosi nel gozzo la “c” toscana di case.Chiudo i due incidenti personali  con una considerazione che partecipo al lettore che ha avuto la pazienza di leggermi fino a qui.

Come cittadino pompeiano trovo molto preoccupante il fatto che la Pompei nuova, quella nata ufficialmente nel 1928, ormai quindi da quasi un secolo,  ma sviluppatasi fin dall’Ottocento intorno al Santuario, stenti a proporre una propria distinta identità, sia rispetto agli Scavi che allo stesso Santuario.La Amministrazione comunale in carica, troppo inerte di suo, è la destinataria principale di questa mia preoccupazione, che non la individua ovviamente unica responsabile di tale situazione, ma certamente corresponsabile con le altre Amministrazioni che la hanno preceduta. La città di Pompei, come sa bene chi la conosce, ha stentato a connotarsi come terzo polo – di natura civile – al fianco dei due altri grandi poli, già famosi nel mondo. Un fatto in sé mortificante per la Città nuova, quella viva. Come cronista devo però dire che si colgono nell’aria fermenti nuovi, che vanno segnalati. La gente comune che abita e vive quotidianamente la Città nuova sembra avere fino in fondo capito che è giunto il momento identitario. A prescindere dai due grandi poli.

Ne è un esempio il disordinato ma vivace diffondersi di microstrutture turistiche ricettive, come i B&B e i BnB. E’ stata la prima risposta alla assenza di una qualsiasi politica alberghiera. Un altro esempio di questo nuovo sentire è stato il costituirsi spontaneo di più comitati civici apartitici per la difesa della Casa di Riposo Borrelli, oggetto di manovre oblique della politica politicante. E infine un nuovo grandissimo segnale positivo – che andrà colto, sostenuto e sviluppato – viene dalla adesione diffusa, estesa  e comunitaria alla iniziativa del Jazzit Fest, sostenuta da Civitates Pompei Team, ma accolta dalla spontanea mobilitazione di interi nuclei familiari in ogni angolo del territorio pompeiano. Si stanno insomma scrivendo nuove pagine di storia civica. Forse stiamo assistendo alla nascita di una Comunità, la Terza Pompei.

Federico L. I. Federico

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