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Cronaca Napoli

Camorra, le nuove leve del clan Amato-Pagano e il traffico di droga: 21 indagati. In carcere in sette

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Sono  21 gli indagati del nuovo gruppo del finiti nelle maglie della Dda di Napoli per l’inchiesta sul traffico di droga nei comuni a Nord di Napoli. Ma solo per sette il gip Luca Battinieri ha firmato l’ordinanza cautelare in carcere. L’accusa per tutti è di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga e singoli episodi di spaccio. Secondo le accuse gli indagati hanno creato un gruppo autonomo in grado di sfruttare i canale del traffico di droga del clan Amato-Pagano, che negli anni nell’area Nord di Napoli è diventato egemone nell’importazione di sostanze stupefacenti. E proprio seguendo la droga e i soldi che ruotano attorno alle piazze di spaccio di che i carabinieri sono riusciti a chiudere il cerchio attorno ai responsabili del nuovo gruppo nato dalla ceneri della faida lampo di fine 2016 tra gli Amato e i Pagano che si erano divisi tra loro per cercare autonomia e più spazi per spacciare. In carcere sono finiti , figlio di Pietro, boss e killer fidato del clan detenuto da anni; , che era uno dei boss legati ai Pagano di Mugnano e che si era unito ai fratelli Elia e Maurizio Cancello per tentare la scalata ai vertici della cosca che fino a poco tempo fa era chiamata degli scissionisti, per la faida che avevano ideato contro i Di Lauro di Scampia e Secondigliano, quella del 2004 che aveva portato a 84 morti in sei mesi. In carcere anche , , e il bulgaro , ritenuto il collettore per le nuove droghe che arrivavano dall’Est dell’Europa.

 

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Coronavirus

de Magistris ora ha paura: ‘A Napoli aumentano i contagi, dobbiamo essere uniti’

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de magistris napoli contagi

de Magistris ora ha paura: ‘A Napoli aumentano i contagi, dobbiamo essere uniti’.

 

Il sindaco di Napoli lo ha detto a  Timeline, su Sky Tg24. “La situazione e’ molto preoccupante, negli ultimi giorni c’e’ un trend in crescita dei contagi e la citta’ vive questo clima di preoccupazione. Bisogna essere uniti e forti- ha spiegato de Magistris- bisogna mettere in campo tutte le azioni necessarie ma anche non avere un linguaggio troppo allarmistico, perche’ dovremo affrontate periodi lunghi di convivenza con il virus. Quello che amareggia, pero’, e’ che sapevamo tutti che si sarebbe arrivati a questo ma da dopo il lockdown ad oggi chi doveva tutelare la salute e organizzare le barriere sanitarie, le strutture territoriali, i medici e gli infermieri, i posti letto, le terapie intensive, l’assistenza domiciliare, i tamponi e doveva fermare i focolai prima che diventassero incendi devastanti, non ha fatto nulla”.

E poi ha aggiunto: “Questo desta amarezza e qualcuno deve rispondere di tutto quello che non e’ stato fatto in questi mesi. Se fossi stato nel presidente della Regione da marzo ad oggi avrei organizzato quella rete di tutela della sanita’ pubblica che lui non ha fatto. In questo momento non ci saremmo trovati a chiudere le scuole e a fare tutto quello che e’ stato fatto. Credo che in Campania e’ questione di giorni. Dal ponte dei morti andremo di fatto in una sorta di lockdown. E’ quasi inevitabile ed e’ una resa perche’ in sei mesi non sono state aumentate le difese”.

Quanto alla situazione del Paese, “a novembre sarebbero necessarie misure restrittive per poter recuperare il Natale perche’ pensare a un Natale distanti e cosi’ provati sul piano sociale, economico e psicologico potrebbe essere devastante per l’inverno. Serve una grande prova di maturita’ del popolo italiano”. Serve”‘una stretta ma con equilibrio senza pensare – ha spiegato – a un lockdown come quello di marzo e aprile ma con uno smart working forte, con una didattica mista o a distanza per le scuole superiori, un rallentamento della mobilita’ ma senza lasciarsi andare a misure molto pesanti come un lockdwon generalizzato che avrebbe un impatto anche sul piano psicologico”. Secondo de Magistris ”ci vuole un messaggio di rigore, di responsabilita’, di maturita’ ma anche di serenita’. Ne usciremo perche’ siamo un grande Paese ma dobbiamo recuperare il tempo perduto sulla sanità”.

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