Cartello di clan per gestire il traffico di droga nel Salernitano. I NOMI DEGLI ARRESTATI

Un cartello tra gruppi criminali storicamente contrapposti per il controllo del traffico e dello spaccio in provincia di Salerno. Un fiume di droga che attraversava le città di Salerno, Battipaglia, Pontecagnano Faiano, Bellizzi, Acerno, Montecorvino Pugliano, Cava de’ Tirreni, fino a Lanciano, sotto gli occhi dei clan De Feo e Pecoraro Renna. Trentasette le persone finite in manette nell’ambito della maxi inchiesta condotta dalla polizia e dai carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Trenta sono finiti in carcere e sette agli arresti domiciliari. Un giro d’affari di migliaia di euro che, per la sola piazza di spaccio di Pontecagnano Faiano, è stato quantificato in circa 60mila euro a settimana.

GLI ARRESTATI
Michele Bisogni, Marika Cancellu, Luca Cataldo, Vito De Feo, Sabato Di Lascio, Giuseppe Di Mauro, Gianluca Esposito, Marco Ferraiolo, Vincenzo Gorga, Carmine Longobardi, Francesco Marotta, Giuseppe Maria Munno, Saveria Francesca Orilia, Fiorenzo Parotti, Alessio Pennasilico, Maurizio junior Pepe, Adelchi Quaranta, Carmine Quaranta, Carlo Vitale, Domenico Vitale, Giovanni Esposito (alias Zi Giovanni o Zio) Richard De Jesus De Yan Gonzalez (alias fratello nero o pelle scura), Lucia Trotta, Luigi Bifulco, Luca Bifulco (alias Lucariello), Luigi Orilia (alias quello con gli occhiali), Gianpaolo D’Alessio, Riccardo Ronga, Matteo D’Alessio, Armando Faiella, Adriano Grimaldi, Michele Cavallo, Nello Diodato (alias il figlio di Carmine) Luca Cribari, Andrea Faruolo, Antonio Adriatico, Eduardo Gallo, Salvatore Sannino.
Un gruppo finito al centro delle indagini già dal 2017. Nell’ottobre di quell’anno uno degli indagati fu sorpreso con 52mila euro in contanti. In un’altra circostanza uno degli indagati, sentendosi braccato dalla polizia, aveva cercato di disfarsi di un ingente quantitativo di droga, prima provando a incendiarlo e poi lanciandolo in un fiumiciattolo. Ma il tentativo fu vanificato dall’intervento degli agenti che riuscirono a sequestrare lo stupefacente. La base operativa era nel salernitano ma l’organizzazione aveva ramificazioni anche nel napoletano e nel Lazio con il coinvolgimento anche di colombiani. Una organizzazione forte grazie all’unione di due gruppi criminali, non più in guerra tra loro ma soci in affari. Sottoposti a sequestro circa 8 chilogrammi di cocaina, 15 kg di hashish ma anche due pistole, un fucile a canne mozze e varie munizioni. «In questa circostanza – ha affermato il procuratore della Repubblica vicario, Luca Masini – il business non divide ma unisce le organizzazioni criminali. E il giro d’affari, in questo caso, era ingente».

La Redazione
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