Milano. Omicidio a Rozzano: l’assassino davanti al Gip per la convalida dell’arresto racconta i motivi che lo hanno spinto ad uccidere l’ex suocero Antonio Crisanti, originario del quartiere di Secondigliano a Napoli – indagato per abusi sessuali sulla figlia -, l’uomo ha risposto alle domande del giudice ed ha spiegato cosa è accaduto lunedì scorso a Rozzano. Una reazione “istintiva”, d’impeto e di “vendetta”, causata da un “blackout mentale” e non un’azione già decisa e preordinata. Emanuele Spavone 35enne, fratello del boss Ciro, dell’omonimo clan, ha ripetuto la stessa versione fornita nel momento in cui si è costituito ai carabinieri. Spavone ha cercato di giustificare l’omicidio davanti al gip di Milano Elisabetta Meyer nell’interrogatorio di convalida del fermo nel carcere di San Vittore. L’uomo, difeso dal legale Lucio Antonio Abbondanza, ha provato a respingere l’accusa di “premeditazione” del delitto che l’aggiunto Letizia Mannella e il pm Monia Di Marco gli hanno contestato come aggravante nella richiesta di convalida e di custodia in carcere. Sulla richiesta il gip deciderà domani, anche se è scontato che il killer rimanga in carcere perché ha confessato. Spavone ha cercato, però, di liberare dalle responsabilità il suo presunto complice, Achille Mauriello, che guidava lo scooter e che è stato interrogato anche lui.
I carabinieri, nel frattempo, hanno continuato a sentire numerose persone per ricostruire ciò che è accaduto lunedì in quel piccolo parco vicino ad un supermercato. E solo due ore dopo che nel Palazzo di Giustizia di Milano si era concluso un incidente probatorio nel quale la bimba di 8 anni aveva parlato degli abusi che avrebbe subito dal nonno. Da quell’incidente probatorio, davanti al gip Teresa De Pascale, a cui era presente anche la madre della piccola, figlia del 63enne ucciso, era arrivata, in sostanza, la conferma dei racconti già resi dalla bambina alla polizia in un’audizione protetta. E poco dopo il nonno è stato ucciso come in una “esecuzione” e proprio su questa vicinanza temporale sono in corso approfondimenti. Gli inquirenti, allo stesso tempo, stanno anche vagliando l’ipotesi che il 63enne potrebbe essere stato attirato in una “trappola” per portare a termine la “vendetta” contro di lui, ed essere stato, dunque, invitato appositamente a tornare da Napoli a Rozzano, dove non passava più da mesi ormai, solo pochi giorni prima di essere ucciso. “Quando l’ho visto, ho avuto un black out improvviso, immediato”, aveva detto, in sostanza, il padre della bimba nell’interrogatorio che ha portato al fermo di due giorni fa. Una versione ribadita anche oggi davanti al gip con l’uomo che ha confermato anche che il suo amico di 27 anni, che guidava lo scooter da cui sono partiti i colpi, non era a conoscenza di ciò che lui avrebbe fatto. I pm, invece, nella richiesta di misura cautelare hanno contestato la premeditazione ad entrambi, aggravante che non era stata inserita in precedenza nel decreto di fermo.
Omicidio a Rozzano, l’assassino risponde al Gip: “Una vendetta non programmata”
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