Decreto salva-Roma, de Magistris: “A Napoli ci siamo salvati da soli, siamo un esempio di resilenza”

Napoli. Parla il primo cittadino di Napoli dopo il decreto “Salva-Roma” approvato dal Governo. “Siamo un laboratorio di resilienza e di esempio. Oggi siamo la città d’Italia che cresce di più. Cresciamo dal punto di vista dell’economia, della cultura, del turismo, e delle startup giovanili. E con i tagli lineari di tutti i governi. Si deve affrontare il tema di tutti gli enti locali. Salvini fa campagna elettorale e si accorge ora che esistono tutti i comuni ma con l’autonomia differenziata lui divide ancora di più l’Italia. Quando uscì il discorso del salva Roma io dissi: se ancora una volta si interviene su una sola città, la città di Napoli entra in sciopero. In questi 8 anni abbiamo dimostrato senza lo Stato, con ostruzionismi forti, di riprenderci da soli”. Così Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ai microfoni di Radio anch’io su Rai Radio1.”Ci vogliono cure diverse per ogni comune – ha detto il sindaco – I debiti non sono solo al sud, anche Torino e Milano sono indebitate. Se vogliamo unire il paese bisogna valorizzare tutte le autonomie e non fare figli e figliastri. E non stare in campagna elettorale a far vedere che stai con i sindaci.Noi ci siamo salvati da soli, con norme che sono valse per tutti. Non c’è mai stato un Salva Napoli. Abbiamo vinto tutti i ricorsi alla Corte dei Conti, abbiamo avuto il più alto numero di controlli e ci siamo salvati perché la capacità di riscossione è aumentata, la lotta all’evasione è aumentata molto e stiamo valorizzando il patrimonio immobiliare. Se il governo finalmente si accorge che esistono anche al sud tante città che si stanno rialzando da sole e con le mani pulite e con onestà forse questo paese lo salviamo. A differenza di Roma, i debiti di Napoli sono debiti commissariali. Se non ripartono tutti i comuni dal nord al sud, il Pil del paese non cresce. Non possiamo salvare solo qualche città perché magari conviene politicamente in un certo momento storico”, ha concluso De Magistris.

Renato Pagano
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