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Castellammare di Stabia

Castellammare, il pentito: ‘Incontrammo Tommasimo e un altro esponente del Pd e ci lamentammo dei posti che si erano presi nell’azienda dei parcheggi…’

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Castellammare. Un incontro alle Terme per la divisione dei posti di lavoro nell’azienda che gestiva il servizio parcheggi a Castellammare tra i politici e il clan D’Alessandro. Un incontro voluto da Francesco Belviso detto ‘Ciccio o’ mister’ per i suoi trascorsi da calciatore e da allenatore ma soprattutto cognato di Teresa Martone moglie del defunto padrino Michele D’Alessandro e madre dei tre boss che da anni controllano gli affari illeciti in città. Belviso (tra l’altro padre di Salvatore, il primo pentito ‘di famiglia’ del clan è morto due mesi fa a causa di una grave malattia mentre si trovava sotto il programma di protezione. Le dichiarazioni di Francesco Belviso sono agli atti della conclusione indagine nei confronti di 30 tra boss e affiliati del clan D’Alessandro per una serie di estorsioni e altri reati commessi negli anni scorsi nella cittadina stabiese. In un verbale reso davanti al pm Claudio Siragusa datato 11 settembre 2012 Francesco Belviso racconta: “…Si è svolto un incontro alle Terme al quale abbiamo partecipato io, Gino Tommasino (il consigliere comunale del Partito Democratico, morto poi in un agguato il 3 febbraio del 2009), Omissis (un altro consigliere comunale del PD dell’epoca di cui Belviso fa il nome) , un referente dell’Azienda con un socio e Cavaliere Renato. Durante quell’incontro si è verificato anche un attrito tra i referenti dell’azienda, Gino Tommasino e OMISSIS consigliere comunale del PD”. Tutto questo perché i referenti politici avevano piazzato, su quattro posti disponibili, tre persone a loro vicine lasciando un unico posto al clan. “Si sono lamentati – prosegue Francesco Belviso – perché mentre loro avevano messo a disposizione della famiglia quattro posti di lavoro di tre posti si erano impossessati OMISSIS consigliere comunale del PD e Gino Tommasino”. Secondo quanto raccontato dal collaboratore di giustizia Tommasino aveva fatto assumere una persona a lui vicina e l’atro consigliere comunale del PD aveva fatto assumere due fratelli (entrambi pregiudicati e che da qualche anno controllavano gli affari illeciti nella vicina Scafati con altri familiari e camorristi ndr) l legati a lui da un vincolo di parentela. “Durante l’incontro Cavaliere Renato – dichiara il pentito – ha manifestato il proprio disinteresse per il posto di lavoro ed ha detto che poi avrebbe dato una risposta. Alla fine io ho chiesto a Tommasino di assumere mio nipote[…] per l’assunzione si è seguita una prassi normale”. Dopo l’incontro alle terme tra alcuni degli esponenti della maggioranza di governo cittadino, “Renato Cavaliere è venuto al bar e mi ha chiesto di andare a prendere a ‘quello dei parcheggi’ ai Cantieri. Renato Cavaliere mi ha detto che era un ordine di Enzo D’Alessandro. Io sono andato a prendere OMISSIS, referente della partecipata comunale, e l’ho portato nel posto indicatomi da Cavaliere Renato. Durante il tragitto verso Scanzano io ho parlato con OMISSIS soltanto della sponsorizzazione della squadra di calcio”. Francesco Belviso accompagna quindi questa persona al posto che gli è stato indicato ed aspetta che ritorni per riportarlo da dove l’aveva preso. Passa circa mezz’ora. Al rientro “ho notato – racconta il collaboratore di giustizia – che OMISSIS era di cattivo umore e gli ho chiesto che cosa era successo. OMISSIS mi ha detto che durante l’incontro con Enzo D’Alessandro gli era stato chiesto un regalo a Pasqua e a Natale. Appreso ciò, io ho manifestato la volontà di tornare indietro per lamentarmi con Enzo D’Alessandro e Cavaliere Renato ma OMISSIS ha allora messo una mano sul volante e mi ha convinto ad andarcene”.

2. continua

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(nella foto da sinistra Enzo D’Alessandro, Francesco Belviso, Luigi Tommasino, Renato Cavaliere)

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